
Ci sono vicende che riescono a lasciare un segno profondo ben oltre le aule di tribunale. Storie che continuano a pesare nella memoria collettiva per la ferocia dei fatti, per la giovane età della vittima e per quella sensazione di insicurezza che si diffonde quando la violenza colpisce dentro le mura di casa. Anche a distanza di mesi, il dolore resta vivo e il momento della sentenza riporta inevitabilmente alla mente ogni dettaglio di una notte destinata a cambiare per sempre la vita di più persone.
L’attesa per la decisione dei giudici era alta. Nel corso del processo sono emersi particolari drammatici, ricostruzioni inquietanti e testimonianze che hanno contribuito a delineare il quadro di un omicidio particolarmente efferato. Un caso che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e che ha scosso profondamente una comunità rimasta sotto shock davanti alla brutalità dell’aggressione.
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Ergastolo per l’omicidio di Sara Centelleghe
La Corte d’Assise del tribunale di Bergamo ha condannato all’ergastolo Jashandeep Badhan, il ventenne accusato dell’omicidio di Sara Centelleghe, la studentessa di 18 anni uccisa nella sua abitazione di Costa Volpino, nell’Alto Sebino bergamasco, nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024.
La sentenza è stata pronunciata al termine del processo di primo grado. Per il giovane, che aveva confessato il delitto, i giudici hanno disposto anche due mesi di isolamento diurno. La Corte ha inoltre riconosciuto le aggravanti della crudeltà e del collegamento tra la rapina del cellulare della vittima e l’omicidio.
Accolta anche la richiesta di risarcimento immediatamente esecutivo per i genitori della ragazza, costituiti parte civile nel procedimento. Il tribunale ha stabilito una provvisionale di venticinquemila euro ciascuno per madre e padre della giovane vittima.

La ricostruzione della notte del delitto
Secondo quanto emerso dalle indagini e ricostruito durante il processo, la notte dell’omicidio Jashandeep Badhan sarebbe stato alla ricerca di hashish dopo aver assunto alcol e sostanze stupefacenti. Il giovane avrebbe organizzato un incontro con un’amica diciassettenne di Sara, presente nell’abitazione quella sera.
Mentre la ragazza sarebbe scesa dall’appartamento, il ventenne avrebbe raggiunto l’abitazione passando dai locali interrati del palazzo nel tentativo di non essere notato. Una volta entrato in casa avrebbe trovato Sara Centelleghe da sola mentre dormiva.
La diciottenne, secondo la ricostruzione investigativa, non aveva alcun legame con attività di spaccio. Sarebbe stata sorpresa nel sonno e aggredita improvvisamente dal vicino di casa.
L’assalto sarebbe stato violentissimo. Prima i pugni, poi la testa sbattuta a terra, il tentativo di strangolamento e infine i numerosi colpi inferti con un paio di forbici. In totale sarebbero state 77 le ferite provocate alla giovane.

La fuga dopo l’omicidio
Dopo il delitto, il ventenne si sarebbe allontanato dall’abitazione portando via il telefono cellulare della vittima. Un dettaglio che ha contribuito al riconoscimento dell’aggravante della rapina collegata all’omicidio.
Le indagini si sono concentrate rapidamente sul giovane vicino di casa. Gli investigatori sono riusciti in breve tempo a raccogliere elementi decisivi che hanno portato all’identificazione del responsabile e successivamente alla confessione.
La sentenza di primo grado chiude una fase importante del procedimento giudiziario legato all’omicidio di Sara Centelleghe, un caso che continua a suscitare dolore e indignazione per la brutalità con cui è stata spezzata la vita della giovane studentessa.


