
Il caso Garlasco torna al centro della scena e lo fa con una nuova, delicatissima fase investigativa che riaccende attenzione e tensione attorno all’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia ha convocato Andrea Sempio (rimasto unico indagato) e la notizia, nelle ultime ore, ha alimentato dibattiti, ricostruzioni e inevitabili polemiche. A Ore 14 Sera, su Rai Due, se ne è parlato a lungo: tra analisi, confronti e anche un momento di forte emozione che ha sorpreso studio e pubblico.
Nel programma condotto da Milo Infante sono intervenuti, tra gli altri, l’avvocato di Alberto Stasi Antonio De Rensis, la giornalista Ilenia Petracalvina, Luca Fazzo, Piero Colaprico, Albina Perri, Rita Cavallaro e Candida Morvillo. La puntata ha alternato gli ultimi aggiornamenti a passaggi più personali e tesi. E quando De Rensis si è fermato, visibilmente provato, il clima in studio è cambiato di colpo.
Il nuovo atto della procura e il peso delle parole
Al centro del confronto c’è stato l’avviso di comparizione notificato ad Andrea Sempio, con una modifica del capo di incolpazione: ora si parla di omicidio volontario, con l’aggiunta della crudeltà e dei motivi abietti. Infante ha sottolineato la particolarità del testo: “contiene elementi che mai abbiamo visto in un contesto del genere. E’ come se la Procura abbia voluto dire: ‘ Noi sappiamo come sono andate le cose e te l’abbiamo anche messo nero su bianco”.
È un punto chiave: non solo un invito a presentarsi, ma un atto che, nelle parole del conduttore, suonerebbe già come una ricostruzione dettagliata. Un segnale forte, che inevitabilmente porta a domande e interpretazioni sullo stato dell’indagine.
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De Rensis e le fake news: il momento più teso in diretta
Il passaggio più intenso è arrivato quando Infante ha voluto chiarire un punto: “Sono partite fake news contro l’avvocato De Rensis, complotti contro la giustizia, per questo ne parliamo”. Da lì la risposta del legale, che ha preso una piega personale e diretta: “Le sono grato, non finirò mai di ringraziarla. Io mi dedico da alcuni giorni alla testa del serpente, forse è stato abituato a gente che si è spaventata, io mi spavento zero. Voglio precisare che la dottoressa Petracalvina con cui mi sono confrontato e anche scontrato. direi sempre, e che la pensa in maniera diametralmente opposta, mi ha espresso tanta solidarietà e io questo sicuramente non lo potrò…”
De Rensis si è interrotto. È apparso scosso, tanto che Infante gli ha chiesto apertamente: “Infante: “Si sta commuovendo? No, perchè sembrava”. La replica è stata netta e insieme dolorosa: “No, è che io credo che ci sia un limite a tutto e per me sentirmi sbeffeggiato da qualcuno che ha il microfono e che mi prende in giro sapendo che io non posso confrontarmi sullo stesso piano non mi piace. Mi piacerebbe che lo venisse fare nei piani in aula o in altri piani, purtroppo mi ha provocato fastidio, disagio, non voglio usare la parola dolore perché qui c’è dolore, in questa vicenda questo non è stato dolore però di sicuro ringrazio la dottoressa Petracalvina e altri. Ringrazio lei per l’indagine che ha fatto, gliene sarò sempre grato e ringrazio tutti i giornalisti, sono stati tantissimi, che mi hanno espresso in questi due mesi tanta solidarietà”.
Sappiamo tutti che da domani, o forse già da stasera, questo minuto e 20 sec. sarà oggetto di derisione e bullismo.
— AlexSandra_S14 (@AlessWrite) April 30, 2026
E saranno gli adulti a farlo.
Gli stessi che sparano a zero sui giovani di oggi.
Quegli stessi giovani che, in fondo, hanno imparato da loro.#garlasco #ore14sera pic.twitter.com/S90NYZoknC
Tre madri e un dolore che non si spegne

Infante ha poi spostato il focus sul lato umano di questa fase, ricordando le famiglie coinvolte: “Non so quanto siamo andati lontano nell’immaginare le lacrime della mamma di Alberto, forse della mamma di Andrea Sempio, le lacrime della mamma di Chiara Poggi, con il dubbio di avere sbagliato a credere che l’assassino fosse il fidanzato della figlia”.
De Rensis ha raccolto la riflessione: “E’ una riflessione, profonda, ho detto in tempi non sospetti che ci sono tre madri che a vario titolo soffrono. La sofferenza per una figlia che non c’è più non ha eguali, altre due madri soffrono per i loro figli, certe ognuna di avere un figlio che non dovrebbe soffrire. La giustizia fa un altro percorso, il dolore rimane, incatenato a ognuna di queste mamme. Noi dobbiamo guardare il percorso giudiziario, senza dimenticare il dolore che continuerà ad accompagnare queste mamme. Sono certamente giornate molto importanti”.

