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Beatrice morta a Bordighera, adesso si muove l’Italia intera! Cosa succede

Pubblicato: 05/06/2026 10:12

La richiesta di un gesto istituzionale che riconosca pubblicamente il dolore e la portata della tragedia continua a raccogliere adesioni. Sono già oltre 22mila le firme su Change.org per chiedere l’istituzione di una giornata di lutto nazionale per la piccola Beatrice, la bambina di 2 anni morta a Bordighera in una vicenda che gli inquirenti attribuiscono a presunti maltrattamenti avvenuti all’interno del contesto familiare.

Una mobilitazione che cresce di ora in ora e che riflette l’impatto emotivo della storia sull’opinione pubblica, mentre proseguono le indagini giudiziarie e gli accertamenti sulle responsabilità. La vicenda vede al centro la madre Emanuela Aiello e il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi in carcere con accuse gravissime.
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La petizione e la richiesta di un gesto simbolico

Alla base dell’iniziativa popolare c’è la richiesta di una giornata di lutto nazionale che, secondo i promotori, rappresenterebbe un momento collettivo di riflessione e memoria. Nel testo della petizione si sottolinea la necessità di un riconoscimento pubblico del dramma vissuto dalla bambina e di un’attenzione più ampia sulle presunte criticità del sistema di protezione dei minori.

“Una giornata indispensabile per chiedere scusa in modo unito, individuale e collettivo, a Beatrice, per porre la nostra attenzione e quella delle istituzioni sulle mancanze sistemiche e iniziare a lavorare affinché simili orrori non si ripetano mai più”, si legge nel documento.

I promotori invitano inoltre alla partecipazione attiva dei cittadini, sottolineando la volontà di trasformare la vicenda in un momento di consapevolezza collettiva: “Dimostriamo che non siamo indifferenti, non ci voltiamo dall’altra parte, non dimenticheremo Beatrice e che faremo tutto il possibile per proteggere i bambini”.

Nel testo viene richiamato anche il ruolo delle due sorelline della vittima, di 7 e 9 anni, considerate centrali nelle indagini: “Con le loro testimonianze hanno fatto scoprire la responsabilità anche del compagno della madre in tutta la vicenda e nell’uccisione di Beatrice”.

Le accuse e il quadro investigativo

Sul fronte giudiziario, la posizione degli indagati resta al centro dell’inchiesta. Durante gli interrogatori di garanzia, Emanuel Iannuzzi ha scelto di non rispondere alle domande degli inquirenti, mentre la madre Emanuela Aiello ha dichiarato tra le lacrime di non aver “mai toccato le mie bambine”.

Un quadro che, secondo la ricostruzione investigativa, contrasterebbe con le testimonianze raccolte e con gli esiti degli accertamenti medico-legali. Le dichiarazioni delle due figlie maggiori, ascoltate anche in presenza di una psicologa, avrebbero infatti delineato una situazione di violenza domestica ripetuta nel tempo.

La sorella maggiore ha raccontato episodi di abbandono e maltrattamenti, riferendo che la madre si assentava spesso lasciando le bambine sole. “La mamma ci lasciava spesso da sole. Per quattro mesi ci ha lasciato sole per andare a dormire da Emanuel”, avrebbe dichiarato.

Nello stesso contesto, la minore avrebbe descritto anche comportamenti violenti attribuiti al compagno della madre, parlando di episodi ripetuti nel tempo e di una situazione di crescente degrado familiare.

Le evidenze medico-legali e le contraddizioni

A rafforzare il quadro accusatorio, secondo gli inquirenti, sarebbero anche i risultati dell’autopsia sulla piccola Beatrice, che avrebbero evidenziato un quadro di lesioni multiple compatibili con percosse ripetute nel tempo.

Il referto parla di “numerose ecchimosi violacee” su diverse parti del corpo, oltre a lesioni craniche ritenute determinanti nel decesso. Tra gli elementi più significativi emerge anche la presenza di un segno riconducibile a un’impronta compatibile con una suola di scarpa.

Secondo la ricostruzione medico-legale, le lesioni sarebbero state inferte in un arco temporale prolungato, fino alle ore immediatamente precedenti alla morte della bambina, avvenuta presumibilmente tra le 6 e le 8 ore prima della chiamata al 118.

Gli investigatori contestano inoltre la versione iniziale fornita dalla madre, che aveva parlato di una caduta dalle scale, circostanza smentita sia dagli accertamenti tecnici sia dalle testimonianze raccolte.

Il ruolo dei familiari e il nodo delle omissioni

Nelle ultime fasi dell’inchiesta, l’attenzione si è spostata anche su altri membri della famiglia, in particolare i nonni materni. Secondo gli investigatori, questi ultimi avrebbero avuto contatti frequenti con le bambine durante il periodo in cui si sarebbero verificati i maltrattamenti.

Le immagini acquisite dai dispositivi della madre mostrerebbero la presenza di lividi già nei giorni precedenti alla morte della piccola, elemento che contrasterebbe con alcune dichiarazioni rese dai familiari, secondo cui la bambina non avrebbe presentato segni evidenti pochi giorni prima della tragedia.

Parallelamente, emerge il racconto della sorella maggiore, che avrebbe tentato di segnalare la situazione di difficoltà agli adulti di riferimento senza però ottenere risposte efficaci.

Una vicenda ancora al centro delle indagini

Per gli inquirenti, il quadro complessivo delineerebbe una situazione fatta non solo di violenza fisica e verbale, ma anche di omissioni e mancati interventi. Una responsabilità che, secondo l’impostazione accusatoria, riguarderebbe sia il ruolo diretto degli indagati sia le eventuali mancate segnalazioni di chi era a conoscenza del contesto familiare.

Mentre prosegue il lavoro della magistratura, la petizione per il lutto nazionale per Beatrice continua a raccogliere adesioni, diventando uno dei principali simboli della mobilitazione pubblica attorno a una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica e riaperto il dibattito sulla tutela dei minori.

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