
Non un gesto casuale, ma un’azione che gli investigatori descrivono come mirata, studiata, selettiva. È questo il quadro che prende forma dopo quanto accaduto nel pomeriggio del 25 aprile a Roma, durante le celebrazioni della Liberazione. Ora è caccia all’uomo: si cerca un giovane in scooter, con il casco integrale nero, ripreso dalle telecamere mentre si allontana dopo aver aperto il fuoco con una pistola ad aria compressa.
Un attacco mirato durante il corteo
L’episodio si è verificato intorno alle 16 nella zona di parco Schuster, tra via delle Sette Chiese e via Ostiense, a pochi passi da uno dei luoghi simbolo delle celebrazioni. In quel momento, il corteo stava lentamente disperdendosi.
Secondo quanto ricostruito, l’aggressore – a bordo di uno scooter chiaro e con una giacca di tipo militare – avrebbe atteso il momento giusto per colpire. Non la folla, ma due persone ben precise, riconoscibili per i simboli indossati.
Le vittime sono Rossana Gabrieli, 62 anni, e Nicola Fasciano, 65, entrambi con il fazzoletto dell’Anpi al collo. Sono stati raggiunti da una raffica di pallini: lei alla spalla, lui alla gola e alla mano. Le ferite sono state giudicate lievi, ma il dato che pesa di più, per chi indaga, è la scelta del bersaglio.
Le immagini e la pista dell’agguato pianificato
Le telecamere presenti nella zona potrebbero rivelarsi decisive. L’area attorno alla basilica di San Paolo fuori le mura è infatti coperta da diversi sistemi di videosorveglianza: lungo via Ostiense, davanti a locali e ristoranti, ma anche su installazioni pubbliche e private.
Un dispositivo, in particolare, inquadra proprio il punto in cui sono stati ritrovati i pallini bianchi sparati contro la coppia. Le immagini sono ora al vaglio degli investigatori, che stanno ricostruendo ogni movimento dell’aggressore, prima e dopo l’attacco.
L’ipotesi prevalente è che il giovane abbia atteso che la zona si svuotasse, individuando le vittime e colpendo rapidamente per poi fuggire. Un gesto che appare tutt’altro che improvvisato.
Indagini tra ambienti estremisti e mondo del web
Proprio per la natura dell’azione, le indagini si stanno concentrando su un contesto preciso. Gli inquirenti stanno monitorando ambienti legati all’estrema destra romana, ma anche chat, forum e gruppi online, compresi quelli che gravitano tra web e dark web.
Attenzione particolare anche al mondo del softair, dove l’uso di armi ad aria compressa è diffuso e dove, secondo alcune piste investigative, potrebbero emergere contatti o rivendicazioni.
Il fascicolo, aperto per lesioni aggravate, è destinato ad arrivare sul tavolo del procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, che coordina anche il pool antiterrorismo. Un segnale della delicatezza del caso.
La versione delle vittime
Le vittime hanno raccontato agli investigatori i momenti immediatamente precedenti all’agguato: il pranzo, la sosta all’incrocio, poi gli spari improvvisi. Nessun segnale premonitore, nessun contatto diretto con l’aggressore.
Lei è impegnata nel mondo della scuola e della cultura, iscritta a Sinistra Italiana e attiva nell’Anpi. Lui è attivo nel sociale, con una passione per il teatro.
Dopo la denuncia, il loro atteggiamento è rimasto prudente. «Per me il caso è chiuso», ha dichiarato l’uomo. Ma per chi indaga, al contrario, la vicenda è solo all’inizio.
Un gesto simbolico che cambia il quadro
Al di là delle conseguenze fisiche, ciò che colpisce è il significato dell’azione. Colpire due persone con simboli della Resistenza, durante il 25 aprile, trasforma un episodio apparentemente marginale in un gesto dal forte valore simbolico.
È su questo elemento che si concentra ora il lavoro degli investigatori: capire chi ha sparato, ma soprattutto perché.


