
Il Partito Democratico si trova nel bel mezzo di una vera e propria tempesta politica, scosso da profonde divisioni interne che rischiano di ridisegnare completamente la mappa del potere locale. La pesante sconfitta elettorale subita alle recenti elezioni comunali di Venezia ha agito da catalizzatore, facendo esplodere malumori rimasti a lungo latenti tra la base militante e i vertici regionali. La gestione accentratrice delle ultime campagne elettorali e la percezione di un progressivo distacco dai circoli territoriali hanno alimentato una crisi profonda, che ora minaccia di portare al commissariamento della segreteria o alla convocazione immediata di un congresso straordinario per azzerare le cariche attuali.
Il terremoto politico e le ragioni dello scontro
Le frizioni interne sono culminate nelle dimissioni ufficiali di una delle figure storiche del riformismo trevigiano, l’ex senatrice e già sindaca di Montebelluna, Laura Puppato. La storica esponente dem ha deciso di rassegnare formalmente le proprie dimissioni dal ruolo di responsabile del forum giovani migranti veneti. Attraverso una lettera durissima indirizzata al segretario regionale Andrea Martella, l’ex parlamentare ha espresso una critica radicale all’attuale linea politica, accusando apertamente la dirigenza di aver scientificamente isolato la base del partito, i piccoli circoli di provincia e gli amministratori locali che ogni giorno lavorano sul territorio. Secondo questa visione, i vertici avrebbero sistematicamente privilegiato le ambizioni personali di pochi dirigenti a scapito delle reali competenze e delle istanze che provengono dalle comunità venete.
Il punto di non ritorno è stato raggiunto con i risultati fallimentari delle elezioni comunali a Venezia. La corsa alla carica di sindaco della città lagunare vedeva schierato proprio il segretario regionale Andrea Martella, la cui candidatura non è mai riuscita a fare breccia nell’elettorato ed è stata giudicata fin dall’inizio priva di un reale radicamento territoriale. Questa debolezza era stata evidenziata persino dal leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e l’esito delle urne ha confermato i timori della vigilia, accelerando il crollo della leadership veneta. Di fronte a questo scenario, la richiesta di un netto cambio di rotta è diventata inevitabile per l’ala critica del partito, che ora esige l’assunzione di responsabilità per la debacle.
Le richieste di azzeramento dei vertici e il ruolo di Roma
La reazione dell’ex sindaca di Montebelluna non si limita a un semplice disimpegno personale, ma si configura come una formale richiesta di dimissioni collettive per tutti i vertici regionali e metropolitani. Sul banco degli imputati sono finiti in particolare Matteo Bellomo, considerato il regista della fallimentare campagna elettorale veneziana, e la consigliera Monica Sambo. Se la dirigenza veneta dovesse rifiutarsi di compiere un passo indietro, l’ex senatrice si è detta pronta a invocare l’intervento diretto della segretaria nazionale Elly Schlein per imporre una svolta d’autorità. Le opzioni sul tavolo per il futuro immediato del partito in Veneto sono essenzialmente due, ovvero la convocazione di un congresso anticipato da tenersi già nel mese di settembre oppure la via più traumatica del commissariamento da parte di Roma.
La corsa alla successione e le nuove candidature
Mentre si consuma lo strappo, il panorama politico regionale guarda già al dopo-Martella, nonostante quest’ultimo sia destinato a mantenere comunque sia il suo seggio in Senato che il ruolo di consigliere comunale a Venezia. La complessa macchina del totonomi è già partita e vede in pole position diverse figure di rilievo della nuova generazione democratica. Tra i profili più accreditati spicca il trevigiano Matteo Favero, esponente molto vicino alle aree interne che fanno capo a Franceschini e alla stessa segretaria nazionale. Accanto a lui si fanno insistenti i nomi della padovana Vanessa Camani e della veronese Alessia Rotta, pronte a rappresentare le diverse anime geografiche e politiche della regione. In questo scenario di totale incertezza non si esclude inoltre una clamorosa discesa in campo della stessa Laura Puppato, che potrebbe decidere di candidarsi in prima persona per la guida della segreteria veneta, proponendosi come figura di rottura rispetto alla gestione passata.


