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Droni su Mosca e raffinerie in fiamme: così l’Ucraina ha cambiato la guerra

Pubblicato: 12/05/2026 08:03

Negli ultimi mesi la guerra tra Russia e Ucraina ha cambiato volto. A dimostrarlo non sono soltanto i bombardamenti sempre più profondi dentro il territorio russo, ma soprattutto il nuovo equilibrio politico che si sta creando attorno al conflitto. Per la prima volta dall’inizio della guerra, infatti, Kiev sembra agire senza più i limiti strategici imposti dagli Stati Uniti.
Droni, missili e attacchi mirati stanno colpendo infrastrutture energetiche e logistiche russe a centinaia di chilometri dal fronte. E dietro questa nuova strategia c’è anche il progressivo disimpegno americano deciso da Donald Trump.

Raffinerie, porti e infrastrutture russe nel mirino

Uno degli episodi più significativi riguarda il porto russo di Tuapse, sul Mar Nero, dove si trova una raffineria del gruppo statale Rosneft. Le infrastrutture della zona sarebbero state colpite più volte dai droni ucraini da metà aprile. Ma non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi tempi sono finiti nel mirino anche terminali petroliferi strategici, depositi industriali e raffinerie in diverse regioni russe, dal Baltico fino all’interno del Paese.

Tra gli obiettivi colpiti figurano anche Primorsk, fondamentale per l’export russo di greggio, e Perm, città distante oltre mille chilometri dal confine ucraino. Persino Mosca è stata interessata da attacchi mirati contro edifici e aree considerate sensibili. Secondo le stime ucraine, nel solo 2025 sarebbero stati colpiti oltre 160 obiettivi in territorio russo.

La svolta politica dopo il disimpegno degli Stati Uniti

La vera novità, però, non riguarda soltanto l’aspetto militare. Il punto centrale è politico. Negli anni della presidenza Biden gli aiuti militari americani arrivavano con condizioni molto precise. Washington imponeva infatti a Kiev limiti chiari sugli obiettivi da colpire. Gli ucraini non dovevano attaccare alcuni porti strategici russi per evitare scossoni al mercato energetico mondiale e non potevano usare determinati missili americani direttamente contro il territorio russo.

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca la situazione è cambiata radicalmente. Il presidente americano ha progressivamente ridotto gli aiuti all’Ucraina, bloccato nuovi finanziamenti e limitato ulteriormente l’utilizzo di armi occidentali.
Paradossalmente, però, questa scelta avrebbe prodotto un effetto opposto rispetto a quello sperato dal Cremlino. Kiev, rimasta senza il controllo politico americano, ha iniziato a muoversi in modo molto più autonomo.

Kiev ora punta su droni e armi europee

L’Ucraina ha accelerato lo sviluppo di tecnologie proprie e di nuovi sistemi offensivi. Tra questi ci sarebbero piccoli droni artigianali in legno carichi di esplosivo, ma anche missili molto più pesanti prodotti con il supporto di aziende europee. Secondo diverse ricostruzioni, alcuni nuovi vettori utilizzati da Kiev avrebbero capacità distruttive superiori persino ai missili americani Atacms.

Nel frattempo anche l’intelligence militare starebbe cambiando assetto. Sempre più informazioni satellitari arriverebbero infatti da Francia e altri partner europei, mentre il ruolo degli Stati Uniti si sarebbe fortemente ridimensionato. La fiducia tra Kiev e Washington appare oggi molto più fragile rispetto al passato. Al punto che gli americani verrebbero esclusi da alcune riunioni riservate tra Ucraina e governi europei.

La Russia rallenta e gli Usa pesano meno in Europa

Secondo diverse analisi occidentali, i nuovi attacchi ucraini contro le infrastrutture russe starebbero producendo effetti anche sul fronte militare. Le avanzate dell’esercito di Mosca avrebbero rallentato sensibilmente nel corso del 2026, mentre alcune aree sarebbero addirittura tornate sotto pressione ucraina.

Il risultato più evidente, però, riguarda gli equilibri geopolitici. Per decenni gli Stati Uniti hanno rappresentato il centro assoluto della sicurezza europea. Oggi, invece, l’Europa si sta progressivamente organizzando anche senza Washington.

Ed è proprio questo il paradosso che emerge dalla nuova fase della guerra: nel tentativo di ridurre il coinvolgimento americano e favorire un dialogo con Mosca, Trump avrebbe finito per perdere la capacità di influenzare direttamente le scelte militari dell’Ucraina. Una situazione che fino a pochi anni fa sarebbe stata quasi impensabile.

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