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Pace Israele-Hezbollah, tregua in Libano dopo i raid: Trump e Khamenei si sfidano sull’accordo, Hormuz riapre sotto controllo iraniano

Pubblicato: 19/06/2026 15:41

La giornata mediorientale cambia asse nel giro di poche ore. Dopo una notte di raid israeliani nel Libano meridionale, la morte di quattro soldati dell’Idf, la risposta di Hezbollah e le minacce durissime arrivate dall’ala più radicale del governo Netanyahu, la notizia centrale arriva nel pomeriggio: Israele e Hezbollah avrebbero concordato un nuovo cessate il fuoco, destinato a partire dalle 16 ora locale, le 15 in Italia. È il passaggio più delicato dell’intera fase aperta dal memorandum tra Stati Uniti e Iran, perché il fronte libanese era diventato immediatamente il punto di rottura dell’accordo appena siglato. Teheran aveva chiesto garanzie sulla fine delle ostilità in Libano prima di riprendere il percorso negoziale con Washington, mentre gli Stati Uniti hanno lavorato con il Qatar e con l’aiuto dell’Iran per riportare Hezbollah e Israele dentro una cornice di tregua. Sullo sfondo restano il nodo del nucleare iraniano, il controllo dello Stretto di Hormuz, la riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran e lo scontro propagandistico tra Donald Trump e Khamenei, entrambi impegnati a presentare l’accordo come una vittoria propria e una resa dell’altro.

15:03 – Hormuz, Teheran fissa le nuove regole per il passaggio delle navi L’Autorità iraniana per lo Stretto di Hormuz ha annunciato nuove procedure per le navi che intendono attraversare il passaggio strategico dopo la firma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. Le imbarcazioni dovranno presentare richiesta almeno 48 ore prima dell’arrivo nello Stretto e coordinarsi con l’autorità iraniana per il transito, anche a causa della presenza di mine e dei rischi lungo la rotta. Per i prossimi 60 giorni, secondo quanto comunicato da Teheran, le tariffe non saranno richieste agli armatori ma saranno coperte dal governo iraniano, in un tentativo di riaprire gradualmente il traffico commerciale e petrolifero senza rinunciare al controllo politico e militare del passaggio.

14:51 – Israele e Hezbollah concordano il cessate il fuoco in Libano Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco che dovrebbe iniziare alle 16 ora locale, le 15 in Italia. Lo ha riferito un alto funzionario statunitense, spiegando che i negoziatori degli Stati Uniti e del Qatar hanno raggiunto l’intesa con il contributo dell’Iran. La tregua arriva dopo ore di scontri, raid e accuse incrociate, in una fase in cui il fronte libanese rischiava di far saltare la seconda parte del percorso diplomatico tra Washington e Teheran. Secondo la ricostruzione americana, dopo lo scambio di fuoco della giornata, le parti sarebbero ora rientrate dentro una cornice di cessazione delle ostilità.

14:47 – Trump attacca i democratici: “Stupido dire che l’Iran non sia indebolito” Donald Trump ha rivendicato la linea americana sostenendo che la guerra avrebbe indebolito profondamente l’Iran. In un messaggio su Truth, il presidente ha affermato che Teheran non avrebbe più aeronautica, marina, equipaggiamento antiaereo e radar, accusando i democratici di negare l’evidenza. È un passaggio politico interno oltre che internazionale, perché Trump cerca di presentare il memorandum con l’Iran non come una concessione ma come il risultato di una pressione militare ed economica che avrebbe costretto la Repubblica islamica a firmare in condizioni di estrema debolezza.

14:45 – Trump risponde a Khamenei: “È l’Iran ad aver firmato per disperazione” Lo scontro verbale tra Washington e Teheran entra direttamente nella narrazione dell’accordo. Trump ha respinto la versione di Khamenei, secondo cui sarebbero stati gli Stati Uniti a firmare per necessità, sostenendo invece che sia stato l’Iran ad accettare il memorandum “per disperazione”. Il presidente americano ha scritto che Teheran sarebbe ormai “finita” e ha ribadito che gli Stati Uniti andranno fino in fondo nei 60 giorni previsti dall’intesa, senza concedere denaro al regime iraniano. La pace, in questo quadro, nasce già dentro una battaglia di propaganda.

