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Beatrice morta a 2 anni, arrestata anche la madre: “Picchiava la figlia e assisteva alle violenze del compagno”

Pubblicato: 31/05/2026 17:03

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni deceduta il 9 febbraio scorso. Dopo l’arresto del compagno della madre, gli investigatori hanno disposto la custodia cautelare anche per Emanuela Aiello, 44 anni, accusata di maltrattamenti aggravati dalla morte della figlia.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna non avrebbe soltanto maltrattato personalmente la bambina, ma avrebbe anche assistito alle presunte violenze del compagno Manuel Iannuzzi senza intervenire. Le contestazioni comprendono inoltre la mancata richiesta di cure mediche per la piccola nonostante le sue condizioni fossero apparse gravissime nei giorni precedenti al decesso.

Le accuse e l’interrogatorio

La donna sarà interrogata dal giudice per le indagini preliminari il 3 giugno nel carcere di Pontedecimo, a Genova. Gli investigatori le contestano anche di aver trascurato le tre figlie, lasciandole sole in più occasioni per raggiungere il compagno.

Iannuzzi, arrestato il 30 maggio, deve rispondere della stessa accusa. Gli atti dell’indagine descrivono un contesto familiare caratterizzato da presunti maltrattamenti, vessazioni e comportamenti violenti nei confronti delle bambine. Alla madre viene inoltre contestato di aver rimproverato le figlie maggiori con insulti e bestemmie e di aver ignorato i segnali di sofferenza della più piccola.

Già nelle prime fasi dell’inchiesta, una testimone aveva riferito ai carabinieri che Aiello sarebbe stata solita picchiare quotidianamente la figlia minore, definendola una «madre violenta». Le numerose contraddizioni emerse durante gli interrogatori avevano inizialmente portato all’accusa di omicidio preterintenzionale.

Il racconto delle sorelle maggiori

Un ruolo centrale nell’indagine è stato svolto dalle dichiarazioni della figlia maggiore della donna, che ha raccontato agli investigatori le ultime ore di vita della sorellina. La bambina avrebbe descritto una situazione di grave sofferenza protrattasi per giorni senza che venisse richiesto l’intervento dei soccorsi.

Secondo il suo racconto, già dal 7 febbraio, mentre si trovavano a Perinaldo, in provincia di Imperia, la piccola Beatrice manifestava sintomi allarmanti. La sorella ha riferito di averla sentita urlare e di aver notato episodi di vomito ripetuti. Il giorno successivo le condizioni sarebbero ulteriormente peggiorate, con perdite di sangue dal naso, difficoltà a reggersi e uno stato di evidente debilitazione.

Le due sorelle maggiori avrebbero tentato di attirare l’attenzione degli adulti presenti in casa, ma senza ottenere risposta. Nonostante la situazione descritta come estremamente grave, nessuno avrebbe contattato il 118.

Il presunto tentativo di depistaggio

Nell’ordinanza cautelare gli inquirenti parlano di una serie di menzogne e contraddizioni che sarebbero state messe in atto dalla madre nel tentativo di allontanare da sé e dal compagno ogni sospetto. Secondo l’accusa, la donna avrebbe cercato di alterare la ricostruzione dei fatti e di influenzare indirettamente anche eventuali testimoni.

Le indagini hanno inoltre evidenziato presunte pressioni esercitate sulle due figlie maggiori affinché non raccontassero quanto accaduto. Dopo il malore della bambina, infatti, la madre e il compagno avrebbero chiesto alle piccole di non riferire di essere state a Perinaldo e di non parlare del rapporto con Iannuzzi.

Quando Beatrice arrivò a Bordighera, sempre in provincia di Imperia, i soccorsi non poterono fare altro che constatarne il decesso. Secondo gli atti dell’inchiesta, la bambina sarebbe morta diverse ore prima dell’arrivo in ospedale.

Nel frattempo Iannuzzi continua a respingere ogni addebito. Attraverso i suoi legali si è detto «sconvolto» per quanto accaduto e attende di esaminare gli atti prima dell’interrogatorio davanti al giudice.

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