
Il boato del Foro Italico è ormai un suono familiare, ma mai scontato, per un ragazzo che sembra aver dimenticato il significato della parola sconfitta. Con la vittoria odierna, il tassello numero trentadue si aggiunge a un mosaico che profuma sempre più di leggenda. Jannik Sinner liquida la pratica Andrey Rublev con un perentorio 6-2 6-4, riscrivendo i libri di statistica e superando persino la striscia di successi consecutivi nei Masters 1000 che apparteneva a Novak Djokovic. Eppure, il giovane azzurro resta ancorato a terra, quasi impermeabile al clamore mediatico che lo circonda.
“Sono contento, ma sapete che non gioco per i record – gioco per scrivere la mia storia e cerco di fare sempre del mio meglio”, ha dichiarato a fine match con la consueta lucidità. È questa la forza tranquilla del numero uno del mondo, un atleta che pare correre in solitaria in un circuito che attende ancora il ritorno di Carlos Alcaraz, fermo ai box per l’infortunio al polso. Rublev, dal canto suo, aveva provato a giocare la carta della cabala prima dell’incontro. Il russo, cresciuto sotto l’ala di Marat Safin, sperava che la legge dei grandi numeri giocasse a suo favore: “Sono contento di affrontarlo perché vince da così tanto tempo che magari il giorno della sconfitta sarà proprio contro di me”.
Ma la realtà del campo è stata ben diversa. Nonostante una condotta di gara più disciplinata rispetto al nervoso ottavo contro Basilashvili, Rublev non ha trovato contromisure al martellamento incessante del tennista di Sesto Pusteria. Il ritmo imposto dall’italiano è diventato rapidamente insostenibile per l’ex numero 5 del ranking, costretto all’errore dalla profondità dei colpi avversari.
Una marcia trionfale tra tecnica e gestione fisica
L’avvio dell’incontro è stato un monologo di Sinner. Il break in apertura è ormai un marchio di fabbrica, una zampata che mette subito in chiaro le gerarchie. Dopo aver consolidato il vantaggio salvando due palle break nel quarto game, Jannik ha continuato a spingere, strappando nuovamente il servizio al rivale nel settimo gioco e chiudendo la prima frazione sul 6-2.
Sugli spalti, l’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Mamma Siglinde, papà Hanspeter e il fratello Mark hanno seguito ogni scambio con la consueta partecipazione composta, osservando un secondo set che pareva la fotocopia del primo. Sinner è scappato subito sul 4-1, prima di mostrare un piccolo, quasi rassicurante, segnale di stanchezza. Un passaggio a vuoto ha permesso a Rublev di accorciare le distanze, ma nel momento del bisogno, il box azzurro guidato da Vagnozzi e Cahill ha saputo trasmettere la giusta carica.
Nonostante qualche smorfia per un fastidio alla gamba sinistra, Jannik ha sigillato la contesa con l’autorità dei campioni: un ace, una prima vincente e un diritto definitivo. Dopo un’ora e mezza di gioco, il verdetto è inappellabile. La fatica, però, inizia a farsi sentire, come ammesso dallo stesso protagonista: “Sento un po’ di fatica, cerco di recuperare al meglio per domani, ma non ho giocato al massimo. Sono felice comunque perché ci sono due italiani in semifinale ed è bellissimo”. Il Foro Italico ora sogna ad occhi aperti, cullando un talento che non vuole smettere di stupire.