Procura, ricostruzione e confronto in studio
Infante ha insistito su un elemento: “La Procura racconta in maniera dettagliata come è morta, quanti colpi sono stati inferti, la dinamica precisa. Ora ha mandato un messaggio, sappiamo cosa hai fatto, come lo hai fatto, quando lo hai fatto”.
Ilenia Petracalvina ha dato una lettura prudente: “E’ come se siamo arrivati alla fine, ma in realtà siamo all’inizio. La Procura cementa l’ipotesi accusatoria, non è la svolta decisiva che ci porta alla fine. Siamo all’inizio di una storia, dove la Procura di Pavia ci dice: ‘Per me l’unico assassino sulla scena è Sempio, dalle carte capiremo il motivo, cosa ha ricostruito in questo anno, non stiamo raccontando la fine di un processo, ma non è nemmeno iniziato”.
Rita Cavallaro ha aggiunto: “Sicuramente questa è la fine del processo infinito a Stasi, ci sarà la revisione, ma basta processarlo”. Un’affermazione che fotografa un sentimento diffuso: la sensazione di una vicenda giudiziaria senza fine, che si trascina con conseguenze enormi per tutti.

Il movente ipotizzato e la risposta della difesa
Secondo quanto emerso, i pm avrebbero individuato come movente un odio feroce scatenato da un approccio sessuale respinto. Il diretto interessato, secondo quanto riferito dai suoi legali, non riuscirebbe però a capacitarsi di questa ricostruzione. De Rensis ha detto: “Ci sono degli elementi in questa indagine che verranno completamente stravolti, forse anche il numero di scarpe. Il grande ombrello protettivo dei tifosi della nuova indagine, cioè il sottoscritto, adesso non esiste più, devono mostrare i loro attributi e andare dritti a contestare la Procura e i suoi. Io che ho gestito l’indagine e i media adesso esco di scena”.
È quindi intervenuto l’avvocato Cataliotti, difensore di Sempio, criticando l’impostazione accusatoria: “C’è una lettura unidirezionale, fatta da una Procura della Repubblica, non ancora sottoposta al vaglio giurisdizionale. Ci trova d’accordo nei suoi tratti essenziali, abbiamo sempre detto che l’autore fosse uno, non abbiamo mai puntato il dito su Stasi, non ci interessa farlo, ma per noi non ci sono elementi probatori forti contro Sempio. Abbiamo sempre sostenuto che l’arma fosse uno e questo sembra esserci dall’imputazione. Non ci trova d’accordo l’individuazione dell’autore del fatto e prima ancora del suo movente. Se c’è stata un’avance sessuale in precedenza mi raccontassero quando, sulla base di quali indizi, di quali riscontri. Se è avvenuta nell’immediatezza, quindi poco prima del crimine, l’esperienza mi segna che quando si fa un avance sessuale e si viene rifiutati la esplicita in atti sessuali violenti, ma non mi sembra ci sia stata una violenza sessuale. Sempio ha visto Chiara pochissime volte, dice di avere conosciuto a malapena il suo timbro vocale, dice: ‘Non mi capacito, mi sembra un’idea fantasiosa’. Io ho commentato: ‘Sarebbe un’ipotesi fantasmagorica’”.
Interrogatorio e strategia: “si vive alla giornata”
Alla domanda su cosa farà il suo assistito, Cataliotti ha risposto: “Rispetterà la legge, andrà all’interrogatorio, poi rispetterà le scelte strategiche del suo pool difensivo. Non abbiamo ancora deciso se farlo rispondere, si vive alla giornata. I latini dicevano che il processo è di per sé una condanna, comporta una pena, che è un vivere con una pendenza, non è facile, confido nel mio piccolo di riuscire a dargli la forza necessaria”.
Parole che riportano l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: a prescindere dagli esiti, il percorso processuale pesa, consuma, logora. E in una storia così esposta mediaticamente ogni passaggio diventa anche una pressione pubblica.
La lettura medico-legale sulla dinamica
È stato ascoltato anche il parere del medico legale Vittorio Fineschi sulla ricostruzione della Procura, dove si parla di “aggressione dopo un’iniziale colluttazione”. Infante ha chiesto se Chiara sia stata “colpita improvvisamente, che non se la aspettasse, magari con le mani nude, poi l’assassino quando l’ha vista cadere a terra si è allontanato, ha preso un corpo contundente, come il martello che è scomparso, ed è tornato a colpirla”.
