
La rottura di Pina Picierno con il Pd segna un passaggio politico destinato a pesare dentro e fuori il centrosinistra. La vicepresidente dell’Eurocamera ha annunciato l’addio al partito in una intervista al Foglio, spiegando che «la casa dei riformisti non c’è più» e che non si può restare ambigui davanti al «fascismo putiniano» e agli estremismi. Una presa di posizione netta, che non riguarda soltanto la collocazione personale dell’esponente dem, ma il giudizio più ampio sulla traiettoria politica del partito guidato da Elly Schlein.
Secondo quanto riferito da fonti vicine alla vicepresidente del Parlamento europeo, Picierno aderirà al Partito Democratico europeo, guidato da Sandro Gozi e collocato all’Eurocamera nel gruppo Renew. Nell’intervista, l’eurodeputata sostiene che il Pd avrebbe progressivamente smesso di essere la casa dei riformisti nel momento in cui avrebbe smarrito la tensione verso il governo della complessità, concentrandosi sempre più sulla tutela della propria identità politica come obiettivo in sé.
La critica al partito
Per Picierno, il punto centrale è il rapporto tra rappresentanza e responsabilità di governo. Una forza riformista, spiega, non può limitarsi a parlare a chi già si riconosce nella stessa visione, ma deve costruire consenso, assumersi responsabilità e indicare una direzione. Il riformismo, nella sua lettura, non nasce per custodire una comunità politica, ma per misurarsi con la realtà anche quando questa appare nuova, scomoda o inquietante. Da qui la critica a un partito che, invece di interrogarsi su come governare il mondo emergente, avrebbe finito per chiedersi soprattutto come rappresentarne una parte.
La vicepresidente dell’Eurocamera attacca anche la deriva interna del campo progressista, sostenendo che quando una forza riformista rinuncia alla battaglia delle idee e sposta tutto sulla competizione tra leadership, smette di essere protagonista e diventa imitatrice. Il passaggio più duro riguarda la politica estera e l’atteggiamento verso l’Ucraina. Secondo Picierno, nel momento in cui l’Europa ha iniziato a immaginare l’ingresso di Kiev nella propria comunità politica, molti a sinistra avrebbero «nicchiato», rivelandosi ipocriti e opportunisti.
Ucraina, Pride e giustizia
Per l’eurodeputata, integrare un Paese aggredito dall’imperialismo russo nell’Unione europea significa trasformare la solidarietà in una scelta politica concreta. È qui che Picierno vede una prova decisiva per la sinistra: rispondere alla violenza non con la neutralità, ma con l’integrazione. Una posizione che si lega alla sua critica verso ogni ambiguità nei confronti del mondo putiniano e degli estremismi, considerati incompatibili con una cultura autenticamente progressista e di governo.
La decisione di lasciare il Pd arriva dopo segnali già emersi nei giorni scorsi. Picierno aveva contestato duramente l’esclusione di una realtà ebraica Lgbtq+ dal Roma Pride, sostenendo che chiedere agli ebrei di dimostrare di essere politicamente accettabili per partecipare a uno spazio pubblico significhi oltrepassare un limite pericoloso. Per lei quel problema ha un nome preciso: antisemitismo. Anche sulla giustizia, in contrasto con la linea del partito sul referendum, aveva rivendicato che le riforme riguardano concretamente la vita dei cittadini, non una questione separata dalla realtà quotidiana.


