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Terremoto Garlasco, l’avvocato vuota il sacco: per lui crolla tutto

Pubblicato: 07/07/2026 19:45

Il delitto di Garlasco torna a scuotere i palazzi di giustizia, aprendo un nuovo e inatteso fronte investigativo che questa volta punta dritto ai vertici dell’Arma che condussero le prime indagini. L’ex colonnello dei carabinieri, Gennaro Cassese, all’epoca dei fatti capitano alla guida della compagnia di Vigevano nell’agosto 2007, risulta ufficialmente iscritto nel registro degli indagati della Procura di Pavia. L’ipotesi di reato formulata dai magistrati è quella di false informazioni al pubblico ministero, un’accusa pesante legata a doppio filo al drammatico omicidio della giovane Chiara Poggi, vicenda per la quale Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva.

L’iscrizione formale, risalente allo scorso 10 maggio, è scaturita a seguito di un recente e teso faccia a faccia tra l’alto ufficiale in pensione e i pubblici ministeri. Al centro dei sospetti ci sono i troppi omissis e la lunga serie di «non ricordo» pronunciati da Cassese in merito a due specifici dettagli legati a una vecchia deposizione del 2008 di Andrea Sempio.

Il nodo dei vecchi verbali e la dura replica della difesa

Nello specifico, l’ex investigatore ha riferito ai magistrati di non avere memoria del malore che il giovane Sempio avrebbe accusato proprio tra le mura della caserma durante il suo esame, né del suo presunto allontanamento temporaneo per andare a recuperare uno scontrino del parcheggio, elemento che in seguito si rivelò fondamentale per sostenere il suo alibi. Dinanzi a questa contestazione, il colonnello a riposo ha deciso di correre ai ripari nominando come suo difensore di fiducia il noto penalista Valter Biscotti, pronto a dare battaglia in ogni sede per smontare l’impianto accusatorio.

La reazione della difesa non si è fatta attendere, mettendo direttamente nel mirino le strategie processuali dei magistrati pavesi. «Non credo che esistono i presupposti di legge per la contestazione di detto reato» ha dichiarato con fermezza l’avvocato Biscotti, contestando la solidità del nuovo filone di indagine. Il legale ha poi rincarato la dose, sottolineando come la mossa degli inquirenti tradisca una debolezza di fondo: «Vedo più un comportamento della Procura un po’ anomalo volto ad ottenere un riscontro ad alcuni aspetti dell’inchiesta, a mio avviso già di per sé abbastanza debole». Il caso di Garlasco, dunque, si arricchisce di un capitolo collaterale dove la memoria degli stessi inquirenti finisce sotto la lente d’ingrandimento dei giudici.

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