14:37 – L’Iran condanna i raid israeliani e chiama in causa gli Stati Uniti Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato le operazioni militari israeliane in Libano, definendole atti terroristici contro diverse aree del Paese. Il portavoce Ismaeil Baghaei ha messo in guardia dalle conseguenze dell’escalation e ha chiamato direttamente in causa gli Stati Uniti, ritenendoli responsabili delle violazioni del memorandum di pace firmato il 17 giugno. Per Teheran, il punto decisivo è che l’accordo con Washington avrebbe dovuto comportare la fine delle ostilità su tutti i fronti, compreso quello libanese.

14:35 – Teheran contro Ben Gvir: “Israele minaccia tutta l’umanità” L’Iran ha attaccato duramente il ministro israeliano della Sicurezza, Itamar Ben Gvir, dopo le sue parole contro il Libano. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito quelle dichiarazioni non come lo sfogo isolato di un estremista, ma come un messaggio pubblico proveniente da un membro del governo israeliano. Teheran ha accusato Israele di voler alimentare una guerra permanente e ha usato toni durissimi contro Tel Aviv, in un momento in cui la diplomazia cerca di impedire che il fronte libanese faccia deragliare l’intero accordo regionale.

14:30 – Gli Usa rassicurano Teheran: Israele non allargherà le operazioni in Libano Gli Stati Uniti avrebbero comunicato all’Iran che Israele non intende ampliare ulteriormente le operazioni militari in Libano. La mossa dell’amministrazione Trump serve a riportare sui binari la fase negoziale successiva all’accordo con Teheran, dopo la sospensione dei colloqui previsti in Svizzera. Secondo la ricostruzione americana, Hezbollah avrebbe violato il cessate il fuoco e Israele avrebbe accettato di non reagire oltre. Ora, nella lettura di Washington, la responsabilità immediata sarebbe fermare ogni ulteriore azione di Hezbollah.

14:27 – Il Pentagono chiede fondi per coprire i costi della guerra in Iran Il costo del conflitto con l’Iran comincia a pesare anche sul fronte interno americano. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Pentagono avrebbe indicato al Congresso la necessità di 80 miliardi di dollari per coprire le spese della guerra e gli altri costi collegati al conflitto. Le stime più ampie includono anche l’aumento dei prezzi dell’energia e l’impatto sui tassi di interesse. È un elemento politico rilevante per Trump, che deve difendere l’accordo anche davanti a un’opinione pubblica americana sensibile ai costi economici di un nuovo conflitto in Medio Oriente.

14:07 – Beirut aggiorna il bilancio: 21 morti nei raid israeliani È salito a 21 morti il bilancio degli attacchi israeliani in Libano. Lo ha riferito il ministero della Sanità libanese, mentre l’Idf ha spiegato di aver colpito obiettivi nel sud e nell’est del Paese dopo l’uccisione di quattro soldati israeliani. Hezbollah ha rivendicato attacchi contro carri armati israeliani, ma ha sostenuto di aver agito in risposta a quella che considera una violazione israeliana della tregua. La zona di Nabatieh e la Valle della Beqaa sono finite al centro della nuova fiammata militare, con molti civili costretti a lasciare i propri villaggi.

13:42 – Netanyahu: “Resteremo nel sud del Libano finché sarà necessario” Benjamin Netanyahu ha chiarito che Israele non intende ritirarsi dalla zona di sicurezza nel sud del Libano. Il premier israeliano ha affermato che la presenza dell’Idf resterà necessaria per proteggere le comunità del nord e ha promesso una risposta dura contro Hezbollah dopo l’uccisione dei quattro soldati. La sua linea resta quindi in tensione con la cornice diplomatica costruita dagli Stati Uniti e con la richiesta iraniana di fermare le ostilità su tutti i fronti. È proprio questa distanza a rendere fragile il nuovo cessate il fuoco.

13:18 – Hezbollah respinge le accuse: “Israele non rispetta i patti dal 2024” Hezbollah ha negato di essere il responsabile della rottura della tregua e ha accusato Israele di non aver mai rispettato davvero gli accordi di cessate il fuoco dal novembre 2024 fino all’intesa recente tra Iran e Stati Uniti. Secondo il movimento sciita libanese, l’esercito israeliano avrebbe continuato con incursioni di terra, distruzioni e attacchi contro infrastrutture civili. Hezbollah sostiene che l’azione contro le forze israeliane sia arrivata dopo un tentativo di avanzata verso la collina di Ali al-Taher, punto strategico nell’area di Nabatieh.