Fineschi ha spiegato: “Rimane ferma l’impalcatura lesiva descritta dalla prima autopsia, le lesioni sono quelle, vengono reinterpretate, si parla di un’ipotesi cinematica dell’evento. La colluttazione può indicare anche solo un iniziale afferramento nelle braccia, dove ci sono segni come dei lividi, poi si deve considerare la gerarchia di lesioni descritte, prima al frontale, poi allo zigomatico destro, poi la caduta a terra e il trascinamento. Questo è frutto di una lettura congiunta della BPA, che avrà fornito dati alla collega Cattaneo, poteva avere esami fondamentali, come la TAC cranio, eseguita prima dell’autopsia. Dalle fratture craniche si possono capire le lesioni inferte prima e quelle inferte dopo, ci sono regole sulla tipologia. Quello che è cambiato è la cinematica, la cronologia di come sono state inferte, le ultime con lo scivolamento del corpo quando era sul fondo delle scale. Secondo la Procura si tratta di un rifiuto a un’avance sessuale, non è la classica aggressione a sfondo sessuale che si conclude con la foga omicidiaria. Non si devono cercare vesti rotte, ma solo un rifiuto secondo gli inquirenti. Si parla di corpo contundente, si lascia quindi aperto un ventaglio di possibilità su come siano state cagionate le lesioni, si lascia aperto uno scenario per avere un’interpretazione ulteriore”.
Dibattito sul movente e nuove polemiche
De Rensis ha commentato: “E’ molto importante cosa ha detto il professore, un approccio è anche verbale, non ci deve essere stato per forza un approccio fisico di natura sessuale. Questa è una piccola dicitura, la Procura esplicita alcune cose, ma c’è già chi è molto tifoso e critica ogni cosa”.
Cavallaro, invece, ha richiamato altri aspetti investigativi: “Sono stati presi in considerazione anche alcuni amici di Sempio, non sono mai stati indagati, ma anche loro avevano subito la perquisizione a maggio 2025. Dall’analisi dei vari dispositivi sono stati trovati elementi comuni, che hanno portato a ricostruire un impianto per gli inquirenti molto convincente, che tocca solo Andrea Sempio, spinto da motivazioni intime e personali. Se non ci fosse stata quell’archiviazione veloce nel 2017 noi avremmo avuto più dati, poi ha buttato il computer, è come se avesse cancellato una vita intera. Nei sette mesi precedenti non ha mai telefonato sbagliando numero, né chiamato da fisso a fisso”.
Stasi, la pressione mediatica e lo scontro con Colaprico
De Rensis ha poi aggiunto: “Io e l’avvocato Bocellari ci stiamo occupando di Alberto, su Sempio abbiamo idee ma ce le teniamo per noi. Oggi ci sono persone, come Piero Colaprico, che non interpretano le telefonate dell’indagato, ma hanno passato 18 ann a vivisezionare la telefonata di Stasi al 118”.
Il legale ha raccontato anche come Alberto Stasi stia vivendo questo momento: “Lui cerca di mantenere un equilibrio come autotutela, cosa non facile. Hai la paura che non si arrivi a niente, la speranza che si arrivi, sta facendo uno sforzo enorme rispetto a quello che accade. E’ un equilibrio faticoso. Fino a oggi ho due immagini di questa tragedia, una visiva, la fotografia di Chiara giovanissima davanti a un cocktail, con occhi pieni di vita e di speranza, l’altra è uditiva: ‘Non sono stato io, non sono stato io’, davanti a una voce veemente che gli contestava qualcosa che non esisteva. Prima di criticare questa indagine qualcuno, come il dottor Colaprico, dovrebbe tornare indietro e pensare all’indagine del 2007”.
Il botta e risposta finale: “conta più di lei”
Colaprico ha replicato: “E’ seducente, bella l’idea che un innocente ingiustamente punito da una legge sbagliata venga assolto e si ritrovi a vivere la sua vita, è il sogno della giustizia. Bisogna vedere se questo è reale o fittizio, sto guardando con grande attenzione l’evoluzione dell’indagine avendo seguito la prima parte, ancora tutta questa storia non mi ha tolto Alberto Stasi scopritore fittizio”.
De Rensis ha risposto: “Lo ha tolto il Procuratore Napoleone, conta più di lei”.
La segnalazione a Rai e la questione Ingrosso
Nella seconda parte della trasmissione, Infante ha riferito di una segnalazione ricevuta da Chiara Ingrosso, ex inviata di Far West, inviata alla Vigilanza Rai, alla Rai, a Paolo Corsini (direttore dell’approfondimento) e all’amministratore delegato Rai. Nel documento si parla della “richiesta rivolta alla Commissione Vigilanza di prendere provvedimenti e diffidare Infante dal porre in essere altre condotte negative e permettere che la dottoressa Ingrosso venga screditata e delegittimata con allusioni di natura sessualizzante che esulano dalla sua dignità professionale e dal suo operato. La giornalista si riserva ogni azione civile e penale”.
