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Hormuz brucia mentre si tratta: gli Usa colpiscono due navi iraniane, Teheran accusa Washington

Pubblicato: 09/05/2026 07:36

La tregua nel Golfo resta appesa a un equilibrio fragilissimo, mentre la trattativa tra Iran e Stati Uniti sembra oscillare di ora in ora tra la possibilità di un accordo e il rischio di una nuova escalation. Nelle stesse ore in cui la Casa Bianca lascia filtrare l’idea di una possibile intesa “da un momento all’altro”, due petroliere iraniane sono state colpite nello Stretto di Hormuz, riaccendendo la tensione militare e provocando la dura reazione di Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Washington di scegliere una «sconsiderata avventura militare» ogni volta che «una soluzione diplomatica è sul tavolo».

La pressione sul Golfo

Secondo il Centcom, le forze americane hanno bloccato due petroliere vuote battenti bandiera iraniana che stavano tentando di entrare in un porto della Repubblica islamica sul Golfo dell’Oman «in violazione del blocco statunitense in corso». Il comando regionale americano sostiene inoltre che gli Usa stiano impedendo a oltre 70 petroliere di entrare o uscire dai porti iraniani. Teheran, come prevedibile, respinge questa versione e accusa gli Stati Uniti di voler piegare l’Iran con la pressione militare.

Gli iraniani «non si piegheranno mai alle pressioni», ha scritto Araghchi su X, raffreddando le aspettative aperte poco prima dalle parole del segretario di Stato americano Marco Rubio, che da Roma aveva parlato di una risposta attesa «entro oggi». Il punto è proprio questo. Mentre la diplomazia prova a tenere aperto un canale, il mare del Golfo continua a restare un campo di pressione, interdizione e messaggi militari.

La fretta di Trump

La Casa Bianca continua a sostenere che l’accordo potrebbe arrivare rapidamente. Donald Trump ha detto che i leader iraniani «vogliono un accordo più di quanto lo voglia io. Potrebbe non accadere, ma potrebbe accadere da un giorno all’altro». Ma dietro queste parole c’è anche la necessità americana di chiudere almeno una parte della crisi, con il viaggio di Trump in Cina alle porte e un’agenda internazionale sempre più carica.

In questa chiave va letto anche l’incontro tra il vicepresidente JD Vance e il premier del Qatar Mohammed ben Abdelrahmane al-Thani. Doha potrebbe tornare a svolgere un ruolo di mediazione con l’Iran, dopo essere stata già decisiva per gli Stati Uniti in altri dossier delicati. Ma la posizione dei Paesi del Golfo resta complicata. Gli Emirati chiedono garanzie sui missili e sui droni iraniani, l’Arabia Saudita teme di essere esposta agli attacchi del vicino rivale, l’Oman ha perso parte della sua tradizionale neutralità dopo essere stato colpito.

Alla finestra resta Israele. Benjamin Netanyahu fa sapere di essere «in costante coordinamento» con la Casa Bianca, ma la sua capacità di incidere sulla scelta americana appare ridotta. Se l’intesa arriverà, difficilmente sarà quella voluta dal premier israeliano sulla questione nucleare. E per Netanyahu, già sotto pressione in vista delle elezioni politiche dell’autunno, il rischio è di uscire dalla crisi iraniana senza una vittoria chiara, mentre anche Gaza resta bloccata, senza ricostruzione e senza disarmo di Hamas.

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Ultimo Aggiornamento: 09/05/2026 07:44

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