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Strage di Viareggio, Moretti si è costituito: l’ex Ad di Fs è in carcere

Pubblicato: 26/06/2026 11:57

La lunga ed estenuante vicenda giudiziaria legata al drammatico disastro ferroviario di Viareggio ha raggiunto il suo epilogo più significativo e definitivo. Nella serata del 25 giugno 2026, l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, Mauro Moretti, si è costituito presso le autorità carcerarie. Questo passo giunge come diretta conseguenza della pronuncia della Corte di Cassazione, la quale ha respinto in modo irrevocabile gli ultimi ricorsi presentati dai legali della difesa, rendendo così effettiva e non più procrastinabile la condanna a cinque anni di reclusione che era stata inflitta al manager per i reati connessi al reato di disastro ferroviario colposo.

Il verdetto della Suprema Corte chiude il cerchio giudiziario

La decisione assunta dagli ermellini della Suprema Corte di Cassazione mette una parola fine a un percorso processuale articolato e doloroso, che ha visto lo svolgimento di ben sette processi complessivi tra i diversi gradi di giudizio, comprese le tappe intermedie di rinvio. La sentenza ha stabilito in maniera inequivocabile le responsabilità penali individuali e societarie, confermando l’impianto accusatorio che vedeva al centro della gestione della sicurezza della rete e dei trasporti proprio i vertici aziendali dell’epoca. Oltre alla figura di spicco di Mauro Moretti, i giudici di legittimità hanno rigettato i ricorsi di altri undici imputati rimasti nel procedimento, consolidando un quadro di colpevolezza che inizialmente vedeva coinvolte oltre trenta persone nelle prime fasi delle indagini preliminari.

La memoria di una notte di fuoco e devastazione

Per comprendere appieno la portata di questa sentenza è necessario ritornare alla drammatica notte del 29 giugno 2009, un momento che ha segnato per sempre la storia dei trasporti italiani e la vita della comunità toscana. A poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria di Viareggio, il deragliamento di un treno merci provocò la perforazione del serbatoio di un vagone che trasportava gas di petrolio liquefatto. La massiccia e immediata fuoriuscita di gpl generò una gigantesca nuvola di gas che, in pochissimi istanti, trovò un innesco trasformandosi in un vero e proprio inferno di fuoco. L’esplosione e il successivo incendio investirono in pieno le abitazioni adiacenti alla ferrovia, in particolare la via Ponchielli, provocando la morte di trentadue persone, molte delle quali decedute sul colpo o dopo settimane di atroci sofferenze a causa delle gravissime ustioni riportate.

Un percorso processuale durato quasi tredici anni

Il cammino della giustizia per le vittime e per i loro familiari è stato eccezionalmente lungo, tortuoso e segnato da continue tensioni istituzionali e umane. Il primo grado di giudizio si aprì ufficialmente davanti al Tribunale di Lucca il 13 novembre 2013, a quattro anni di distanza dall’evento. Da quel momento sono passati quasi tredici anni di udienze, perizie tecniche e complessi dibattiti sulla sicurezza dei perni dei vagoni, sulla manutenzione dei materiali rotabili e sulle responsabilità della catena di comando delle aziende pubbliche e private coinvolte nella logistica merci. Questa pronuncia definitiva della Cassazione giunge in modo quasi simbolico a soli quattro giorni dal diciassettesimo anniversario della strage, offrendo un riscontro concreto alla richiesta di giustizia che i familiari delle vittime hanno portato avanti senza sosta per quasi due decenni.

Le reazioni e il significato di una sentenza storica

L’ingresso in carcere di un manager del calibro di Mauro Moretti rappresenta un precedente di enorme rilevanza nel panorama giuridico e industriale del paese, dimostrando che i ruoli apicali comportano doveri di vigilanza assoluti sulla tutela della vita umana e sulla sicurezza delle infrastrutture. Le associazioni dei familiari, riunite da anni in una lotta civile esemplare, hanno accolto la notizia con un senso di profondo sollievo, pur ribadendo che nessuna condanna potrà mai restituire l’affetto dei propri cari scomparsi in quel tragico disastro. La decisione della magistratura ridefinisce i confini della responsabilità colposa dei dirigenti d’azienda, sancendo il principio secondo cui l’efficienza economica e la velocità del trasporto non possono mai essere anteposte alla rigorosa e costante manutenzione dei dispositivi di sicurezza della rete ferroviaria nazionale.

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Ultimo Aggiornamento: 26/06/2026 12:13

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