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Cinema italiano in lutto! Addio mito

Pubblicato: 02/06/2026 17:00

Si è spento a Roma all’età di 90 anni Giacomo Piperno, attore e doppiatore tra i più riconoscibili e versatili del panorama italiano. Ricoverato al Policlinico Umberto I, Piperno lascia una carriera lunga oltre sei decenni, costruita tra cinema, televisione e doppiaggio. A comunicarne la scomparsa sono stati i figli.

Nato a Roma il 20 gennaio 1936 in una famiglia ebraica, riuscì a sfuggire alle deportazioni naziste durante il rastrellamento del ghetto del 1943, trovando rifugio in Svizzera insieme ai familiari. Un’esperienza che segnò profondamente la sua vita prima ancora dell’inizio della carriera artistica.

Una carriera tra grandi registi e personaggi indimenticabili

Il debutto arrivò nel 1960 in televisione, ma fu il film Commandos del 1968 a spalancargli le porte del grande schermo. Da quel momento Piperno costruì una filmografia ricca e variegata, lavorando con alcuni dei più importanti registi italiani.

Tra le sue interpretazioni più note figurano quelle in Sacco e Vanzetti, Rugantino, Tu mi turbi di Roberto Benigni, Il piccolo diavolo, Il camorrista di Giuseppe Tornatore, Splendor di Ettore Scola, Porte aperte di Gianni Amelio, Il portaborse e Pasolini, un delitto italiano. Ruoli diversi tra loro, capaci di mettere in luce una straordinaria duttilità interpretativa.

Anche il pubblico televisivo imparò a conoscerlo e apprezzarlo grazie alla partecipazione a numerose fiction e miniserie, da Napoleone a Sant’Elena fino a Caterina e le sue figlie, dove interpretò il marito del personaggio di Iva Zanicchi.

La voce dietro grandi protagonisti del cinema

Accanto all’attività di attore, Piperno fu anche un apprezzato doppiatore. Tra gli anni Sessanta e Ottanta prestò la propria voce a numerosi interpreti internazionali, tra cui Gene Hackman e Philippe Leroy, contribuendo a rendere familiari al pubblico italiano alcuni dei volti più celebri del cinema mondiale.

Con la sua scomparsa se ne va uno di quegli interpreti capaci di attraversare epoche, generi e linguaggi diversi, lasciando un segno discreto ma profondo nella storia dello spettacolo italiano.

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