
Il ritorno alla normalità dura meno di un giorno. Dopo l’attentato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, Donald Trump archivia rapidamente i toni dell’unità nazionale e torna allo scontro politico diretto. A ventiquattr’ore dall’invito ad abbassare i toni, il presidente americano rilancia accuse e polemiche, indicando nei movimenti di protesta una responsabilità indiretta e attaccando frontalmente una giornalista durante un’intervista televisiva.
Nell’intervista a CBS News, Trump rivendica di non aver avuto paura durante gli spari e descrive la reazione della first lady come lucida e immediata. Il presidente insiste sul profilo dell’attentatore, definendolo una persona “disturbata” e parlando di un percorso di radicalizzazione. Allo stesso tempo, introduce un elemento politico preciso: secondo lui, il clima creato da alcune proteste anti-Trump avrebbe contribuito a rendere possibile un gesto del genere.
Lo scontro in diretta con la giornalista
Il momento più teso arriva quando l’intervistatrice Norah O’Donnell legge un passaggio del manifesto dell’aggressore, nel quale il presidente viene accusato con parole molto gravi. Trump reagisce duramente, respinge le accuse e attacca la giornalista, accusandola di aver dato spazio a quelle frasi e dicendole che dovrebbe vergognarsi.
Nel testo citato compare anche un riferimento a Jeffrey Epstein, figura già al centro di polemiche negli anni passati. Trump evita di entrare nel merito e sposta lo scontro sul ruolo dei media, trasformando la lettura del documento in un caso politico. È in questo passaggio che l’intervista si trasforma in un confronto diretto tra presidente e informazione.
Accuse ai No Kings e difesa del Secret Service
Trump punta il dito contro il movimento “No Kings”, indicato come contesto che favorirebbe la radicalizzazione. “Io non sono un re”, afferma, respingendo lo slogan e attribuendo a quel tipo di mobilitazione una responsabilità politica indiretta.
Parallelamente, difende l’operato del Secret Service, finito sotto accusa per le falle nella sicurezza dell’hotel. Il presidente ammette che possano esserci stati problemi, ma sottolinea che gli agenti hanno reagito rapidamente e in modo efficace, fermando l’aggressore in tempi brevi.
La cena verrà rifatta
Trump annuncia infine che la cena dei corrispondenti verrà organizzata di nuovo entro trenta giorni, con misure di sicurezza rafforzate. L’obiettivo è evitare che l’attentato cancelli un evento simbolico del rapporto tra politica e stampa.
Il quadro che emerge è quello di un ritorno immediato allo scontro politico. L’attentato non ha prodotto una tregua nel linguaggio pubblico del presidente, che rilancia invece le sue linee di conflitto: media, opposizione e clima politico tornano al centro, in una fase che resta ad alta tensione.


