
A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, tornano al centro dell’attenzione le parole del senatore Andrea De Priamo, già presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta dedicata ai due casi. Secondo De Priamo, nelle prime ore successive alle sparizioni sarebbero mancati coordinamento investigativo e approfondimenti decisivi che avrebbero potuto indirizzare diversamente le indagini.
Il parlamentare, parlando all’Adnkronos pochi giorni dopo aver lasciato la guida della Commissione al neopresidente Fabio Roscani, ha sostenuto che alcune ex allieve della scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi avrebbero potuto conoscere dettagli importanti legati alla cosiddetta pista Avon. Una circostanza che, secondo lui, non sarebbe stata approfondita abbastanza dagli investigatori dell’epoca.
I dubbi sulla scuola di musica
De Priamo ha puntato l’attenzione sulla scuola di musica “Ludovica da Victoria”, frequentata dalla giovane cittadina vaticana prima della sua sparizione nel giugno del 1983. A suo giudizio, sarebbe stato necessario concentrarsi maggiormente sulle amiche della ragazza, sulle compagne di corso e sugli ultimi movimenti compiuti prima della scomparsa.
Secondo il senatore, almeno tre ragazze che frequentavano la scuola in quegli anni avrebbero avuto conoscenza della persona che avrebbe introdotto Emanuela nella vicenda collegata all’offerta di lavoro della Avon, elemento ritenuto centrale nella ricostruzione delle ore precedenti alla sparizione. Per De Priamo, seguendo quella traccia sarebbe stato possibile “unire i tasselli” e arrivare a identificare chi avrebbe rapito la giovane.
Le dichiarazioni arrivano a poche settimane dal quarantatreesimo anniversario della scomparsa di Emanuela Orlandi, uno dei casi più discussi della cronaca italiana, ancora oggi senza una verità definitiva.
Le criticità sul caso Mirella Gregori
Nelle sue riflessioni, De Priamo ha parlato anche della vicenda di Mirella Gregori, scomparsa a Roma nel maggio del 1983. L’ex presidente della Commissione ha evidenziato come, a suo avviso, non siano stati svolti approfondimenti sufficienti sui momenti immediatamente precedenti alla sparizione della ragazza.
In particolare, il senatore ha richiamato l’attenzione sul bar Italia, luogo in cui Mirella si sarebbe fermata per alcuni minuti dopo essere uscita di casa in seguito a una citofonata ricevuta poco prima. Secondo De Priamo, sarebbe stato fondamentale ascoltare in modo approfondito tutte le persone presenti nel locale per ricostruire con precisione gli spostamenti della giovane.
Per il parlamentare, il tempo trascorso senza un’attività investigativa coordinata avrebbe pesato in modo determinante sull’esito delle indagini. Una situazione che, a suo dire, sarebbe stata aggravata dall’assenza di strumenti normativi introdotti soltanto negli anni successivi per la gestione dei casi di persone scomparse.
“Il tempo perso non ha aiutato”
Nel suo intervento, De Priamo ha ribadito la convinzione maturata durante gli anni di lavoro in Commissione: le indagini iniziali sui due casi avrebbero sofferto una forte mancanza di coordinamento tra gli organi investigativi. Un elemento che, secondo lui, avrebbe rallentato la possibilità di arrivare rapidamente alla verità.
Il senatore ha sottolineato come, nei casi di scomparsa, le prime ore siano decisive. A suo giudizio, un’attività più intensa e organizzata immediatamente dopo gli eventi avrebbe potuto portare a una soluzione già allora, evitando decenni di misteri e ipotesi rimaste senza risposta.


