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“L’ho scoperto così”. Sorelle scomparse, parla la mamma: confessione agghiacciante

Pubblicato: 17/06/2026 17:39

La vicenda della scomparsa delle sorelle Alisya e Sarah Di Giacinto, rispettivamente di sedici e dodici anni, ha assunto i contorni di un vero e proprio dramma familiare e istituzionale. Le due giovani si sono allontanate da una casa famiglia situata a Civitella Alfedena, un piccolo comune in provincia dell’Aquila, lasciando dietro di sé una scia di angoscia e molteplici interrogativi ancora senza risposta. La vicenda, che si trascina ormai da diversi giorni, mette in luce non soltanto la fragilità del sistema di vigilanza sulle strutture protette, ma anche una profonda mancanza di comunicazione tra gli organi dello Stato e i familiari più stretti dei minori coinvolti.

Un silenzio inaccettabile e la scoperta casuale

Il fulcro del risentimento e del dolore di Valeria D’Acunto, madre delle due ragazze, risiede nelle modalità con cui è venuta a conoscenza del fatto. La donna non è stata contattata formalmente né dai responsabili della struttura residenziale né dai servizi sociali che avevano in carico le figlie. La scoperta è avvenuta in modo del tutto fortuito e traumatico, quando un carabiniere si è presentato alla porta della sua abitazione per verificare se le due minorenni avessero fatto ritorno a casa della madre. Questo episodio ha gettato la donna in uno stato di totale sconcerto e angoscia, poiché fino a quel preciso istante era convinta che le sue figlie si trovassero al sicuro all’interno della comunità abruzzese. Il legale della donna, Enrico Mastantuono, ha definito questa totale assenza di comunicazioni come un comportamento deplorevole, soprattutto se valutato da un punto di vista strettamente umano, poiché ha privato una madre del diritto elementare di sapere che le proprie figlie erano svanite nel nulla già da diverse ore.

Le tensioni familiari e la gestione burocratica

La permanenza delle due sorelle nella casa famiglia di Civitella Alfedena non era un fatto accidentale, ma il risultato di un lungo e complesso iter giudiziario legato alla forte conflittualità tra gli ex coniugi. L’autorità giudiziaria aveva infatti disposto in precedenza la sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori, una misura drastica presa a esclusiva tutela delle minori. Tuttavia, il quadro normativo e familiare stava subendo un importante cambiamento proprio a ridosso della scomparsa. Il padre delle ragazze, Stefano Di Giacinto, era riuscito a ottenere un provvedimento di ripristino della propria responsabilità genitoriale. Questo atto legale stabiliva che le due sorelle avrebbero dovuto abbandonare la struttura protetta entro pochi mesi per trasferirsi stabilmente presso la sua abitazione, interrompendo così un soggiorno nella comunità che durava ormai da circa due anni. Questo imminente cambiamento ha introdotto un ulteriore elemento di complessità e sospetto sulle reali motivazioni che hanno spinto le giovani alla fuga.

Le indagini e i sospetti sui contatti telefonici

Le forze dell’ordine stanno lavorando senza sosta per rintracciare Alisya e Sarah, ma finora i tentativi di localizzazione non hanno dato l’esito sperato. Gli investigatori si stanno concentrando con la massima attenzione sull’analisi dei tabulati telefonici e sul monitoraggio di tre telefoni cellulari sospetti, uno dei quali risulterebbe appartenere a un membro della cerchia familiare. Esiste inoltre una pista parallela legata al mondo dei social network, in particolare a una diretta trasmessa sulla piattaforma TikTok, che ha sollevato ulteriori dubbi sul fatto che le due adolescenti possano essere state aiutate da qualcuno a nascondersi. Le indiscrezioni e le testimonianze raccolte sul territorio suggeriscono l’ipotesi che le ragazze non si trovino in una situazione di pericolo immediato, ma che siano state prelevate o comunque ospitate da un parente in un luogo tenuto rigorosamente segreto. Questa ricostruzione, se confermata, configurerebbe lo scenario di una sottrazione di minori pianificata, motivo per cui la madre ha provveduto a sporgere formale denuncia lo stesso giorno in cui è stata informata della sparizione.

Il fango mediatico e l’appello delle istituzioni

Oltre alla devastante preoccupazione per la sorte delle figlie, Valeria D’Acunto si trova a dover fare i conti con quello che il suo avvocato ha descritto come un continuo flusso di fango e contraddizioni mediatiche. La donna si sente profondamente abbandonata dalle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare sulle minori e che ora sembrano non fornire risposte chiare sulla dinamica della fuga. Il dibattito pubblico e le ricostruzioni giornalistiche rischiano di distorcere la realtà di una vicenda estremamente delicata, dove l’unico vero obiettivo prioritario dovrebbe rimanere il benessere e il rapido ritrovamento di due ragazze giovanissime. Le autorità continuano a fare appello a chiunque possa avere informazioni utili, mentre la comunità locale resta con il fiato sospeso in attesa di una svolta decisiva nelle indagini che possa riportare un minimo di serenità in una famiglia già profondamente segnata dai conflitti passati.

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