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L’Europa è già in guerra, ma non vuole dirlo

Pubblicato: 29/05/2026 15:40

L’errore più grande che l’Europa può commettere è continuare a pensare la minaccia russa come qualcosa che riguarda soltanto l’Ucraina. Come se la guerra fosse rimasta chiusa dentro i confini dell’invasione del 2022. Come se Mosca combattesse solo a Kiev, a Kharkiv, nel Donbass o sul Mar Nero. La verità, molto più scomoda, è che la Russia ha già allargato il perimetro dello scontro. Non necessariamente con i carri armati, non ancora con un’invasione diretta, ma con una pressione sistematica, continua, ibrida, che investe ormai l’intero spazio europeo.

Il punto è proprio questo. L’Europa è già nel mirino di un’offensiva allargata. Cyberattacchi, sabotaggi, campagne di disinformazione, pressione sui confini orientali, uso politico dell’energia, interferenze nei processi democratici, sostegno a forze antioccidentali e tentativi di logorare l’opinione pubblica. È una guerra sotto soglia, pensata per non provocare una risposta militare diretta, ma abbastanza intensa da indebolire la coesione europea.

Mosca non sta solo cercando di conquistare territorio. Sta cercando di cambiare il clima politico dell’Occidente. Vuole un’Europa impaurita, divisa, stanca, convinta che difendere l’Ucraina sia un lusso, che riarmarsi sia una provocazione, che parlare di sicurezza sia isteria bellicista. In questo senso la strategia russa non mira soltanto ai governi, ma alle società. Entra nelle paure, nelle fratture, nelle stanchezze, nelle solitudini politiche del nostro continente.

La guerra non è più soltanto la linea del fronte. È il modo in cui un cittadino europeo comincia a dubitare della propria democrazia, della propria alleanza, della propria libertà. Ed è qui che l’Europa deve finalmente aprire gli occhi. Perché non basta dire che non vogliamo la guerra. Bisogna capire che qualcun altro l’ha già portata dentro il nostro spazio politico, informativo e strategico.

La difesa europea, allora, non è un capriccio dei falchi. È il tentativo tardivo di prendere atto della realtà. Se la Russia ha allargato il perimetro, anche l’Europa deve allargare la propria idea di sicurezza. Non solo armi, ma infrastrutture, intelligence, cybersicurezza, controllo delle dipendenze energetiche, protezione delle comunicazioni, tenuta democratica, cultura della verità.

Il pacifismo ingenuo oggi rischia di diventare il miglior alleato della forza. Perché la pace non si difende fingendo che la minaccia non esista. Si difende impedendo a chi usa la guerra come strumento politico di convincerci che la nostra libertà sia diventata troppo costosa.

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