
Le spedizioni scientifiche organizzate in mare aperto uniscono spesso ricerca, esperienza sul campo e attività altamente specialistiche. In questi contesti, soprattutto quando sono coinvolte immersioni in ambienti profondi o complessi, ogni dettaglio organizzativo assume un peso decisivo: dalla pianificazione delle attività alla gestione della sicurezza, fino alla definizione precisa dei ruoli dei partecipanti. È proprio dopo gli incidenti più gravi che investigatori e magistrati cercano di ricostruire ogni passaggio, analizzando non soltanto ciò che è accaduto sott’acqua, ma anche tutto ciò che è avvenuto prima della partenza.
Documenti, comunicazioni interne, strumenti elettronici e testimonianze diventano così tasselli fondamentali per capire se vi siano stati errori di valutazione, omissioni o sottovalutazioni dei rischi. Un lavoro lungo e complesso che ora accompagna anche l’inchiesta aperta dopo la morte dei cinque sub italiani rimasti intrappolati nella grotta vicino ad Alimathà, alle Maldive.
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I dispositivi sequestrati dagli investigatori
Tra i primi ad essere ascoltati dagli investigatori c’è Stefano Vanin, docente dell’Università di Genova ed entomologo forense presente a bordo della nave Duke of York durante la crociera scientifica. È stato lui a consegnare alla squadra mobile telefoni cellulari, computer, chiavette usb e memorie esterne appartenenti alle vittime della tragedia.
Tra i dispositivi sequestrati ci sono anche quelli di Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova e coordinatrice della missione scientifica finita al centro dell’inchiesta. Gli investigatori analizzeranno il contenuto dei dispositivi elettronici nel tentativo di ricostruire gli ultimi contatti, le comunicazioni organizzative e gli eventuali dettagli legati all’immersione nella grotta.
Vanin è stato ascoltato come testimone e avrebbe già fornito i primi elementi utili a delineare la dinamica della discesa subacquea costata la vita anche a Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti.

L’inchiesta per omicidio colposo
Gli atti raccolti dalla Procura di Genova sono confluiti in un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, aperto inizialmente per consentire i primi accertamenti investigativi. Il procedimento sarà però trasmesso ai magistrati di Roma e in particolare alla pm Lucia Lotti, che coordinerà l’inchiesta principale sulla tragedia.
Nel frattempo gli investigatori stanno raccogliendo ulteriori testimonianze tra le persone che si trovavano a bordo della Duke of York. Oltre a Vanin, sarebbero già stati sentiti altri docenti universitari legati al Dipartimento di Scienze della Terra, Ambiente e Vita dell’Università di Genova, anche se non presenti alle Maldive.
Agli accademici sarebbero state rivolte domande relative all’organizzazione delle crociere scientifiche, alle autorizzazioni necessarie e alla gestione delle attività previste durante la missione.
Il nodo delle immersioni “personali”
Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda proprio la natura dell’immersione nella grotta. Il Distav e l’Università di Genova, pur esprimendo cordoglio per le vittime, hanno chiarito fin da subito che l’attività subacquea non rientrava ufficialmente nel programma scientifico autorizzato.
Secondo quanto precisato dall’ateneo, l’escursione sarebbe stata svolta “a titolo personale” attraverso l’organizzazione della società privata piemontese Albatros Top Boat.
Per questo motivo gli investigatori stanno ora esaminando tutta la documentazione relativa alla missione, compreso il cosiddetto “piano di missione”, cioè il documento che descriveva nel dettaglio le attività previste durante la crociera scientifica.
Gli inquirenti vogliono capire se l’immersione nella grotta fosse stata comunicata in qualche forma ai vertici universitari oppure se sia stata organizzata autonomamente dai partecipanti senza alcun riferimento ufficiale all’attività accademica.
Non si esclude inoltre che durante la permanenza alle Maldive possano esserci stati ulteriori scambi di comunicazioni tra Monica Montefalcone e il dipartimento universitario, eventualmente anche con riferimenti alla discesa nella grotta.

Le autopsie e il rientro delle salme
Nei prossimi giorni l’inchiesta entrerà in una fase decisiva anche dal punto di vista medico-legale. Le famiglie delle vittime saranno ascoltate dalla Procura di Roma, mentre i funerali potranno essere celebrati soltanto dopo il completamento delle autopsie.
Le salme di Montefalcone, Oddenino, Sommacal e Gualtieri arriveranno a Malpensa, mentre quella di Gianluca Benedetti si trova già all’ospedale di Gallarate.
Per gli accertamenti tecnici la Procura ha incaricato un team composto dal medico legale Luca Tajana, dalla tossicologa Cristiana Stramesi e dall’anestesista e specialista in medicina sportiva e subacquea Luciano Ditri.
Le analisi dovranno chiarire le cause esatte della morte e verificare eventuali elementi utili alla ricostruzione della tragedia avvenuta nella grotta sommersa.
Le attrezzature ancora alle Maldive
Restano invece ancora da recuperare molti degli strumenti utilizzati durante l’immersione. Tra questi telecamere GoPro, computer subacquei e orologi tecnici che potrebbero contenere informazioni decisive sugli ultimi movimenti del gruppo, sulle profondità raggiunte e sui tempi dell’escursione.
Per ottenere il materiale sarà necessaria una rogatoria internazionale con le autorità maldiviane, una procedura che potrebbe richiedere tempi lunghi.
Proprio dai dati registrati dalle apparecchiature subacquee potrebbero emergere dettagli fondamentali per comprendere cosa sia successo negli ultimi minuti prima della tragedia nella grotta vicino ad Alimathà, dove i cinque sub italiani hanno perso la vita durante quella che avrebbe dovuto essere una missione scientifica.


