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Garlasco, parla l’ex legale di Sempio: “Stasi innocente, ha mentito per coprire altri”

Pubblicato: 28/05/2026 21:02

Nuove dichiarazioni destinate a riaccendere il caso Garlasco. Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, torna a parlare dell’omicidio di Chiara Poggi e lo fa con affermazioni pesantissime, rilanciando tesi che scuotono ancora una volta una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi vent’anni.
Intervistato da Open, il legale – rinviato a giudizio per diffamazione nei confronti degli avvocati Giarda, storici difensori di Alberto Stasi – sostiene di non aver mai avuto intenzione di diffamare nessuno, ma soprattutto rilancia una teoria esplosiva sull’intera vicenda giudiziaria.

“Non volevo diffamare gli avvocati Giarda”

Lovati dovrà affrontare un processo a Milano dopo le dichiarazioni rilasciate negli anni scorsi sulla presunta “macchinazione” costruita attorno ad Andrea Sempio nel 2016.
L’ex legale spiega oggi di aver parlato “in un momento di foga” e di non aver avuto l’intenzione di colpire personalmente gli avvocati Fabio ed Enrico Giarda.

“Ho parlato di macchinazione perché mi sembrava una macchinazione”, afferma, richiamando anche il decreto di archiviazione del 2017 in cui si faceva riferimento a un “maldestro tentativo di riaprire le indagini”.
Secondo Lovati, tra le due espressioni esisterebbe una differenza giuridica importante: “maldestro tentativo” richiamerebbe la colpa, mentre “macchinazione” farebbe riferimento al dolo.

Chiesti 116mila euro di danni

Gli avvocati Giarda, costituitisi parte civile nel procedimento, hanno chiesto un risarcimento complessivo da 116mila euro per danni morali e d’immagine.
Lovati però minimizza: “È un loro diritto chiedere un risarcimento dei danni, loro l’hanno quantificato così. Staremo a vedere”.

L’avvocato ha anche deciso di rinunciare a riti alternativi, scegliendo di affrontare il dibattimento pubblico. “Perché sono innocente”, dichiara senza esitazioni.

“Sempio? Difendibile come prima”

Nonostante la rottura professionale con Andrea Sempio, Lovati continua a sostenere l’innocenza del suo ex assistito. Il rapporto tra i due si è interrotto mesi fa, dopo la revoca dell’incarico legale, ma l’ex difensore ribadisce la propria posizione.

“Io penso che sia difendibile come era difendibile prima”, afferma, dicendosi convinto che la nuova inchiesta possa concludersi con un’archiviazione. Lovati torna anche sul tema dei “processi ai pensieri”, riferendosi ai contenuti emersi dalle recenti indagini su Sempio: “Sono pensieri, meri pensieri”.

La frase shock su Alberto Stasi

La parte più clamorosa dell’intervista riguarda però Alberto Stasi. Lovati sostiene infatti di credere all’innocenza sia di Sempio sia dello stesso Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
Secondo l’avvocato, Stasi sarebbe stato condannato soprattutto per le bugie raccontate durante le indagini, ma quelle menzogne avrebbero avuto un altro scopo.

“La Corte d’Assise d’Appello bis ha condannato Stasi per una bugia, ma non si è chiesta perché abbia mentito”, sostiene Lovati. Il riferimento è alla famosa questione delle scarpe pulite e alla perizia sulla camminata che, secondo la difesa, dimostrerebbe che Stasi non sarebbe mai entrato davvero nella scena del crimine.

Da qui arriva la tesi più pesante. Secondo Lovati, Alberto Stasi avrebbe mentito per coprire altre persone mai indagate. “Lui ha coperto altri, su cui non si è investigato minimamente”, afferma l’avvocato. Parole che rilanciano scenari completamente alternativi rispetto a quelli emersi nei processi degli ultimi anni.

La teoria dell’organizzazione criminale

Lovati si spinge ancora oltre, evocando addirittura una presunta “organizzazione criminale internazionale” dietro il delitto di Garlasco. Una teoria che però non ha mai trovato riscontri concreti nelle indagini ufficiali.

In quasi vent’anni di inchieste, infatti, gli unici nomi finiti realmente sotto la lente della magistratura sono stati quelli di Alberto Stasi e Andrea Sempio. Nonostante questo, le nuove dichiarazioni dell’ex legale riaprono inevitabilmente il dibattito pubblico su uno dei casi giudiziari più controversi della cronaca italiana.

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