
Una scossa di terremoto è stata registrata nella serata di oggi in Abruzzo, con epicentro a circa 4 chilometri a sud di Avezzano, in provincia dell’Aquila. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il sisma si è verificato alle 21:41 e ha avuto una magnitudo locale (ML) di 2.4, con ipocentro a 10 chilometri di profondità.
L’evento è stato localizzato dalla Sala Sismica INGV di Roma e, nonostante la magnitudo contenuta, è stato avvertito da parte della popolazione in diversi comuni della Marsica. Tra i centri più vicini all’epicentro figurano Avezzano, Luco dei Marsi, Capistrello, Canistro, Trasacco, Celano e Tagliacozzo. Al momento non si segnalano danni a persone o cose.
Una delle aree a più elevata sismicità d’Italia
La Marsica rientra tra le aree a più alta pericolosità sismica del Paese, essendo attraversata da un sistema di faglie attive dell’Appennino centrale. La sismicità della zona è legata ai movimenti distensivi della crosta terrestre, responsabili della frequente registrazione di eventi sismici, generalmente di lieve entità ma capaci, in alcuni casi, di generare terremoti molto forti.
Per questo motivo la rete di monitoraggio dell’INGV mantiene costantemente sotto osservazione il territorio, dove ogni anno vengono registrate numerose scosse di bassa magnitudo, spesso percepite dalla popolazione ma prive di conseguenze.
Il ricordo del devastante terremoto del 1915
Ogni terremoto che interessa l’area di Avezzano riporta inevitabilmente alla memoria il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, uno dei più distruttivi della storia italiana. Il sisma, di magnitudo stimata intorno a 7.0, devastò la Piana del Fucino e numerosi centri dell’Abruzzo e del Lazio, provocando oltre 30 mila vittime. Avezzano fu praticamente rasa al suolo e perse gran parte dei suoi abitanti, mentre migliaia di edifici crollarono in tutta la Marsica.
Da allora l’area è diventata uno dei territori simbolo della prevenzione sismica italiana e continua a essere oggetto di studi e monitoraggi, proprio per la presenza di faglie ancora attive e capaci di generare terremoti significativi.


