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Ebola, nuovo focolaio: scattano le restrizioni negli Stati Uniti

Pubblicato: 23/05/2026 15:22

Cresce la preoccupazione internazionale per il nuovo focolaio di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda. A far scattare i piani d’emergenza è la diffusione della variante Bundibugyo, un ceppo raro del virus che sta interessando in particolare le province congolesi di Ituri e Nord Kivu, aree caratterizzate da forte mobilità della popolazione e difficoltà nei controlli sanitari.

Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie, i casi sospetti hanno già raggiunto quota 750, mentre i decessi confermati sono 177. Il tasso di mortalità provvisorio si attesta intorno al 24%. L’Oms ha dichiarato l’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale, mentre l’Africa Cdc ha proclamato lo stato di emergenza continentale per cercare di contenere la diffusione del virus.

Vaccini e cure, la variante preoccupa gli esperti

Uno degli aspetti più critici riguarda l’assenza di cure specifiche contro questa variante di Ebola. Le attuali scorte mondiali di vaccini sono infatti state sviluppate principalmente contro il ceppo Ebola Zaire, considerato biologicamente diverso rispetto alla variante Bundibugyo.

Per questo motivo, la Gavi, l’Alleanza globale per i vaccini, ha espresso forte preoccupazione. In collaborazione con la Cepi, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, sono già in corso valutazioni su nuovi vaccini candidati. Tuttavia, i tempi necessari per la produzione e la raccolta dei dati clinici potrebbero richiedere diversi mesi.

Nel frattempo anche l’Uganda ha confermato nuovi contagi. Le autorità sanitarie del Paese hanno comunicato tre ulteriori casi positivi, portando il totale complessivo a cinque infezioni accertate. Sono stati attivati controlli termici ai confini e sospesi i voli provenienti dal Congo.

Gli Usa chiudono gli ingressi dalle aree a rischio

Di fronte all’espansione del focolaio, gli Stati Uniti hanno deciso di introdurre misure straordinarie di prevenzione sanitaria. Il Dipartimento della Salute americano ha modificato il Titolo 42 del Codice federale, ampliando le restrizioni anche ai possessori di Green card.

La nuova disposizione impedisce temporaneamente l’ingresso negli Usa a chiunque abbia soggiornato negli ultimi 21 giorni in Congo, Uganda o Sud Sudan. Il periodo indicato corrisponde al tempo massimo di incubazione del virus. Secondo i Cdc, la misura resta flessibile ma necessaria per proteggere la salute pubblica ed evitare possibili catene di trasmissione sul territorio americano.

Sul campo continuano intanto le attività delle organizzazioni umanitarie. Tra queste anche Medici con l’Africa Cuamm, impegnata nel supporto alle strutture locali e nelle campagne di informazione sanitaria diffuse via radio e social nelle lingue locali.

Schillaci frena l’allarmismo in Italia

In Italia il ministro della Salute Orazio Schillaci ha invitato alla prudenza ma senza creare panico. Intervenendo al Festival dell’economia di Trento, il ministro ha respinto le speculazioni legate sia al nuovo focolaio di Ebola sia ai recenti casi isolati di hantavirus.

Schillaci ha spiegato che il nuovo piano pandemico nazionale è stato elaborato insieme alle Regioni e che il sistema sanitario italiano dispone di un monitoraggio costante affidato al Dipartimento della Prevenzione. «Ai cittadini dico: fidatevi del Servizio sanitario nazionale», ha dichiarato il ministro, sottolineando come la situazione venga seguita minuto per minuto dalle autorità competenti.

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