
Si arricchisce di nuovi elementi il giallo della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute durante le festività natalizie in circostanze ancora da chiarire. Le indagini puntano sempre più verso un possibile avvelenamento da ricina, una delle tossine più letali conosciute.
La Procura di Larino ha disposto ulteriori accertamenti scientifici sui campioni di sangue delle due vittime, affidando un nuovo incarico al Centro Antiveleni di Pavia. L’obiettivo è ottenere riscontri ancora più precisi sulla presenza e sulle modalità di assunzione della sostanza.
Il caso si concentra a Pietracatella, piccolo centro in provincia di Campobasso, dove si è consumata la tragedia. Qui, nei giorni successivi al Natale, sono stati scoperti i decessi della donna di 50 anni e della figlia quindicenne.

Le prime analisi, già effettuate nelle scorse settimane, avevano confermato la presenza di ricina nel sangue di entrambe. Ora gli inquirenti vogliono chiarire in modo definitivo la dinamica dell’avvelenamento e individuare eventuali responsabilità.
Secondo le ultime ipotesi investigative, la tossina potrebbe essere stata sciolta in acqua e ingerita inconsapevolmente dalle vittime. Una modalità che renderebbe ancora più insidiosa la somministrazione e difficile da individuare nell’immediato.
Nel frattempo, l’attenzione degli investigatori si concentra anche sul contesto familiare. Emergono infatti possibili tensioni tra parenti, che potrebbero fornire un movente o comunque elementi utili a comprendere quanto accaduto.
Non solo: le autorità stanno esaminando anche le vite private delle persone coinvolte, inclusi eventuali rapporti personali e relazioni sentimentali del passato. Un lavoro minuzioso che mira a ricostruire ogni dettaglio utile.
Un ulteriore fronte riguarda gli esami sui residui dei pasti consumati prima della morte, già sequestrati dalla polizia scientifica. Analisi che potrebbero confermare la presenza della tossina negli alimenti o nelle bevande.
Fondamentali saranno anche gli approfondimenti medico-legali: al Policlinico di Bari i consulenti potranno esaminare i campioni istologici prelevati durante l’autopsia. Un passaggio cruciale per individuare tracce invisibili a occhio nudo e fare luce definitiva su uno dei casi più inquietanti degli ultimi mesi.


