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Ebola in Congo: i morti salgono a 204, gli esperti: “Sbagliato ignorare la minaccia per l’Europa”

Pubblicato: 24/05/2026 20:03

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua ad aggravarsi. Il ministero della Salute congolese ha aggiornato il bilancio a 204 decessi su 867 casi sospetti, distribuiti in tre province del Paese. Il dato supera quello comunicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità solo il giorno precedente, che contava 177 morti su 750 casi. L’epicentro rimane nelle aree rurali del Paese, dove il virus circola senza rallentare e le strutture sanitarie faticano a reggere il peso dell’emergenza.

L’agenzia sanitaria dell’Unione Africana, Africa Cdc, ha lanciato un allarme preciso: sono dieci i Paesi attualmente a rischio di contagio. Il presidente Jean Kaseya ha elencato Sud Sudan, Ruanda, Kenya, Tanzania, Etiopia, Congo, Burundi, Angola, Repubblica Centrafricana e Zambia come nazioni esposte alla potenziale diffusione del virus. Mentre i governi valutano le contromisure, l’Oms ha ribadito che l’epidemia si sta espandendo rapidamente e che il rischio, pur classificato come basso su scala globale, non va trattato con superficialità.

Sul campo con Medici Senza Frontiere

In prima linea nella risposta all’emergenza ci sono i team di Medici Senza Frontiere, operativi giorno e notte a Goma e nelle zone circostanti in stretto coordinamento con le autorità sanitarie congolesi e con l’Oms. La capo progetto di Msf, Valeria Greppi, ha descritto la complessità della situazione: curare i malati di Ebola, tracciare i loro contatti e al contempo garantire l’accesso alle cure per altre patologie gravi come malaria, colera e Hiv rappresenta una sfida enorme da gestire in parallelo. Per rafforzare la risposta, oltre cinquanta operatori internazionali raggiungeranno presto le aree colpite, affiancando circa 480 professionisti già assunti localmente.

Di fronte all’intensificarsi dell’emergenza, la comunità scientifica chiede attenzione anche ai Paesi occidentali. Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva all’Università degli Studi di Milano La Statale, è esplicito: «L’epidemia di Ebola nella Rdc è un segnale che il mondo non può permettersi di ignorare. Non siamo davanti a uno scenario pandemico come il Covid, perché Ebola ha modalità di trasmissione molto diverse e meno efficienti, ma il rischio di espansione regionale africana è concreto e serio, ed è irresponsabile sottovalutare il problema per Europa e Italia». Un avvertimento che invita a non cedere alla tentazione di considerare la crisi congolese come geograficamente distante e quindi irrilevante per l’Occidente.

Il rischio per l’Europa: controllabile ma non trascurabile

Gianni Rezza, professore di Igiene e Sanità Pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, traccia uno scenario più rassicurante ma non privo di cautele. L’arrivo del virus Ebola in Europa non è da escludere, afferma, ma resterebbe comunque un evento controllabile. La condizione perché si concretizzi è che l’epidemia si diffonda in modo molto ampio in Africa, coinvolgendo anche centri urbani con aeroporti intercontinentali. Se un soggetto infetto e ancora asintomatico dovesse imbarcarsi e raggiungere un paese europeo, il caso sarebbe gestibile: i sintomi si presentano fin dall’inizio in forma grave, rendendo immediato l’isolamento del paziente. Un’amplificazione dell’epidemia in Europa appare quindi improbabile, perché i principali fattori che hanno moltiplicato i contagi in Africa — i riti funebri con contatto diretto sui defunti infetti e le condizioni critiche degli ospedali locali — non si ripresenterebbero nel contesto sanitario europeo.

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