
Per una volta l’Italia va in controtendenza. Mentre gran parte dei sistemi universitari europei perde posizioni nelle classifiche internazionali, gli atenei italiani mostrano segnali di crescita e conquistano terreno. È quanto emerge dal QS World University Rankings 2027, una delle graduatorie accademiche più osservate a livello globale, che fotografa un sistema universitario nazionale più dinamico di quanto spesso venga raccontato.
I numeri parlano chiaro. Dei 47 atenei italiani presi in considerazione, ben 26 migliorano la propria posizione rispetto all’anno precedente, mentre 15 registrano un arretramento. Nessun altro grande Paese dell’Unione europea riesce a fare altrettanto. Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi vedono infatti prevalere le università in calo rispetto a quelle in crescita. L’Italia diventa così l’unico grande sistema accademico europeo con un saldo positivo, superato soltanto da realtà più piccole come Irlanda e Austria.
La forza della ricerca
Secondo gli analisti di QS, il progresso italiano è particolarmente significativo perché arriva in una fase complessa. Il Paese deve infatti fare i conti con il calo demografico, con la crescente competizione internazionale per attrarre studenti e ricercatori e con la necessità di rafforzare la propria capacità di innovazione.
Il dato appare ancora più rilevante se si considera che l’investimento pubblico nell’istruzione universitaria resta inferiore rispetto a quello di molti concorrenti europei e internazionali. La crescita degli atenei italiani non sarebbe quindi il risultato di maggiori risorse economiche, ma della qualità della ricerca scientifica e della reputazione costruita nel tempo dalle università.
Restano però alcune criticità. Gli esperti segnalano problemi legati al rapporto tra docenti e studenti, all’internazionalizzazione, alla capacità di attrarre talenti stranieri e agli sbocchi occupazionali dei laureati. Anche il divario territoriale continua a pesare, con il Nord e il Centro Italia che trainano la crescita e il Sud che fatica maggiormente.
Il record del Politecnico di Milano
Tra i risultati più significativi spicca quello del Politecnico di Milano, che raggiunge l’87° posto nella classifica mondiale. Si tratta del miglior piazzamento mai ottenuto da un’università italiana e della prima volta che un ateneo nazionale entra stabilmente tra i primi novanta al mondo.
Alle sue spalle si confermano la Sapienza, l’Università di Bologna, l’Università di Padova e il Politecnico di Torino, tutte protagoniste di un miglioramento delle proprie performance. Un segnale che conferma la solidità delle principali istituzioni accademiche del Paese.
Tra le sorprese dell’anno emerge invece l’Università Politecnica delle Marche, che registra uno dei progressi più significativi dell’intero sistema universitario italiano. Situazione diversa a Bari, dove convivono due tendenze opposte: l’Università cresce mentre il Politecnico perde posizioni.
Sul piano globale cambia poco ai vertici. Il MIT mantiene il primo posto mondiale per il quindicesimo anno consecutivo. A impressionare è invece la Cina, che continua a investire nel sistema universitario e registra il più alto numero di atenei in crescita e di nuovi ingressi nelle classifiche internazionali.
Per l’Italia il risultato rappresenta una buona notizia, ma anche un avvertimento. La qualità della ricerca e delle università è riconosciuta sempre di più, ma per trasformare questa crescita in una leadership duratura serviranno investimenti, capacità di attrarre talenti e una maggiore visibilità internazionale.


