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“Ci sono anche loro”. Marina Berlusconi, chi ha inserito nelle liste di FI: clamoroso

Pubblicato: 25/06/2026 08:59

Forza Italia entra in una fase delicata, forse decisiva. Dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, il partito ha retto grazie alla guida prudente di Antonio Tajani, ma ora il tema vero non è più soltanto la sopravvivenza politica. È il futuro. Ed è su questo terreno che cresce il peso di Marina Berlusconi, sempre più attenta alla forma che dovrà assumere l’eredità politica del padre.

Il punto centrale riguarda le prossime liste elettorali. L’idea è quella di rinnovare profondamente il profilo del partito, portando dentro giovani, professionisti, manager, amministratori e figure capaci di parlare a un elettorato più largo rispetto a quello tradizionale. Non solo fedeltà alla storia azzurra, dunque, ma anche capacità di comunicare, competenza e riconoscibilità pubblica.

Il nuovo volto degli azzurri

La strategia guarderebbe anche al mondo dell’impresa, della comunicazione e della televisione. In questo senso, l’eventuale presenza di volti Mediaset non sarebbe soltanto una suggestione simbolica, ma il tentativo di recuperare una delle intuizioni originarie del berlusconismo: trasformare competenze esterne alla politica in forza elettorale.

Il modello, in fondo, richiama il 1994. Allora Berlusconi costruì un partito nuovo pescando dalla società civile, dalle aziende, dalla comunicazione, dal mondo produttivo. Oggi la scommessa sarebbe diversa ma simile nello spirito: evitare che Forza Italia diventi un partito di sola gestione e riportarla a essere una forza capace di attrarre energie nuove.

Tajani resta, ma cambia la partita

La leadership di Tajani non appare formalmente in discussione. Il segretario resta il garante istituzionale del partito, l’uomo della continuità europea e governativa. Ma attorno a lui si apre una fase nuova: quella della selezione della futura classe dirigente.

È qui che si gioca la vera partita. Perché decidere chi entrerà nelle liste significa decidere cosa sarà Forza Italia nei prossimi anni. Un partito residuale, legato solo alla memoria del fondatore, oppure una forza liberale, moderata, europeista, capace di pesare ancora nel centrodestra.

La sfida è tutta lì: trasformare l’eredità di Silvio Berlusconi in una piattaforma politica viva. E per farlo non basterà evocare il passato. Serviranno facce nuove, linguaggi nuovi e una classe dirigente che non abbia paura di misurarsi con il tempo che viene.

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