
Il 31 maggio 2026 rappresenta una data cruciale per il futuro politico e sociale della Colombia, un Paese che si trova a un bivio storico profondo. I cittadini sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente in un clima di esasperata polarizzazione e di crescente tensione legata alla sicurezza nazionale. Nonostante lo storico accordo di pace siglato nel 2016 con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, lo scenario geopolitico interno non ha trovato una stabilità definitiva. Al contrario, la vecchia struttura della guerriglia unitaria ha lasciato il posto a una galassia frammentata di gruppi dissidenti, bande criminali e organizzazioni paramilitari che lottano ferocemente tra loro. Questi attori si contendono il controllo territoriale delle aree rurali più isolate, gestendo le rotte strategiche del narcotraffico, il drammatico business del traffico di esseri umani e lo sfruttamento delle miniere d’oro illegali. La campagna elettorale stessa è stata pesantemente segnata da questa ondata di violenza, culminata nel tragico assassinio del candidato della destra uribista Miguel Uribe Turbay, ucciso durante un comizio nella capitale Bogotà lo scorso giugno.

L’eredità di Petro e la proposta della sinistra
Il principale protagonista della fazione progressista è il senatore Ivan Cepeda, sessantatreenne di grande esperienza politica e considerato il vero delfino del presidente uscente Gustavo Petro. La Costituzione colombiana vieta categoricamente un secondo mandato presidenziale consecutivo, motivo per cui l’intera coalizione di governo ha deciso di convergere sul nome di Cepeda per dare continuità al progetto politico in corso. Al centro della proposta del candidato di sinistra si trova la dottrina della Pace Totale, un piano ambizioso che punta ad avviare negoziati simultanei e paralleli con tutte le sigle armate operanti sul territorio nazionale, con l’obiettivo ultimo di raggiungere un disarmo completo e una smobilitazione generale. Questa strategia ha però sollevato dure critiche da parte di numerosi analisti internazionali e della stampa estera, secondo i quali i ripetuti cessate il fuoco avrebbero paradossalmente offerto alle organizzazioni criminali il tempo e lo spazio necessari per rafforzarsi militarmente e consolidare la propria egemonia sulle popolazioni locali. I sondaggi della vigilia attribuiscono a Cepeda un solido e compatto sostegno da parte delle fasce giovanili urbane e dell’elettorato più progressista, ma questa base elettorale difficilmente gli consentirà di superare la soglia del cinquanta per cento dei voti necessari per blindare la vittoria già al primo turno.
La svolta securitaria e l’ultraliberismo di destra
Il principale contendente per l’accesso all’ormai scontato ballottaggio di giugno è l’avvocato penalista e imprenditore Abelardo de la Espriella, una figura carismatica ed estremamente controversa che incarna l’ala più radicale della destra colombiana. Divenuto celebre e ricchissimo grazie alla difesa legale di personaggi discussi a livello internazionale, tra cui l’imprenditore colombiano Alex Saab, de la Espriella ha costruito una campagna elettorale incentrata sul totale ripristino dell’ordine pubblico. Il suo programma politico prevede l’interruzione immediata di qualsiasi forma di dialogo con i gruppi guerriglieri e il lancio di una massiccia e spietata offensiva militare nelle zone calde del Paese. Sul piano della gestione carceraria, l’avvocato propone la costruzione di dieci mega-prigioni di massima sicurezza, esplicitamente ispirate al modello repressivo attuato dal presidente Nayib Bukele nel Salvador. Accanto a questa dottrina securitaria intransigente, de la Espriella affianca un modello economico di stampo ultraliberista che ricalca le politiche portate avanti in Argentina da Javier Milei. Noto anche per la sua vita stravagante, l’uso di abiti sartoriali dai colori sgargianti e la passione per le registrazioni di brani d’opera, questo candidato raccoglie ampi consensi tra i cittadini esasperati dalla criminalità che chiedono a gran voce il ritorno del pugno duro.
Il conservatorismo tradizionale e le vecchie rivalità
A contendere lo scettro di sfidante ufficiale della sinistra si presenta la senatrice di centrodestra Paloma Valencia, esponente di punta del partito conservatore Centro Democratico e fedele sostenitrice della linea politica intransigente dell’ex presidente Alvaro Uribe. Valencia ha battezzato il suo programma con il nome di Sicurezza Totale, ponendosi in netta contrapposizione sia con la visione della sinistra sia con l’approccio giudicato populista di de la Espriella. La senatrice non ha risparmiato attacchi diretti al suo rivale d’area, definendolo apertamente codardo per aver condotto i suoi appuntamenti elettorali indossando un giubbotto antiproiettile, un atteggiamento che secondo lei contrasta insanabilmente con la retorica dell’uomo forte proposta ai cittadini. La sfida della Valencia contro Cepeda assume inoltre i contorni di una profonda e personale faida politica. L’attuale complicata vicenda giudiziaria per frode e corruzione che vede coinvolto lo stesso Alvaro Uribe è nata proprio in seguito alle storiche denunce e alle lunghe battaglie legali condotte in prima persona dal senatore della sinistra, rendendo la corsa presidenziale un regolamento di conti tra i due blocchi storici della politica colombiana.
Lo scenario incerto del voto e i sondaggi
I pronostici della vigilia rimangono estremamente complessi e frammentati, con gli istituti di ricerca demoscopica che offrono visioni diametralmente opposte sull’esito finale della competizione. Da un lato, le rilevazioni condotte dall’istituto Invamer evidenziano uno scenario favorevole alla sinistra, ipotizzando che Ivan Cepeda possa trionfare in un eventuale secondo turno sia contro de la Espriella sia contro Valencia, riuscendo ad attrarre il voto decisivo del centro moderato e riformista. Dall’altro lato, i dati diffusi dalla società Guarumo mostrano una tendenza del tutto ribaltata, prevedendo una netta affermazione del blocco conservatore. Secondo questa seconda lettura, la destra e il centrodestra riuscirebbero a compattarsi in modo granitico in vista del ballottaggio fissato per il ventuno giugno, sbarrando definitivamente la strada al successore designato di Petro. Al di là dei numeri e delle stime statistiche, il voto odierno segnerà l’inizio di un percorso cruciale con cui Bogotà tenterà di trovare una via d’uscita da una crisi sociale, economica e di sicurezza che sembra non avere fine.