Infante ha chiarito: “la Commissione Vigilanza non interviene direttamente sui giornalisti, noi rispondiamo a un direttore e a un’azienda quando si sbaglia. E’ la prima volta che mi capita di leggere una richiesta di intervento alla Commissione di Vigilanza su un giornalista”.
L’appello di De Rensis e la linea dura
Infante ha poi chiesto l’intervento di De Rensis. “In realtà se non ricordo male noi non facciamo il suo nome – precisa Infante . Si tutela l’identità nascosta di una collega”. Il legale ha replicato: “Faccio un appello a chi sta facendo queste mozioni e ha depositato l’esposto, attendo, e ho già il collegio difensivo, anche discreto, qualunque cosa, non vedo l’ora. Nessuno giovedì ha fatto il nome della signora Ingrosso, mi sono guardato bene dal farlo, il nome è stato disvelato per la prima volta in un articolo di giornale. Ora l’indagine sul più grande depistaggio investigativo del nostro secolo si sta disperatamente cercando di trasformare in un’azione di sessismo? Nessuno ha parlato di contenuti di natura sessuale, ma soprattutto nessuno ha fatto i nomi, eventualmente ci si rivolga a chi ha scritto l’articolo, che ha detto di averlo letto”.
Infante ha fatto il nome di Selvaggia Lucarelli e De Rensis ha proseguito: “L’autrice dell’esposto lo ha fatto leggere a una giornalista, che legittimamente ne ha fatto un articolo. Quindi? Attendiamo tutto nei Tribunali”.
Il tema dell’aggressione e la versione del legale
Si è parlato anche di un’aggressione che la giornalista avrebbe subito dall’avvocato. De Rensis ha spiegato: “Con un intervistatore che mi importunava mi sarei fermato, ma era un’investigatrice, io ho parlato di aggressione, e possono essere anche verbali. Se qualcuno ti manifesta di non voler parlare e rientra sulla soglia degli studi Tv dove mi trovavo ci si poteva fermare lì, le immagini sono chiare. C’era una persona anziana come me che non voleva rispondere ed era infastidita, e una persona più giovane che nell’espletamento delle sue funzioni insisteva. Credo di aver descritto i fatti in maniera corretta, compreso l’accompagnamento dolce degli agenti di pubblica sicurezza che erano lì e mi hanno accompagnato dolcemente verso il taxi. Io volevo evitare un involontario avvicendamento fisico con l’intervistatrice. Io non ho fatto il nome, le immagini di settimana scorsa lo dimostrano se verranno richieste. Se qualcuno pensa di intimidirmi paventando azioni giudiziarie sono talmente tanto autonomo sotto tutti i profili e ho colleghi famosi al mio fianco che non vedo l’ora si aprano le porte dei Tribunali”.
Nella contestazione si parla anche di messaggi inviati dalla giornalista di natura non professionale all’avvocato. De Rensis ha chiarito: “Io ho citato solo un messaggio senza dire il nome di chi lo avesse mandato, è stato citato come la richiesta di raccomandazione alla dottoressa Sciarelli per dimostrare che il dottor Sottile e il sottoscritto, ma lui al primo posto, sono stati traditi nella fiducia. Quando vi è, e parlo per me, un rapporto cordiale come ho con moltissimi giornalisti, e uno professionale radicato, come quello del dottor Sottile con la giornalista in questione, e si viene così tanto traditi con registrazioni di conversazioni mentre si lavora di cosa stiamo parlando?”.
La chiusura di Infante e l’ultima stoccata
Infante si è rivolto direttamente a Ingrosso: “Cara Chiara, devi sapere a chi ti affidi, se ti sei sentita violata nella tua libertà di stampa, di parola, di espressione, essere stata manipolata, il consiglio ormai postumo che ti avremmo dato da colleghi con un po’ più di anni è che se presenti un esposto di questa portata e con accuse così gravi non devi farti anticipare da conoscenti, amici, opinionisti televisivi che lanciano le bombe. Vi ricordate le bombe di Maurizio Mosca? Quelle cose che a volte ci prendeva e a volte no. Conviene presentarle in segreto alla Procura, fine e nessuno avrebbe mai saputo niente fino all’esito delle indagini. Così si resta con il cerino in mano, si deve avere le spalle coperte dai fatti con prove inconfutabili”.
De Rensis ha concluso: “Invece per un mese e mezzo vedere risatine, coincidenze di nomi Antonio e Giuseppe. Mi sono documentato, i nomi sono svariate centinaia. La cosa sconvolgente è la coincidenza dei due nomi, mancava il terzo, Salvo, che, ripeto, è la persona maggiormente tradita. Se pensi avere sentito delle cose gravi in redazione ti licenzi, non usi la tecnologia della trasmissione”.
Parole chiave
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