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0-0 palla al centro: se nessuno vince nei sondaggi, rischiamo un governo multicolore

Pubblicato: 05/05/2026 17:45

Per Gianni Brera, uno dei pochi intellettuali prestati al calcio, il pareggio a reti inviolate era la partita perfetta. Probabilmente, se le cose continuano cosi, se Vannacci cresce, ma ruba a Salvini e Meloni; se il PD, indipendentemente da cosa dice e chi lo guida, cresce di uno 0,1 a settimana, come se avesse il lievito della non responsabilità di governo; se l’ambizione di Conte riesce a far tenere i 5stelle, che tra un po’ non si chiameranno forse più cosi; se Renzi e Calenda si faranno il meno male possibile, le prossime elezioni finiranno in pareggio. Un risultato che ci precipiterà, come nei film di Ritorno al Futuro, negli anni ’80, quelli di Wild Boys per alcuni, di Maledetta primavera per altri. Si dovranno fare le maggioranze in parlamento, d’altra parte Repubblica parlamentare siamo e rimarremo, visto che se ci mandano ad un referendum scegliamo sempre l’usato garantito. Attenzione, anche nel 2018 si fece un governo parlamentare, parlamentarissimo, impossibile al di fuori dell’emiciclo, il governo gialloverde, che poi sono i colori del Brasile, ed infatti abbiamo ballato la samba. Ma lì si misero insieme esclusivamente due ambizioni, quella di Salvini e quella di Di Maio, solo che come sempre tra due contendenti il terzo gode, e in quel caso fu Giuseppe Conte. 

Il prossimo parlamento ci porterà ad uno stallo? È quello che paventano alcuni, che spingono sotto il dogma della governabilità, mentre altri tutto sommato lo auspicano per un ritorno alla rappresentanza. La governabilità è importante, significa fare scelte decisive, ma in questi anni onestamente non ne abbiamo viste. La governabilità è diventata sinonimo di potere non di decisioni. La rappresentanza a volte, soprattutto alle nostre latitudini, è spesso uno specchio di confusioni e di contraddizioni, ma è il principio, alcuni dicono il sale, della democrazia rappresentativa. Che deve avere dei contrappesi, per questo abbiamo una forte, costituzionalmente, Presidenza della Repubblica. I costituenti lo sapevano benissimo che siamo un popolo incoerente e indisciplinato, pertanto hanno configurato un arbitro che possa fischiare la fine della ricreazione. 

In particolare, se esaminiamo l’attuale quadro politico, ci sono due partiti che possono giovarsi di un eventuale pareggio. E sono gli unici appartenenti alle famiglie tradizionali europee, in un momento in cui mai l’Europa, dinanzi alla maionese impazzita americana ed alla aggressività russa, è stata cosi importante. E sono Forza Italia ed il Partito democratico. Che hanno più punti in comune tra loro, in un mondo attuale post berlusconiano, al di là di tutte le Minetti che non sono la cifra del paese, che con i loro attuali compagni di viaggio. La verità è che i sistemi maggioritari in Italia hanno fallito, perché funzionano solo sul bipartitismo con partiti scalabili, non sul bipolarismo artefatto, contraddittorio e confuso italiano. Pertanto un ritorno ad una politica di stampo proporzionale ci riporterà a maggiore omogeneità delle cose rispetto a questi ultimi trent’anni. E forse rivedremo la politica, e non solo potere e amichettismo. Quindi viva lo 0-0 di Gianni Brera, vate italiano del bel gioco.

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