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Cuba senza carburante: il Paese è al collasso tra blackout e ospedali in crisi

Pubblicato: 14/05/2026 18:58

Cuba sta vivendo una delle peggiori crisi energetiche della sua storia recente. Il governo dell’isola ha annunciato ufficialmente di aver esaurito completamente le scorte di petrolio, gasolio e olio combustibile, indispensabili per alimentare la rete elettrica nazionale e garantire il funzionamento dei servizi essenziali.
A dare la notizia è stato il ministro dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, che ha ammesso senza mezzi termini: “Non ci resta assolutamente niente”. Le conseguenze sono già pesantissime. In molte zone del Paese la corrente elettrica arriva appena per due ore al giorno, spesso durante la notte, mentre trasporti e ospedali sono ormai in grave difficoltà.

Blackout continui e vita quotidiana stravolta

La situazione sta colpendo in modo drammatico la popolazione cubana. I blackout, che da mesi duravano già gran parte della giornata, si sono ulteriormente aggravati. Anche nella capitale L’Avana l’elettricità viene erogata solo per brevi periodi.
Molti cittadini raccontano di essere costretti a cucinare, lavare i vestiti, stirare e ricaricare telefoni e dispositivi elettronici tra le tre e le cinque del mattino, nelle rare finestre in cui la corrente torna disponibile.

La crisi energetica ha mandato in tilt anche il sistema dei trasporti. Da tempo sull’isola circolano soprattutto mezzi elettrici, ma ora l’assenza prolungata di elettricità rende complicato persino ricaricare le batterie.
Negli ospedali, invece, vengono trattati quasi esclusivamente i casi urgenti, mentre le strutture sanitarie cercano di sopravvivere tra carenze energetiche e infrastrutture sempre più fragili.

Il blocco degli Stati Uniti e il crollo delle forniture

Dietro il collasso energetico c’è soprattutto il blocco delle forniture di carburante. Dalla fine di gennaio gli Stati Uniti hanno intensificato le pressioni economiche contro Cuba, minacciando sanzioni contro chiunque continui a commerciare petrolio con l’isola.

Dopo la cattura di Nicolás Maduro, il Venezuela ha interrotto le consegne di greggio, seguito anche dal Messico sotto pressione americana. Negli ultimi mesi è arrivata soltanto una petroliera russa con circa 100mila tonnellate di petrolio, ormai completamente utilizzate.

Il problema è enorme perché circa due terzi del fabbisogno energetico cubano dipendevano dalle importazioni di combustibile. Inoltre l’80% dell’energia del Paese viene ancora prodotta attraverso vecchie centrali termoelettriche alimentate a petrolio.

Proteste in strada e tensione crescente

Con il peggioramento delle condizioni di vita stanno aumentando anche le proteste. Negli ultimi giorni all’Avana si sono moltiplicati i cosiddetti cacerolazos, manifestazioni spontanee in cui i cittadini battono pentole e oggetti metallici per protestare contro i blackout e la mancanza di servizi.

In alcune zone si sono viste anche piccole barricate stradali, segnale di una tensione sociale sempre più evidente. Intanto gli Stati Uniti hanno annunciato nuovi aiuti economici da 100 milioni di dollari, ma solo a condizione che Cuba introduca “riforme significative del sistema comunista”.

Nel frattempo cresce anche il mistero sui numerosi voli di ricognizione americani attorno all’isola rilevati negli ultimi giorni. Secondo alcune analisi, Washington starebbe monitorando da vicino la situazione interna cubana mentre Donald Trump continua a lasciare aperta l’ipotesi di misure ancora più dure contro il regime dell’Avana.

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