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Garlasco, la bomba di Selvaggia Lucarelli contro le indagini: “Chiara gli apre in pigiama…”. Così cambia tutto

Pubblicato: 07/05/2026 08:22

Non ha mai nascosto i propri dubbi sull’inchiesta relativa ad Andrea Sempio e ora, dopo la diffusione delle nuove intercettazioni anticipate dal Tg1, Selvaggia Lucarelli torna ad attaccare con durezza la Procura di Pavia. Al centro della polemica ci sono le registrazioni del 14 aprile 2025, nelle quali il 38enne, nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, parla da solo nella propria auto facendo riferimento a un presunto approccio respinto dalla giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007.
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Secondo quanto emerso, Sempio avrebbe parlato di un video intimo tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, oltre a evocare un contatto telefonico con la vittima. Elementi che hanno immediatamente alimentato il dibattito mediatico e giudiziario sul caso.

Le accuse di Selvaggia Lucarelli

Attraverso un lungo intervento pubblicato su X, Lucarelli ha contestato sia il contenuto delle intercettazioni sia l’impianto accusatorio costruito dagli inquirenti.

“Quindi se ho capito bene Sempio, già intercettato tramite cimici in macchina 10 anni prima, ad aprile 2025 (sapendo delle nuove indagini su di lui) sale in macchina e confessa a se stesso di essere l’assassino, ovviamente sperando che lo sentano forte e chiaro. Pure perculando la vittima di cui imitava ridicolmente la voce”, scrive la giornalista.

Un passaggio nel quale la firma del Fatto Quotidiano ironizza apertamente sulla credibilità della presunta auto-confessione attribuita all’indagato. “In pratica il killer più psicopatico e scemo della storia del crimine”, aggiunge ancora.

I dubbi sul movente e sulla dinamica

Nel suo intervento, Lucarelli mette poi in discussione alcuni aspetti della ricostruzione investigativa, soprattutto quelli legati al possibile movente sentimentale o sessuale.

“Ma soprattutto, se in macchina Sempio dice che aveva tentato un approccio e Chiara gli aveva detto che non voleva saperne di lui, perché lei gli apre la porta in pigiama quella mattina? E lui come sapeva che Stasi non fosse con Chiara!?”, osserva.

Le domande sollevate riguardano direttamente la compatibilità tra il presunto scenario ipotizzato dagli investigatori e le circostanze dell’omicidio di Chiara Poggi. Un punto che, secondo Lucarelli, renderebbe fragile la lettura accusatoria basata sulle intercettazioni.

“Se è una confessione, perché non arrestarlo?”

La giornalista insiste anche sulla gestione investigativa del materiale raccolto dagli inquirenti. “Se la prova del movente sessuale è questa e il soliloquio è cristallino e inequivocabile, che lo arrestino. Anzi, sono intercettazioni di un anno fa, perché aspettano così tanto? E perché lo convocano? Non c’è nulla da spiegare”, scrive provocatoriamente.

Un ragionamento che punta a evidenziare, secondo Lucarelli, una presunta contraddizione nella strategia della Procura: se le registrazioni fossero realmente decisive, sostiene, non si comprenderebbe il motivo del lungo intervallo temporale prima della richiesta di rinvio a giudizio.

L’ipotesi alternativa sulle intercettazioni

Nella parte finale del suo intervento, Lucarelli apre anche a una lettura differente delle registrazioni diffuse dal Tg1. “Se invece – come qualcuno dice – non è una auto-confessione suicida, ma sono vocine che Sempio fa nel ripetere e perculare le prime argomentazioni dell’epoca contro di lui, è una morsa sempre più spaventosamente disonesta. Come tutto quello a cui abbiamo assistito fino ad ora”.

Parole durissime, con cui la giornalista torna a contestare il modo in cui negli anni è stata condotta l’inchiesta sul delitto di Garlasco. Una vicenda che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi e nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere, continua a dividere opinione pubblica, magistratura e osservatori del caso.

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