Vai al contenuto

Meloni e i dubbi sul futuro del centrodestra: pasticcio Giuli, sale Vannacci. E quelle metropoli da riconquistare

Pubblicato: 11/05/2026 22:05

Il centrodestra continua a mantenere numeri solidi nei sondaggi, ma dentro la maggioranza stanno emergendo tensioni e problemi che Giorgia Meloni non può più ignorare. Dietro la stabilità apparente del governo si stanno infatti aprendo tre fronti politici molto delicati: la crescita di Roberto Vannacci, lo scontro interno sul terreno culturale attorno al ministro Alessandro Giuli e la partita decisiva delle future elezioni amministrative a Milano e Roma.
Tre dossier diversi tra loro, ma accomunati da un elemento centrale: la necessità per Meloni di ridefinire gli equilibri della coalizione e preparare il centrodestra alla prossima fase politica.

Vannacci cresce e cambia gli equilibri della destra

Il primo problema per la premier si chiama Roberto Vannacci. Dopo la rottura con la Lega, il progetto “Futuro Nazionale” non appare più come un semplice esperimento politico personale. Il movimento del generale continua infatti a crescere, rivendica migliaia di iscritti e centinaia di comitati territoriali e secondo diversi sondaggi si starebbe avvicinando al 4%.

Numeri che nel centrodestra vengono osservati con molta attenzione. Perché da un lato Vannacci può portare voti preziosi all’area di governo, ma dall’altro rischia di creare tensioni profonde sia dentro la Lega sia nei rapporti con Forza Italia e con la stessa Meloni.

Le sue posizioni su immigrazione, Green Deal, rapporti con la Russia e sicurezza sono considerate troppo radicali da una parte della coalizione e potrebbero creare problemi anche sul piano internazionale, soprattutto nei rapporti con Bruxelles e con il Partito Popolare Europeo.

Per Meloni il nodo è delicatissimo: da una parte non può ignorare il consenso che Vannacci sta raccogliendo nell’elettorato sovranista, dall’altra deve evitare che il centrodestra perda la credibilità istituzionale costruita negli ultimi anni.

Il “pasticcio” Giuli divide il mondo della cultura

Il secondo fronte riguarda invece il ministro della Cultura Alessandro Giuli e lo scontro esploso attorno alla Biennale di Venezia. Il caso del padiglione russo ha aperto una frattura interna al mondo culturale vicino alla destra e ha coinvolto direttamente il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco.

Giuli ha criticato apertamente la gestione della vicenda parlando di “pasticcio” e prendendo le distanze dall’idea di una Biennale trasformata in uno spazio di mediazione internazionale. Buttafuoco, invece, ha rivendicato l’autonomia culturale dell’ente e una visione più aperta e anticonformista.

Dietro la polemica emerge una questione più profonda: il rapporto tra il governo Meloni e il mondo della cultura. Un terreno storicamente difficile per la destra italiana e che continua a produrre tensioni interne anche tra figure vicine politicamente.

La vicenda ha infatti spaccato parte della maggioranza. Luca Zaia si è schierato con Buttafuoco, Fabio Rampelli ha criticato il ministero, mentre altri esponenti del centrodestra hanno invitato a evitare ulteriori polemiche. La stessa Meloni, secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, si sarebbe mostrata irritata e “spiazzata” dalla gestione della vicenda.

Milano e Roma diventano la vera sfida politica

Il terzo fronte è quello più concreto e potenzialmente più pesante sul piano elettorale: la conquista delle grandi città. Il centrodestra considera infatti le prossime amministrative di Milano e Roma come un passaggio strategico per consolidare il proprio potere politico nazionale.

A Milano il quadro è ancora molto confuso. Tra i nomi circolati ci sono Maurizio Lupi, Alessandro Spada e altri profili civici sostenuti da diverse anime della coalizione. La Lega spinge per chiudere rapidamente la partita, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia continuano a ragionare sugli equilibri interni.

Anche Roma resta un rebus aperto. Tramontata l’ipotesi Giovanni Malagò, i nomi che circolano sono quelli di Francesco Rocca, Fabio Rampelli e Maurizio Gasparri. Ma la scelta del candidato rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro interno.

Sul tavolo pesa anche la possibile riforma elettorale che potrebbe abbassare al 40% la soglia necessaria per evitare il ballottaggio. Una modifica che renderebbe ancora più importante arrivare alle urne con una coalizione compatta e senza divisioni.

La vera sfida di Meloni è il futuro della coalizione

Giorgia Meloni continua a guidare il governo con numeri ancora solidi, ma il centrodestra sta entrando in una fase nuova e molto più complessa rispetto all’inizio della legislatura.

La crescita di Vannacci, le tensioni culturali interne e la battaglia per le grandi città mostrano una coalizione che sta cercando di ridefinire la propria identità politica mentre si avvicina lentamente alla prossima stagione elettorale.

Ed è proprio su questi tre fronti — consenso sovranista, gestione culturale e controllo delle metropoli — che si giocherà una parte importante del futuro del centrodestra italiano.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure