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Lancio segreto dalla Russia: cosa c’è davvero dietro i satelliti misteriosi finiti in orbita

Pubblicato: 21/04/2026 16:39

Un lancio avvenuto nel silenzio e con pochissime informazioni ufficiali, ma che sta attirando l’attenzione degli analisti internazionali. Nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2026, la Russia ha messo in orbita diversi satelliti militari attraverso un razzo Soyuz-2-1b partito dal cosmodromo militare di Plesetsk. Secondo i dati di tracciamento, i veicoli spaziali potrebbero essere fino a nove, distribuiti su più orbite.
Il Ministero della Difesa russo ha confermato il lancio, dichiarando il pieno successo della missione e il corretto inserimento dei satelliti nelle orbite previste. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli né sul numero preciso dei dispositivi né sulla loro funzione.
A fare luce sulla portata dell’operazione sono stati i dati raccolti dalla U.S. Space Force, che ha catalogato fino a 10 oggetti collegati al lancio, offrendo un’indicazione indiretta della complessità della missione.

Il ruolo del raro stadio Volga

Le immagini del lancio e l’analisi delle traiettorie suggeriscono l’utilizzo dello stadio superiore Volga, un sistema poco comune ma altamente manovrabile, capace di riaccendersi più volte per distribuire carichi su orbite differenti.

Si tratta di una scelta significativa: il Volga consente di rilasciare satelliti in diverse inclinazioni orbitali, migliorando copertura e flessibilità operativa. In questo caso, i satelliti sarebbero stati divisi in due gruppi distinti, collocati su traiettorie diverse.

Due orbite per una sola missione

Secondo le ricostruzioni degli analisti, una prima serie di satelliti è stata rilasciata dopo una manovra di cambiamento dell’inclinazione orbitale, mentre un secondo gruppo più numeroso è stato posizionato su un’orbita quasi circolare a circa 550 chilometri di quota.
Questa configurazione consente una maggiore copertura globale, una frequenza di osservazione più elevata e una distribuzione più resiliente delle capacità operative.

I dubbi sul consumo di carburante

Le manovre effettuate dal Volga, in particolare il cambio di inclinazione, potrebbero aver richiesto un elevato consumo di carburante. Questo spiegherebbe perché, a differenza di altre missioni, lo stadio non abbia eseguito una classica manovra di rientro controllato, ma sia stato invece spinto verso un’orbita più bassa per accelerarne il decadimento naturale.

Una strategia spaziale in evoluzione

La missione rientra nel più ampio programma di rafforzamento dell’infrastruttura spaziale militare russa. Negli ultimi anni, Mosca ha intensificato il lancio di satelliti della serie Kosmos, utilizzati per ricognizione, intelligence, comunicazioni e operazioni in orbita.

L’uso di tecnologie avanzate come il Volga e la capacità di gestire più orbite in un’unica missione indicano un livello crescente di sofisticazione, nonostante le difficoltà legate alle sanzioni internazionali.

Il mistero sui satelliti

Resta però un punto centrale: la natura esatta dei satelliti lanciati. Le autorità russe non hanno fornito alcuna informazione specifica, limitandosi alla generica classificazione “Kosmos”, utilizzata per un’ampia gamma di piattaforme militari. Un silenzio che, per molti osservatori, è parte integrante dell’operazione stessa.

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