
Il Quirinale chiude il caso sulla grazia concessa alla signora Minetti e conferma la piena correttezza del provvedimento. Dopo le verifiche richieste dalla Presidenza della Repubblica e sollecitate dal Ministero della Giustizia, la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano ha concluso che i presunti fatti riportati da alcune notizie di stampa “non corrispondono al vero”. Una valutazione di cui il Presidente della Repubblica ha preso atto “con rispetto”, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura.
Secondo quanto si legge nella nota diffusa dal Quirinale, gli accertamenti sono stati condotti “in ogni direzione necessaria”, anche attraverso gli organismi di polizia italiani e l’Interpol. Alla luce delle conclusioni della Procura Generale di Milano, non emergono dunque elementi tali da giustificare una nuova valutazione del decreto di clemenza.
Il Quirinale difende la prassi sulle grazie
La Presidenza della Repubblica ricorda inoltre che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Capo dello Stato concede abitualmente il provvedimento, senza lasciarsi condizionare da valutazioni estranee alle finalità umanitarie previste dall’istituto.
Il Quirinale precisa anche che, nel caso in questione, non vi sarebbe stata alcuna “inconsueta segretezza”. Nella maggior parte dei casi, infatti, la concessione della grazia non viene accompagnata da un comunicato pubblico, soprattutto quando sono presenti dati sensibili legati a malattie, vicende familiari, minori o altri aspetti personali da tutelare.
Nel mandato presidenziale in corso, si legge ancora nella nota, sono state concesse 42 grazie: per 12 è stato diffuso un comunicato, mentre per 30 casi non vi è stata alcuna comunicazione pubblica proprio per la presenza di elementi riservati. La Presidenza della Repubblica, conclude il comunicato, osserva il rispetto del divieto di diffusione di questi dati.


