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Garlasco, bomba della famiglia Poggi: “Ecco cos’abbiamo appena fatto”

Pubblicato: 14/05/2026 14:21

Dalla battaglia giudiziaria a quella sul web. Nella complessa vicenda del delitto di Garlasco, mentre continuano a far discutere gli sviluppi della nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio e la prospettiva di una possibile revisione della condanna di Alberto Stasi, si apre adesso un nuovo fronte: quello delle querele presentate dalla famiglia di Chiara Poggi contro chi, secondo i loro legali, avrebbe alimentato campagne diffamatorie online.

Ad annunciarlo è l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, storico legale della famiglia Poggi, che punta il dito contro quello che definisce un sistema parallelo costruito su insinuazioni, ricostruzioni prive di fondamento e contenuti social capaci di raggiungere centinaia di migliaia di visualizzazioni.

Al centro della polemica ci sarebbe una voce diventata ricorrente negli ultimi mesi: l’ipotesi secondo cui i genitori e il fratello di Chiara si opporrebbero a una possibile revisione del processo Stasi per evitare la restituzione dei risarcimenti economici ricevuti dopo la condanna definitiva dell’ex fidanzato.

Una ricostruzione che Tizzoni respinge con fermezza. «È svilente anche solo pensare che l’aspetto economico possa essere un remoto pensiero per la famiglia Poggi», ha dichiarato. Il legale ha precisato che quei soldi «non vengono utilizzati per vivere» e che l’obiettivo dei familiari della giovane uccisa il 13 agosto 2007 sarebbe sempre stato uno soltanto: «l’accertamento della verità sulla morte della figlia».

Per la famiglia, quella verità sarebbe già stata raggiunta con la sentenza definitiva che nel 2015 ha condannato Stasi a 16 anni di carcere. Se qualcuno oggi intende rimetterla in discussione, spiega Tizzoni, il confronto dovrà avvenire «nelle sedi opportune», cioè nelle aule giudiziarie.

Ma il punto più duro dell’intervento del legale riguarda il ruolo di alcuni contenuti online. Blogger, youtuber, commentatori, giornalisti e persino editori sarebbero finiti nel mirino degli esposti presentati in varie procure italiane. Secondo Tizzoni esisterebbe un «mercato economico libero senza regole» fondato sulla diffusione di accuse e teorie che definisce «inesistenti».

Il riferimento è a programmi e contenuti web che, a suo dire, costruirebbero un modello economico basato sull’attenzione generata dal caso Garlasco. «Ci sono video che raggiungono 200mila o 300mila visualizzazioni senza che le persone coinvolte possano interloquire», ha affermato.

Tra le accuse ritenute più gravi e dolorose dal legale ci sarebbero persino insinuazioni sulla vita privata di Chiara. «C’è chi ha sostenuto che Chiara Poggi fosse incinta magari del fratello», ha detto Tizzoni, definendo il contenuto di alcune affermazioni difficilmente raccontabile.

Le querele, secondo quanto emerso, hanno già prodotto i primi effetti. A Milano sarebbe stata aperta un’inchiesta per diffamazione aggravata e atti persecutori, coordinata dal pubblico ministero Antonio Pansa. I primi esposti risalirebbero alla primavera del 2025, ma altre denunce sarebbero state depositate anche presso diverse autorità giudiziarie italiane.

Secondo Tizzoni, l’impatto di questa esposizione mediatica avrebbe avuto conseguenze profonde sulla famiglia Poggi: «Hanno vissuto malissimo questa situazione. Venivano aggrediti senza possibilità di replica».

Mentre l’inchiesta su Andrea Sempio continua a produrre nuovi sviluppi e la difesa di Alberto Stasi lavora alla possibile richiesta di revisione, il caso Garlasco si sposta dunque anche su un altro terreno: quello delle responsabilità legate alla diffusione di contenuti online e ai confini tra libertà di espressione, cronaca e diffamazione.

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