
Nel brusio del dopo-voto, tra commenti a caldo e analisi affrettate, Carlo Calenda osserva il quadro politico italiano e vede crepe che si allargano. Da una parte un centrodestra attraversato, a suo dire, da tensioni sempre più evidenti. Dall’altra un centrosinistra che rischia di smarrire la propria identità inseguendo equilibri complicati. In questo scenario il leader di Azione rilancia la sua scommessa: costruire un’area moderata, riformista ed europeista capace di parlare agli elettori delusi da entrambe le coalizioni.
Il punto, per Calenda, non è solo chi vince oggi una singola sfida locale, ma cosa succede domani quando la politica si misura davvero sul piano nazionale. E la sua lettura, ancora una volta, è tagliente: le fragilità non sono episodiche, ma strutturali.
Il voto amministrativo e la frase che gela l’entusiasmo
L’occasione per tornare sugli equilibri nazionali arriva dopo le elezioni amministrative. Ma Calenda invita a non trasformare quei risultati in una previsione automatica delle prossime Politiche. Per lui, il voto locale non è una cartina di tornasole affidabile per ciò che accadrà a livello nazionale.
E per spegnere sul nascere le letture più euforiche, liquida tutto con una battuta destinata a pesare nel dibattito: “Parliamo di un voto irrilevante, che non ci dice nulla sulle Politiche del prossimo anno”.

Schlein e le vittorie “simboliche”: lo scontro sulla narrazione
Nel mirino finisce anche la lettura politica fatta dal Partito Democratico di alcune vittorie considerate simboliche. Calenda contesta l’entusiasmo e, soprattutto, la narrazione costruita attorno a determinati risultati.
Il riferimento è anche al caso Venezia: qui il leader di Azione accusa Schlein di aver calcato troppo la mano e non usa mezzi termini. La frase resta secca, netta: “Schlein ha fatto una stupidaggine”.

Sicurezza e immigrazione: i temi che cambiano il consenso nel Nord
Secondo Calenda, il Pd starebbe sottovalutando temi che nel Nord Italia stanno pesando sempre di più nel modo in cui gli elettori orientano il consenso. Tra questi indica sicurezza, immigrazione e disagio delle periferie: questioni che, a suo giudizio, stanno modificando il dibattito pubblico e rischiano di far perdere terreno alla sinistra.
Calenda lo dice in modo diretto, richiamando il peso del tema soprattutto nel Centro-Nord: “Nel Centro-Nord è un tema predominante e non abbiamo idea di quanto la sinistra sia destinata a perdere su questa questione”. Poi aggiunge, alzando ulteriormente il tono: “La sicurezza sta esplodendo in tutto il Nord Italia, bisogna frenare la deriva degli irregolari che delinquono”.
Le critiche al governo: “Anche la destra sta fallendo”
Le accuse non si fermano al campo progressista. Calenda sostiene che anche il governo di centrodestra stia mostrando limiti importanti nella gestione delle principali emergenze del Paese.
La sua valutazione è dura e non fa sconti: “Anche la destra sta fallendo”. Un giudizio che si inserisce nella strategia di chi prova a costruire un’alternativa sia all’attuale maggioranza sia all’opposizione guidata dal Pd.
Il nodo Pd-M5S e l’ombra di Conte sulla leadership
Il passaggio più delicato arriva quando Calenda parla del rapporto tra Pd e Movimento 5 Stelle. Secondo lui, un’alleanza stabile potrebbe produrre l’effetto contrario rispetto a quello sperato dai vertici progressisti.
La sua tesi è chiara: “Se il Pd si allea con il Movimento, tanti 5 Stelle votano altri partiti o non vanno a votare”. E da qui arriva la previsione politicamente più esplosiva: per Calenda, Giuseppe Conte potrebbe diventare il vero punto di riferimento della futura coalizione, superando nei fatti la leadership di Schlein.
Renzi e le primarie: lo scenario che inquieta il Pd
Nella ricostruzione entra anche Matteo Renzi. Calenda descrive un ex premier che guarderebbe con attenzione alle dinamiche interne ai democratici e alle prossime mosse in vista delle primarie.
La previsione è tranchant: “Alle primarie presenterà un competitor di Schlein, spaccherà il Pd e farà vincere Conte”. Per Calenda, dunque, il rischio più grande per il centrosinistra non è solo la fatica delle alleanze, ma l’ascesa dell’ex premier pentastellato come figura centrale della coalizione.
La linea di Azione: niente Campo largo e niente governo con la destra
Da qui nasce la proposta politica di Calenda: Azione non intende aderire né al Campo largo né a formule di collaborazione con l’attuale maggioranza. La sua lettura è pessimista e si condensa in una frase: “Tra Meloni e Conte il Paese continuerà a declinare”.
E quindi la direzione, nelle sue parole, è una sola: “Noi di Azione andremo al centro, punto”. La posizione viene ribadita anche sul tema alleanze: “Non vado al governo con Salvini, Vannacci e Schifani e non entro nel Campo largo”.
Vannacci, Salis e Reggio Calabria: le stoccate finali
Nel ragionamento di Calenda compare anche Roberto Vannacci, indicato come uno dei protagonisti del momento. Il leader di Azione lo descrive così: “Vale tantissimo. È il nuovo populista di turno”.
Chiude con altri giudizi: su Silvia Salis afferma “Non credo, è troppo intelligente, lei non si brucerà”. E commentando Reggio Calabria e il successo di Cannizzaro, ammette stupore e critica i toni: “Io Cannizzaro non l’ho mai visto, veniva da Forza Italia. Le scene che ha fatto sono indecorose, dopodiché siccome ha preso il 65% forse sono sbagliato io”.


