Vai al contenuto

Mamma e figlia avvelenate, spunta nuova pista: “È successo in casa, due flebo”. Come è possibile

Pubblicato: 28/04/2026 09:04

Esistono vicende in cui il silenzio delle stanze istituzionali si scontra con il brusio incessante della cronaca, alimentando una tensione che sembra non trovare sbocco. In un intreccio di memorie familiari, testimonianze incrociate e perizie tecniche, la ricerca della verità si trasforma in un cammino tortuoso tra presunti incidenti e ombre inquietanti. Mentre gli inquirenti lavorano sottotraccia per ricomporre i pezzi di un puzzle che ha sconvolto una tranquilla comunità, le dichiarazioni rilasciate a margine degli interrogatori offrono frammenti di un mosaico ancora indecifrabile. Ogni parola, ogni esitazione e ogni dettaglio emerso dalle lunghe ore di audizioni diventano elementi cruciali per definire i contorni di una storia che rifiuta definizioni affrettate. In questo clima di attesa sospesa, la cautela delle autorità si contrappone alla necessità di risposte, mentre il tempo sembra dilatarsi in vista di accertamenti giudicati risolutivi, capaci di confermare o smentire le tesi che in queste ore affollano le scrivanie della Procura, tra il gelo delle procedure legali e il calore di ferite umane ancora aperte.

Il mistero della ricina: indagini serrate a Campobasso

«È stato un fatto accidentale» ha dichiarato ieri, uscendo dalla Questura di Campobasso, la signora Maria, settantenne ascoltata per circa tre ore dagli inquirenti. La donna è la madre di Laura Di Vita, cugina di Gianni, l’uomo che ha perso la moglie Antonella e la figlia Sara dopo Natale a causa dell’ingestione di ricina, un veleno letale. Interpellata dai cronisti su come quella sostanza sia finita in casa del nipote, Maria ha risposto con un laconico «E che ne so io…», aggiungendo che la figlia Laura è attualmente «molto serena». Le indagini della Mobile, diretta da Marco Graziano, puntano ora a «stringere il cerchio» per chiarire le numerose discrepanze emerse dalle oltre cinquanta testimonianze raccolte tra familiari e amici.

Inizialmente, l’inchiesta si era concentrata su cinque medici dell’ospedale, sospettati di aver sottovalutato i malori delle vittime. Tuttavia, l’allerta del Centro antiveleni giunta a marzo ha ribaltato lo scenario, spingendo gli investigatori a seguire la pista del duplice omicidio. Gli inquirenti non escludono la premeditazione: la ricina è una sostanza volatile, una “firma” che svanisce rapidamente, e chi l’ha maneggiata doveva esserne consapevole. Curiosamente, il veleno è stato rinvenuto nei corpi delle vittime ma non nel sangue di Gianni, il capofamiglia.

Le fasi dell’avvelenamento e i sospetti sulla cena del 23 dicembre

Un ulteriore elemento di riflessione giunge da Pietro Terminiello, avvocato di uno dei medici indagati, il quale ipotizza un avvelenamento in due fasi. La sostanza letale sarebbe stata ingerita durante la cena del 23 dicembre, momento in cui la primogenita Alice non era presente perché fuori con gli amici. Proprio il cellulare di Alice sarà sottoposto oggi ad accertamenti irripetibili. Una seconda fase di intossicazione potrebbe essere avvenuta il 26 dicembre, giorno in cui madre e figlia ricevettero delle flebo a domicilio da un amico sanitario per contrastare la disidratazione.

«La fonte di contaminazione può essere stata diversa dal cibo?» si chiede Terminiello, che insieme alla collega Graziella De Rio intende sentire il sanitario in sede di indagine difensiva. Gli investigatori confermano l’episodio delle infusioni endovenose, ma sono pessimisti sulla possibilità di ritrovare i flaconi nella palazzina di via del Risorgimento, ormai sotto sequestro. Mentre i detective della Scientifica si preparano a nuovi sopralluoghi, la consegna degli esiti dell’autopsia è slittata di un mese a causa della complessità del caso, lasciando ancora aperto il giallo su una tragedia che sembra escludere la colpevolezza del personale sanitario.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure