
Le indagini sulla misteriosa sparizione di Alisya e Sarah, le due sorelline svanite nel nulla in Abruzzo nella notte tra il 7 e l’8 giugno, si concentrano ora sulle abitudini quotidiane delle minori all’interno della comunità. Le due ragazze avrebbero abbandonato la casa famiglia che le ospitava da circa due anni senza portare con sé i telefoni cellulari e privandosi di qualsiasi segno distintivo. Un dettaglio, questo, che secondo gli investigatori dimostrerebbe la chiara volontà di rendere il più difficile possibile la loro identificazione durante le prime, cruciali ore della fuga.
Mentre la task-force sul territorio continua a setacciare l’area, una testimonianza decisiva accende una nuova luce sul caso. A parlare è una commerciante del posto, che ha descritto alle telecamere della trasmissione “Morning News” su Canale 5 i comportamenti delle due sorelle fino a poche ore prima che si perdessero le loro tracce.
«Qualcuno le ha aiutate»: i sospetti e la routine delle due sorelle
Le parole della donna scardinano l’ipotesi di un gesto impulsivo e solitario, puntando il dito contro la presenza di una presunta rete di supporto esterna. «Non credo si siano allontanate da sole – ha spiegato una barista intervenuta a “Morning News” -, qualcuno le avrà aiutate a scappare». Secondo la ricostruzione della testimone, che vedeva quotidianamente le due minori, nulla nel loro comportamento lasciava trasparire ansia o pianificazioni nascoste.

«Venivano tutti i giorni qua, con gli operatori, si sedevano proprio in questi tavolini qua ed erano molto tranquille come bambine», ha aggiunto la donna, evidenziando una serenità che contrasta nettamente con la successiva sparizione notturna.
L’elemento più rilevante emerso dal racconto della commerciante riguarda però l’impossibilità per le ragazze di muoversi in autonomia, un fattore che stringe il cerchio attorno all’ipotesi del complice. «Io non le ho mai viste da sola – ha sottolineato la barista -. E il sabato prima della scomparsa loro sono state fino alle 10 circa, al massimo alle 9.30». La costante presenza degli educatori durante le loro uscite pubbliche avvalora la tesi secondo cui le due sorelle avessero un appuntamento fisso e sicuro una volta uscite dalla struttura protetta, forse concordato attraverso quei canali paralleli su cui la Procura sta continuando a indagare.


