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Beatrice morta a 2 anni, l’autopsia rivela nuovi dettagli: lividi, traumi e lesioni precedenti al decesso

Pubblicato: 07/06/2026 20:09

A quasi sei mesi dalla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia, emergono nuovi elementi dall’autopsia che delineano un quadro sempre più drammatico. Le risultanze medico-legali sono ora al centro dell’inchiesta che vede in carcere la madre, Emanuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi.

Secondo quanto emerso dagli esami sul corpo della bambina, sarebbero state riscontrate numerose ecchimosi distribuite su diverse parti del corpo. I medici hanno rilevato segni compatibili con traumi al volto, al collo, al torace, all’addome, agli arti superiori e inferiori. Per gli investigatori, alcune delle lesioni potrebbero risalire ai giorni precedenti alla morte, suggerendo che la piccola avrebbe subito violenze ripetute prima del decesso.

Le lesioni e il sospetto tentativo di cancellare le prove

Dalle indagini emerge che nei primi giorni di febbraio la bambina presentava già ferite al labbro e altri segni visibili sul corpo. Gli inquirenti ipotizzano che qualcuno possa aver versato acqua calda sulla pelle della piccola nel tentativo di alterare o nascondere le lesioni già presenti. Un elemento che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente il quadro accusatorio.

La morte sarebbe avvenuta tra la notte dell’8 febbraio e la mattina del 9 febbraio. Secondo la ricostruzione investigativa, la bambina sarebbe stata già priva di vita quando vennero allertati i soccorsi e durante il successivo trasferimento in auto da Perinaldo, in provincia di Imperia, a Bordighera, insieme alle sorelle.

Il trauma cranico e le possibilità di sopravvivenza

Tra gli elementi più rilevanti emersi dall’autopsia vi è la presenza di un grave trauma cranico, indicato come causa principale della morte. Gli specialisti ritengono che la lesione non sia compatibile con una semplice caduta accidentale dalle scale o dalla culla. Le indagini stanno cercando di chiarire con precisione le modalità con cui la bambina abbia riportato il colpo fatale.

Sul corpo sarebbero inoltre state individuate impronte riconducibili a scarpe sulle gambe della piccola, un dettaglio che alimenta l’ipotesi di percosse. Gli investigatori non escludono che le lesioni possano essere state provocate con pugni, calci o altri oggetti contundenti.

L’aspetto più doloroso della vicenda riguarda però i tempi del decesso. Secondo gli accertamenti medico-legali, tra il trauma cranico e la morte causata dall’emorragia interna con successivo collasso cardiorespiratorio potrebbero essere trascorse fino a 48 ore. Un intervallo durante il quale, secondo gli esperti, la bambina avrebbe potuto ricevere cure salvavita.

Le due sorelle della piccola, oggi considerate testimoni chiave dell’inchiesta, avrebbero cercato più volte di richiamare l’attenzione degli adulti sulle condizioni di Beatrice. Un elemento che aggiunge ulteriore drammaticità a una vicenda destinata a lasciare un segno profondo nella comunità e nella vita delle bambine coinvolte.

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