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“Mamma, ho ucciso mio fratello”. Orrore in Italia, mostra tutto in videochiamata: “Il corpo proprio lì”

Pubblicato: 02/05/2026 07:27

Una tragedia familiare si è consumata nel cuore del Salento, dove un uomo ha ucciso il fratello al culmine di una violenta lite domestica. Il delitto è avvenuto nel pomeriggio di ieri a Tricase, in provincia di Lecce, all’interno dell’abitazione che i due condividevano. Subito dopo l’aggressione, l’autore del gesto ha contattato i familiari all’estero, mostrando in diretta le conseguenze dell’omicidio e confessando quanto appena accaduto.

Secondo le prime ricostruzioni, la discussione tra i due fratelli sarebbe degenerata rapidamente fino a trasformarsi in una brutale aggressione. L’uomo, un 33enne di origine bengalese, avrebbe colpito più volte il fratello minore, di 29 anni, utilizzando un coltello. La vittima non ha avuto scampo ed è morta sul posto a causa delle ferite riportate.

La videochiamata ai familiari

Subito dopo il delitto, l’aggressore avrebbe effettuato una videochiamata alla madre, residente in Bangladesh, confessando l’omicidio e mostrando il corpo senza vita del fratello, insieme all’arma utilizzata. Una scena sconvolgente che ha gettato nello shock i familiari, i quali, impotenti a distanza, avrebbero tentato di chiedere aiuto contattando un medico.

Il video della chiamata, secondo quanto emerso, sarebbe stato successivamente diffuso anche sui social, aumentando ulteriormente il clamore attorno alla vicenda. A dare l’allarme alle autorità sarebbe stato un connazionale presente al momento dei fatti, che avrebbe assistito almeno in parte alla tragedia.

Arresto e indagini

I carabinieri della Compagnia di Tricase sono intervenuti tempestivamente, arrestando il 33enne con l’accusa di omicidio volontario aggravato. L’uomo è stato fermato poco dopo il delitto e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Le indagini sono ora concentrate sulla ricostruzione esatta della dinamica e sulle cause che hanno portato alla lite fatale. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti emergono contrasti di natura economica, che avrebbero alimentato tensioni tra i due fratelli fino all’esplosione della violenza.

Entrambi lavoravano come banconisti in un bar della zona di Tricase-Porto e, secondo le prime informazioni raccolte, non avevano mai dato segnali di problemi o comportamenti violenti all’interno della comunità locale, dove erano conosciuti e integrati.

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