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Conte e i servizi segreti, il retroscena: le ipotesi sul presunto impegno con Trump nel 2019

Pubblicato: 01/07/2026 12:35

Giuseppe Conte avrebbe promesso al presidente americano Donald Trump la collaborazione dei servizi di intelligence italiani nel 2019? È l’ipotesi rilanciata dal quotidiano Il Tempo, che ricostruisce alcuni passaggi legati ai rapporti tra Roma e Washington durante la fase finale del primo governo Conte e l’avvio del secondo esecutivo.

Secondo il quotidiano, dopo essere uscito indenne dall’inchiesta sul cosiddetto Russiagate, Trump avrebbe promosso una controindagine per verificare se esponenti dell’area democratica statunitense, vicini all’ex presidente Barack Obama e a Hillary Clinton, avessero tentato di ostacolarlo anche attraverso contatti internazionali. In questo contesto, sempre secondo la ricostruzione del giornale, il presidente americano avrebbe chiesto collaborazione anche all’Italia guidata da Conte.

L’ipotesi avanzata dal quotidiano è che l’allora presidente del Consiglio avesse garantito un sostegno agli Stati Uniti. Se ciò fosse realmente avvenuto, si tratterebbe di una vicenda destinata a sollevare interrogativi, considerando il coinvolgimento dell’intelligence italiana nei rapporti con una potenza straniera, seppur alleata.

Il Tempo ipotizza inoltre un secondo scenario: che Conte abbia manifestato disponibilità senza poi riuscire a dare seguito all’impegno. Si tratta, precisa il quotidiano, di una ricostruzione non confermata, sulla quale vengono avanzate alcune possibili spiegazioni.

Una prima interpretazione richiama la posizione che sarebbe stata sostenuta all’epoca da Palazzo Chigi: riesaminando gli eventi del 2016, non sarebbero emersi elementi tali da dimostrare un coinvolgimento dell’Italia in iniziative contro Trump.

Una seconda ipotesi, invece, fa riferimento a una presunta resistenza da parte dei vertici dell’intelligence italiana, che, pur invitati a collaborare con le autorità statunitensi, avrebbero scelto di non trasmettere documentazione al procuratore generale americano William Barr.

Sulla vicenda, già nel 2019, intervenne anche Matteo Salvini, che dichiarò: «Se il primo ministro ha trattato e continua a trattare i servizi di intelligence come suoi personali servitori, come gente che gli deve portare da bere, allora deve dare spiegazioni agli elettori italiani del perché e in cambio di cosa abbia agito così».

Al momento le ricostruzioni riportate dal quotidiano non risultano confermate da documenti ufficiali né da riscontri giudiziari, e non sono emersi elementi che accertino le ipotesi avanzate.

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