
La svolta nelle indagini è arrivata con i risultati delle analisi tossicologiche: la relazione del centro specializzato di Pavia ha confermato la presenza di ricina nei corpi delle vittime. Un dato decisivo, che rafforza l’ipotesi dell’avvelenamento e imprime una direzione chiara all’inchiesta.
Il documento, trasmesso alla Procura di Larino, parla di “grave intossicazione da ricina” per Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Una conferma scientifica che segna un punto di svolta dopo mesi di incertezze.
Nel frattempo, gli investigatori hanno intensificato gli accertamenti. Tra gli ultimi sviluppi c’è il sequestro del telefono di Alice Di Vita, figlia maggiore della famiglia coinvolta, non indagata ma considerata persona informata sui fatti.

Previsti inoltre nuovi interrogatori: sarà ascoltata nuovamente la cugina Laura Di Vita, mentre nei giorni scorsi sono stati sentiti anche alcuni compagni di scuola della ragazza, nel tentativo di ricostruire ogni dettaglio utile.
La vicenda risale al 23 dicembre scorso, nella piccola comunità di Pietracatella, in provincia di Campobasso. È qui che, durante una cena familiare, sarebbe stata servita la sostanza tossica, nascosta tra i cibi di un menu prenatalizio.
Pochi giorni dopo, tra Natale e Santo Stefano, le prime avvisaglie: sintomi inizialmente scambiati per una gastroenterite, poi un rapido peggioramento delle condizioni. Le due vittime vengono ricoverate all’ospedale Cardarelli, ma per entrambe non c’è stato nulla da fare.
Sara muore il 27 dicembre, Antonella il giorno successivo. Da quel momento prende il via una doppia inchiesta: da un lato per omicidio volontario premeditato, dall’altro per verificare eventuali responsabilità mediche nella gestione dei ricoveri.
Gli accertamenti si concentrano ora anche sui dispositivi elettronici. Il telefono di Alice sarà analizzato per recuperare chat, email, cronologia web e note, tra cui un possibile diario sui pasti consumati nei giorni precedenti al malore.
Un altro filone riguarda alcune ricerche online sulla pianta del ricino emerse in Molise nei mesi precedenti ai fatti. Gli investigatori stanno verificando ogni traccia, senza escludere alcuna pista.
Il quadro resta complesso e ancora aperto, ma la conferma della presenza di ricina rappresenta un passaggio chiave. Le indagini proseguono serrate, con l’obiettivo di chiarire chi abbia preparato quella che appare sempre più come una trappola mortale.


