
Vladimir Putin respinge la proposta di un incontro diretto con Volodymyr Zelensky e torna a ribadire che non esistono le condizioni per un vertice tra i due leader. Dal Forum economico di San Pietroburgo, il presidente russo ha liquidato l’iniziativa del capo dello Stato ucraino con parole nette: «Non c’è motivo di incontrarci». Una risposta che conferma la distanza tra le parti proprio mentre l’Europa tenta di rientrare nel negoziato e Washington annuncia nuovi aiuti militari a Kiev.
Secondo Putin, un faccia a faccia avrebbe senso soltanto dopo un accordo costruito dalle delegazioni negoziali. Il Cremlino sostiene che un incontro oggi servirebbe soltanto a rallentare l’avanzata russa sul campo. Zelensky ha replicato accusando il presidente russo di continuare a scegliere la guerra e di rifiutare ogni occasione concreta per avviare un percorso verso la pace.
L’apertura a Schroeder
Nel corso del suo intervento a San Pietroburgo, Putin ha annunciato invece un incontro con l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, da anni considerato uno degli interlocutori occidentali più vicini a Mosca. Il presidente russo ha definito il colloquio «cordiale e positivo», tornando a indicare il politico tedesco come possibile mediatore.
Una prospettiva che continua però a incontrare la diffidenza delle capitali europee. Schroeder è infatti stato a lungo legato al colosso energetico russo Gazprom e in passato l’Unione europea ha già escluso un suo ruolo ufficiale nei tentativi di mediazione.
Le condizioni del Cremlino
Sul piano diplomatico, Putin non ha mostrato alcuna apertura sulle richieste fondamentali avanzate da Mosca fin dall’inizio del conflitto. Il leader russo ha ribadito che la guerra terminerà soltanto quando saranno raggiunti «tutti gli obiettivi» fissati dal Cremlino.
Tra questi restano il riconoscimento dei territori occupati dalla Russia, il ritiro delle forze ucraine dalle regioni rivendicate da Mosca e la rinuncia definitiva di Kiev all’ingresso nella Nato. Condizioni che l’Ucraina e i governi europei continuano a considerare inaccettabili.
Nel suo intervento Putin ha anche elogiato Donald Trump, sostenendo che il conflitto non sarebbe scoppiato se il presidente americano avesse vinto le elezioni del 2020. Una tesi già sostenuta in diverse occasioni sia dal leader russo sia dallo stesso Trump.
L’attacco all’Europa
Accanto ai temi militari, Putin ha dedicato ampio spazio alla situazione economica. Il presidente russo ha respinto le analisi occidentali che descrivono una Russia indebolita dalle sanzioni e ha sostenuto che l’economia del Paese continua a reggere.
Nel mirino sono finite soprattutto le classi dirigenti europee. Secondo il capo del Cremlino, le sanzioni non starebbero danneggiando Mosca quanto l’Europa stessa. Putin ha citato il debito pubblico di Italia e Francia, sostenendo che sia più elevato di quello russo, e ha accusato le élite europee di «provocare il caos nei mercati internazionali».
Parole che confermano come, nonostante i richiami alla pace e ai possibili compromessi evocati nei giorni scorsi, la posizione russa resti sostanzialmente immutata. Mosca continua a chiedere concessioni territoriali e politiche all’Ucraina, mentre respinge qualsiasi ipotesi di negoziato che non parta dalle condizioni fissate dal Cremlino.


