
L’ISTAT con il suo presidente, nominato da questo governo, alla Camera dei deputati riunita con il Presidente della Repubblica, l’ormai famoso Signor Mattarella, certifica come un notaio lo stato del Paese. L’italia cresce poco, molto meno di tutti gli altri, l’unica cosa in cui li superiamo è il debito, il più alto tra quelli europei. E queste erano le cose che sapevamo, quello che viene reso ben chiaro dal rapporto ISTAT è l’elevata esclusione sociale, la scarsa parità di genere e la impossibile mobilità sociale dei giovani. La povertà assoluta, aumentata ormai da tempo, non accenna a diminuire. Il tasso di occupazione femminile è più da Repubblica islamica che europea. E soprattutto non facciamo, non ne abbiamo le prospettive, più figli. L’immagine di un paese più povero, rachitico, vecchio, che penalizza il capitale umano.
Questa è la dura verità non dell’OCSE o della matrigna UE, ma del nostro ufficio di statista nazionale, e gli statistici a differenza degli economisti non sono né keynesiani né turbo liberisti della scuola di Chicago, incasellano numeri, e li contano, da qui i risultati, che non possono essere né di destra né di sinistra. Li possiamo al limite ignorare, dire che la matematica è un’opinione come tante, che due più due non fa necessariamente quattro, ma questa rimane la dura e fredda verità dei numeri. Colpa della Meloni? No, ovviamente solo in parte, colpa del sistema Italia, conservativo, poco produttivo, con profonde divaricazioni e disuguaglianze, più che in Europa. E questo si riflette sulle scelte di portafoglio degli italiani, che riducono la domanda interna, ma assottigliano anche i risparmi, a causa di disservizi, vedi sanità, o costi di guerra, elettrici o inflattivi.
Cosa fa allora il governo? Si appresta, cosa onestamente difficile, ad approvare misure per aumentare il PIL? Niente affatto, elude l’ISTAT e si dedica ai futuri INSTANT POLL, cercando di approvare una legge elettorale per anticipare, ovviamente, il voto. Prima si vota prima finisce questo logoramento politico ed economico. Salvini che perde lo 0,1 di media a settimana nei sondaggi vorrebbe stoppare l’emorragia e votare ad ottobre. La Meloni invece vuole prima una legge elettorale che la rafforzi e punta alla primavera prossima. Forza Italia, nel dubbio più che Del Debbio, traccheggia aspettando Marina e forse Godot, il prossimo segretario, che possa operare sia di dritto che di rovescio tra le possibili future coalizioni.
I numeri non piacciono mai alla politica, che preferisce le suggestioni o le immancabili promesse, soprattutto quando ha perso le visioni derivanti da un pensiero culturale. Ma per un pensiero ci vuole appunto cultura, magari una buona scuola di pensiero e filosofia, se fosse di matrice pontificia meglio ancora. E qui tornano i dubbi e i Del Debbio. A proposito chi scrisse il manifesto ideologico di Forza Italia? Tajani, Occhiuto, o un giovane assistente di Fedel Confalonieri?
Solo che chi vive di INSTANT può trovarsi con niente in mano e con un POLL fritto nel frigo dopo le elezioni. Il mattarellum, certamente non scelto da Berlusconi, ma dai suoi avversari, fu esiziale. Quando si cambia la legge elettorale quasi sempre si ritorce contro. Doveva essere la legislatura del cambiamento, delle riforme, ma la dura legge dei numeri economici ci dice che primum vivere deinde filosofare, quindi forse meglio far lavorare Giorgetti che Giorgia, puntare su poche scelte di Economia, e non guardare a premi di maggioranza che possono essere controproducenti. Rimane impressa l’immagine del film Caccia a Ottobre rosso, quando il sottomarino che voleva distruggere quello di Sean Connery si auto silura. La frase cult del secondo ufficiale rivolta al comandante improvvido fu: Sei contento stronzo, ci hai ammazzati!


