
Carlo Calenda, leader di Azione, ha acceso il dibattito a Fps 2026 con un intervento durissimo rivolto ad Angelo Mazzetti, Public Policy Director di Meta, dopo che quest’ultimo aveva illustrato i presunti deficit del Vecchio Continente invitando l’Europa a guardare al modello americano. Il politico ha respinto con forza l’impostazione del dirigente del colosso tech, definendola inaccettabile e fuori luogo, trasformando quello che doveva essere un confronto istituzionale in uno scontro diretto e senza filtri.
Calenda ha preso la parola con toni infuocati, contestando punto per punto le tesi di Mazzetti. “Non ci fate lezioni su come deve essere l’Europa“, ha tuonato il leader di Azione, precisando che il futuro del continente non può essere scritto da quelli che ha definito senza mezzi termini “oligarchi americani”. Ha poi attaccato direttamente il comportamento delle grandi aziende tech nei confronti dell’amministrazione Trump, accusandole di essersi piegate alle sue posizioni fin dal primo giorno, mentre — a suo avviso — il presidente americano sta progressivamente smantellando la democrazia negli Stati Uniti.
“Gli Usa non sono un modello per l’Europa”
Il parlamentare ha allargato il perimetro della sua critica, tracciando un confronto netto tra i due sistemi. Ha dichiarato di essersi stancato di ascoltare la narrazione secondo cui negli Stati Uniti si vivrebbe meglio che in Europa, sostenendo che — al di fuori della prospettiva degli oligarchi — il Vecchio Continente offra condizioni migliori sotto ogni aspetto. Ha citato la libertà di insegnamento, il controllo sui social media e la pressione che i grandi gruppi tecnologici eserciterebbero sull’informazione e sulla vita pubblica come segnali allarmanti del declino democratico americano.
Calenda ha poi puntato il dito direttamente contro Meta, accusando l’azienda di aver manipolato gli algoritmi per alimentare la polarizzazione tra gli utenti e di pagare meno tasse di un operaio comune. Ha sottolineato di non avere particolare interesse nel confrontarsi con i modelli di Stati Uniti e Cina, definendo il primo un’oligarchia e il secondo un’autocrazia, con Mazzetti presente in sala come rappresentante del primo sistema.
Sul tema dell’intelligenza artificiale ha precisato la sua posizione, dichiarandosi favorevole alla sua integrazione nelle imprese manifatturiere e ricordando di aver proposto al Governo un decreto di ammortamento che la includesse, rimasto però bloccato per mancanza di un decreto attuativo da parte del ministro Urso.
La replica imbarazzata di Mazzetti
Di fronte alla veemenza dell’attacco, il dirigente di Meta ha cercato di prendere le distanze dalle interpretazioni attribuite alle sue parole. Mazzetti ha affermato di non aver inteso dire quanto sostenuto da Calenda, ammettendo di non sapere se si fosse spiegato male. La sua risposta, vissuta da molti presenti come visibilmente a disagio, non ha contribuito a smorzare la tensione nella sala.


