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“Respinta!”. La decisione su Francesca Albanese: cosa succede

Pubblicato: 21/05/2026 09:07

Nuovo caso diplomatico attorno a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per la Palestina, finita ancora una volta al centro dello scontro politico internazionale. Il Consiglio comunale di Parigi ha infatti respinto la proposta di conferirle la cittadinanza onoraria della capitale francese, alimentando nuove polemiche sulle posizioni espresse negli ultimi anni dalla giurista italiana sul conflitto israelo-palestinese.

La proposta era stata presentata da La France Insoumise, ma è stata bocciata con 76 voti contrari contro 48 favorevoli. A respingere il conferimento sono stati i gruppi MoDem, Renaissance, socialisti e repubblicani, mentre Verdi, comunisti e gli stessi esponenti della sinistra radicale francese hanno sostenuto la candidatura di Albanese.

La decisione ha immediatamente assunto una forte valenza politica, diventando l’ennesimo capitolo delle tensioni internazionali legate alla figura della relatrice Onu, spesso contestata per le sue dichiarazioni su Israele e sulla guerra nella Striscia di Gaza.
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Lo scontro politico nel Consiglio di Parigi

Durante il dibattito nell’aula del Consiglio comunale, tra gli interventi più duri c’è stato quello di Sandro Gozi, consigliere di Parigi in quota MoDem ed eurodeputato di Renew Europe, che ha contestato apertamente la proposta di assegnare la cittadinanza onoraria ad Albanese.

“La cittadinanza onoraria di Parigi non può diventare uno strumento militante né un simbolo di radicalizzazione politica”, ha dichiarato Gozi nel corso della discussione.

L’eurodeputato ha poi attaccato direttamente il profilo pubblico della relatrice Onu, accusandola di avere assunto negli anni posizioni divisive e provocatorie. “Come può una grande capitale europea, città del dialogo e dell’universalismo, onorare una personalità che da anni moltiplica dichiarazioni partigiane e provocazioni ideologiche?”, ha aggiunto.

Nel suo intervento, Gozi ha ripercorso alcune delle uscite pubbliche più controverse attribuite ad Albanese, ricordando anche l’episodio avvenuto a Reggio Emilia, quando la relatrice interruppe pubblicamente il sindaco durante un riferimento alla soluzione “due popoli, due Stati” e alla liberazione degli ostaggi israeliani.

Revocate dagli Stati Uniti le sanzioni contro Albanese

Mentre a Parigi si consumava il nuovo scontro politico, dagli Stati Uniti è arrivata una decisione destinata a riaprire il dibattito internazionale sul caso Albanese. Washington ha infatti revocato definitivamente le sanzioni imposte nei suoi confronti nel luglio del 2025 dall’allora segretario di Stato Marco Rubio.

La decisione è stata ufficializzata attraverso un avviso pubblicato sul sito del Dipartimento del Tesoro statunitense, che ha confermato la rimozione della relatrice Onu dalla lista nera americana. Le misure restrittive avevano comportato il blocco delle principali operazioni finanziarie, inclusa l’impossibilità di utilizzare carte di credito e servizi bancari internazionali.

La revoca arriva dopo la decisione del giudice federale Richard Leon del District of Columbia, che aveva accolto la richiesta di un’ingiunzione preliminare contro le sanzioni. Secondo il magistrato, l’amministrazione Trump avrebbe probabilmente violato i diritti costituzionali garantiti ad Albanese dal Primo Emendamento.

“La tutela della libertà di parola è ‘sempre’ nell’interesse pubblico”, ha scritto Leon nel provvedimento che accompagnava l’ordinanza.

Le accuse contro la relatrice Onu

Negli ultimi anni Francesca Albanese è diventata una delle figure più controverse nel dibattito internazionale sul Medio Oriente. La relatrice speciale delle Nazioni Unite ha accusato Israele di “genocidio” e di gravi “violazioni dei diritti umani a Gaza”, arrivando anche a segnalare funzionari israeliani alla Corte Penale Internazionale per possibili procedimenti giudiziari, compreso il premier Benjamin Netanyahu.

Proprio queste posizioni avevano spinto l’allora segretario di Stato americano Marco Rubio a introdurre le sanzioni nei suoi confronti nel 2025. Nell’annunciare il provvedimento, Rubio aveva parlato di “antisemitismo sfacciato”, di “sostegno al terrorismo” e di “disprezzo nei confronti degli Stati Uniti, di Israele e dell’Occidente”.

Accuse che Albanese ha sempre respinto con fermezza, sostenendo di avere agito esclusivamente nel quadro del proprio mandato internazionale e della tutela dei diritti umani nei territori palestinesi.

La bocciatura della cittadinanza onoraria da parte di Parigi e la contemporanea revoca delle sanzioni statunitensi confermano così quanto la figura della relatrice Onu continui a dividere profondamente politica e diplomazia internazionale.

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