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Stragi del ’93, archiviazione per Berlusconi e Dell’Utri. Marina Berlusconi: “Inchiesta assurda, per la sesta volta finisce nel nulla”

Pubblicato: 04/06/2026 13:07

La chiusura dell’inchiesta della Procura di Firenze sulle presunte responsabilità legate alle stragi del 1993-1994 riporta al centro del dibattito politico e giudiziario una vicenda che da decenni alimenta polemiche, contrapposizioni e letture profondamente divergenti. L’archiviazione delle accuse nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri riapre infatti lo scontro tra chi parla di conclusione inevitabile del lavoro dei magistrati e chi, invece, denuncia un lungo percorso segnato da errori e pregiudizi.

La notizia, emersa a distanza di mesi dal decreto del tribunale, ha immediatamente provocato reazioni nel mondo politico e imprenditoriale, riportando l’attenzione su una delle inchieste più controverse degli ultimi trent’anni.
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Marina Berlusconi e il caso Firenze

A intervenire con parole molto dure è stata Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, che ha commentato l’archiviazione dell’indagine definendola l’ennesimo epilogo di un percorso giudiziario già più volte concluso senza esiti accusatori.

“È la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei pubblici ministeri”.

Nel suo intervento, Marina Berlusconi ha sottolineato come, a suo giudizio, l’intero impianto accusatorio sia stato costruito su una narrazione priva di riscontri solidi, definendolo un “teorema giudiziario e mediatico” alimentato nel tempo da pregiudizi e non da prove concrete.

“È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico. Stupisce, invece – e molto – che il decreto di archiviazione del Tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?”

Stragi del 1993 e ricostruzione contestata

Nel suo intervento, la presidente di Fininvest ha anche richiamato il lungo periodo di sospetti e ricostruzioni mediatiche legate alla tesi secondo cui le stragi mafiose del 1993-1994 avrebbero avuto l’obiettivo di favorire la nascita di Forza Italia.

Secondo Marina Berlusconi, tale impostazione avrebbe prodotto un danno duraturo sia sul piano giudiziario sia su quello dell’immagine pubblica delle persone coinvolte.

“L’intera vicenda ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto soltanto una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali”.

La manager ha inoltre ribadito una lettura completamente diversa della figura del padre, sostenendo il suo ruolo nella lotta alla criminalità organizzata e richiamando alcune delle principali misure adottate durante i governi guidati da Silvio Berlusconi.

Difesa politica e battaglia sulla giustizia

Nel suo intervento, Marina Berlusconi ha poi allargato il ragionamento al sistema giudiziario italiano, sottolineando come la vicenda rappresenti, a suo avviso, un esempio delle criticità ancora presenti nel rapporto tra giustizia e politica.

“Questi sono i fatti, tanto concreti quanto inconfutabili. Tutto il resto è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti. Ora che mio padre non c’è più, chi potrà mai restituirgli il tempo trascorso sotto il peso di queste accuse, terribili e infondate? E qualcuno risponderà mai del falso spacciato per vero?”

La presidente di Fininvest ha inoltre espresso l’auspicio che quella appena conclusa possa essere l’ultima fase di una lunga stagione giudiziaria segnata da indagini ripetute e archiviazioni successive.

L’intervento di Antonio Tajani

Sulla stessa linea è intervenuto anche il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha commentato la chiusura dell’inchiesta con toni altrettanto critici nei confronti dell’impianto accusatorio.

“Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze. Altro che mandanti occulti. Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia.”

Tajani ha inoltre sottolineato la lentezza del percorso giudiziario e la necessità di una riforma del sistema della giustizia, richiamando il tema della responsabilità civile dei magistrati e definendo la questione come una priorità ancora aperta nel dibattito politico italiano.

Una vicenda ancora al centro del confronto politico

L’archiviazione dell’inchiesta di Firenze sulle stragi del ’93 chiude formalmente un capitolo giudiziario, ma riapre un fronte politico e istituzionale che continua a dividere opinioni e letture.

Da un lato chi considera la decisione la conferma dell’assenza di elementi probatori; dall’altro chi ritiene che la lunga durata dell’indagine rappresenti un problema strutturale del sistema giudiziario italiano. Un confronto che, ancora una volta, si intreccia con la memoria di una stagione segnata da attentati mafiosi che hanno profondamente colpito la storia del Paese.

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