12:49 – Netanyahu rivendica 80 obiettivi colpiti contro Hezbollah Netanyahu ha dichiarato che l’Idf ha colpito oltre 80 obiettivi di Hezbollah dopo l’attacco costato la vita a quattro soldati israeliani. Il premier ha definito l’azione del movimento libanese una palese violazione del cessate il fuoco e ha ordinato di colpire con forza. Le forze israeliane hanno inoltre preso di mira comandi e infrastrutture nella Beqaa. La risposta militare israeliana ha però complicato immediatamente il lavoro diplomatico, perché l’Iran ha legato la ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti proprio alla garanzia che il fronte libanese venga fermato.

12:34 – Hormuz, traffico navale ai massimi da metà aprile Lo Stretto di Hormuz registra un aumento netto dei transiti commerciali dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran. Nella giornata di ieri sono passate 25 navi commerciali, un volume cinque volte superiore alla media dei primi dieci giorni di giugno e mai così alto da metà aprile. La riapertura del passaggio rappresenta uno dei punti più concreti dell’intesa, perché Hormuz resta il collo di bottiglia energetico e strategico da cui dipende una parte decisiva del traffico petrolifero globale. La normalizzazione, però, avverrà sotto controllo iraniano e con orari prestabiliti.

12:20 – L’Iran chiede garanzie sul Libano prima di riprendere i colloqui con gli Usa Teheran ha chiesto garanzie sulla fine delle ostilità in Libano prima di riprendere i colloqui con gli Stati Uniti in Svizzera. Secondo una fonte diplomatica, gli iraniani ritengono che la cessazione dei combattimenti sul fronte libanese sia parte dell’accordo firmato e non un dettaglio secondario. La sospensione dei colloqui viene dunque presentata come temporanea, ma legata alla capacità dei mediatori di riportare Israele e Hezbollah dentro una tregua effettiva. È il punto che ha spinto Washington e Qatar ad accelerare sul cessate il fuoco.

11:38 – Financial Times: i colloqui Usa-Iran rinviati per gli attacchi israeliani in Libano I colloqui tra Iran e Stati Uniti previsti in Svizzera sono stati rinviati a causa degli attacchi israeliani nel Libano meridionale. Secondo il Financial Times, Teheran non ha inviato la propria delegazione proprio per la nuova escalation libanese. L’Iran avrebbe chiesto garanzie che le ostilità cessino, come previsto dal memorandum, mentre i mediatori stanno lavorando per ricomporre la crisi. La pace tra Israele e Hezbollah diventa così il passaggio obbligato per far ripartire anche il negoziato più ampio sul nucleare iraniano.

11:28 – Tajani su Hormuz: “Italia pronta, ma solo in cornice internazionale” Antonio Tajani ha spiegato che un’eventuale missione nello Stretto di Hormuz dovrà essere internazionale e frutto di un accordo ampio. Il ministro degli Esteri ha detto che l’Italia è pronta a fare la propria parte, ma ha aggiunto che la situazione del cessate il fuoco deve prima consolidarsi. La posizione italiana resta quindi prudente, legata alla libertà di navigazione e alla stabilizzazione dell’area. Tajani ha richiamato anche il ruolo italiano in Libano, confermando che Roma si muoverà dentro cornici multilaterali e non con iniziative isolate.

11:24 – Tajani: “Riapre l’ambasciata italiana a Teheran” Il ministro degli Esteri ha annunciato la riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran, collegandola al miglioramento della situazione dopo il cessate il fuoco raggiunto con l’accordo tra Stati Uniti e Iran. Tajani ha spiegato che anche le indicazioni per i cittadini italiani diretti nell’area del Golfo potranno diventare più flessibili. È un segnale diplomatico importante, perché mostra come l’intesa stia già producendo effetti sul piano delle relazioni bilaterali e della gestione della sicurezza, pur dentro un quadro ancora fragile.

10:52 – Iran: “I negoziati con gli Usa restano vincolati alle nostre linee rosse” Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ribadito che ogni futuro colloquio con gli Stati Uniti dovrà rispettare le linee rosse di Teheran. L’Iran intende difendere i propri interessi nazionali e sostiene di essere pronto a reagire se Washington dovesse eccedere nelle richieste. La dichiarazione conferma che il memorandum non chiude il conflitto politico tra le due parti, ma apre una

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