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Caso Balogun, esplode lo scontro tra UEFA e FIFA: Mondiali nel caos

Pubblicato: 06/07/2026 14:38

Il caso Balogun scuote il calcio mondiale e apre un durissimo scontro istituzionale tra UEFA e FIFA. Al centro della polemica c’è la decisione di sospendere, per un periodo di prova di un anno, la squalifica automatica conseguente al cartellino rosso rimediato dall’attaccante statunitense Folarin Balogun, espulso contro la Bosnia nei sedicesimi di finale del Mondiale e successivamente autorizzato a tornare subito in campo.

Una scelta che ha provocato la reazione del Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti agli ottavi di finale, che ha deciso di presentare ricorso. Secondo Le Soir, la Federazione calcistica belga ha inviato una lettera ufficiale alla FIFA e un componente del comitato d’appello sarebbe già stato incaricato di pronunciarsi con la massima urgenza.

La UEFA: «Superato un limite invalicabile»

Durissima la presa di posizione della UEFA, che in una nota ufficiale contesta apertamente la decisione della FIFA.

«La decisione di sospendere per un periodo di prova di un anno l’applicazione della squalifica automatica di una giornata a seguito del cartellino rosso ha superato un limite invalicabile», si legge nel comunicato.

L’organismo europeo ribadisce inoltre che la squalifica automatica dopo un’espulsione non è una facoltà discrezionale.

«Una squalifica automatica minima di una giornata a seguito di un cartellino rosso non richiede alcuna decisione di un organo competente. È un principio sancito dal regolamento che non può essere oggetto di eccezioni, tanto meno durante un torneo nel quale altri giocatori hanno regolarmente scontato la propria squalifica».

Secondo la UEFA, la vicenda rischia di creare un precedente pericoloso.

«Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa».

Il sospetto di pressioni politiche

A rendere ancora più esplosiva la vicenda sono le indiscrezioni secondo cui la decisione sarebbe stata preceduta da una telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della FIFA Gianni Infantino.

Per questo motivo il presidente della Federcalcio tedesca, Bernd Neuendorf, chiede chiarimenti immediati.

«La FIFA dovrebbe fare subito chiarezza sulle notizie secondo cui la sospensione del cartellino rosso sarebbe stata preceduta da una telefonata tra Donald Trump e Gianni Infantino».

Neuendorf aggiunge che «l’impressione che vi sia stata un’influenza attiva della politica sullo sport deve essere dissipata rapidamente. È in gioco l’integrità della competizione e la credibilità della FIFA».

Malagò: «Così si perde la meritocrazia»

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, parlando a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1.

«Spero se ne rendano conto. Quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio».

Malagò ha raccontato di aver appreso la notizia mentre era a pranzo.

«Mi sono arrivati diciotto messaggi tra giornalisti, dirigenti e uffici stampa. Onestamente mi è sembrata davvero un’assurdità».

Il numero uno della FIGC ha ricordato come il controverso articolo 27 del Codice disciplinare FIFA rappresenti un’eccezione che non trova applicazione nei campionati nazionali.

«Meno male, altrimenti sarebbe l’Armageddon. C’è stato il precedente con Cristiano Ronaldo, ma riguardava una squalifica multipla. L’altro caso risale addirittura al 1962. Questa vicenda ha un evidente sapore politico».

Blatter contro Infantino

Tra le voci più critiche c’è anche quella dell’ex presidente della FIFA Joseph Blatter, che ha affidato a X un duro commento nei confronti dell’attuale gestione.

«I cartellini rossi non vengono ribaltati dalle telefonate politiche ma dalle regole, dalle prove e dagli organismi indipendenti».

Blatter punta direttamente il dito contro le possibili interferenze della politica.

«Se un presidente degli Stati Uniti interviene con il presidente della FIFA e un giocatore viene improvvisamente scagionato prima di una partita a eliminazione diretta della Coppa del Mondo, la domanda è inevitabile: Quo vadis, FIFA? Il calcio non deve mai diventare un terreno di gioco per il potere politico».

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