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Premio Strega 2026, vince Michele Mari nonostante le polemiche sul caso Murgia

Pubblicato: 09/07/2026 07:29

Il panorama letterario italiano celebra un traguardo di eccezionale rilievo con l’assegnazione del Premio Strega 2026. L’ambizioso e prestigioso riconoscimento, giunto a una nuova edizione ricca di colpi di scena e capovolgimenti, ha visto trionfare uno dei nomi più autorevoli e colti della narrativa contemporanea. L’evento, svoltosi in una cornice istituzionale e cittadina completamente rinnovata, ha dimostrato ancora una volta come la grande letteratura riesca a imporsi al di sopra delle tensioni mediatiche, focalizzando l’attenzione del pubblico e della critica sul valore intrinseco della parola scritta e delle storie.

Il trionfo di Michele Mari

Il super favorito della vigilia ha mantenuto le aspettative della critica e ha conquistato la vittoria. Michele Mari si è aggiudicato il Premio Strega 2026 ottenendo un totale di 190 voti a favore della sua opera. Lo scrittore milanese, all’età di settanta anni e per la prima volta in assoluto in gara per il massimo riconoscimento letterario nazionale, ha convinto la giuria grazie al volume intitolato I convitati di pietra, pubblicato dalla casa editrice Einaudi. Questo successo corona un percorso eccezionale che aveva già visto l’autore fare bottino pieno di consensi con il recente conseguimento del Premio Strega Giovani. La vittoria assume un significato ancora più profondo alla luce del dibattito accesosi nelle settimane precedenti l’evento, legato alle accese discussioni sul cosiddetto affaire pulmino. Le polemiche e le ipotesi di possibili dimissioni o di una clamorosa esclusione dell’autore, tuttavia, si sono scontrate con il regolamento ufficiale della competizione. La Fondazione Bellonci ha infatti blindato la regolarità della gara ricordando che il premio si configura strettamente come un confronto tra opere e non tra dinamiche personali. Al momento dell’annuncio ufficiale, Mari ha accolto il verdetto con la consueta e distaccata ironia, dichiarando la propria formale incapacità di regalare sorrisi di circostanza a favore delle telecamere e invitando immediatamente la moglie e i figli a raggiungerlo sul palco per condividere il brindisi di rito con la storica bottiglia del Liquore Strega.

Una nuova cornice per la finale

La serata conclusiva della manifestazione ha abbandonato le sue sedi storiche per trasferirsi nel cuore pulsante della capitale. La premiazione si è tenuta infatti nella suggestiva piazza del Campidoglio, che si è presentata al pubblico e alle istituzioni dopo un accurato e recente intervento di restauro. La scelta logistica riflette la volontà di integrare in modo sempre più profondo il Premio Strega con il tessuto urbano e sociale di Roma. Alla cerimonia ha presenziato il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, il quale ha rimarcato l’importanza della letteratura e dello spirito critico in un momento storico complesso, ricordando come da quest’anno l’iniziativa si sia estesa attraverso numerose arene periferiche e centri culturali della città. Accanto al primo cittadino era presente, in un ritrovato clima di collaborazione istituzionale, anche il ministro della cultura Alessandro Giuli, la cui partecipazione ha sancito la definitiva pacificazione dopo i dissidii amministrativi che avevano caratterizzato l’edizione dello scorso anno. Lo spoglio delle schede è stato guidato dallo scrittore Andrea Bajani, trionfatore della precedente stagione editoriale, che ha supervisionato le operazioni di voto per una platea di votanti che ha raggiunto l’ottanta percento degli aventi diritto, con 643 voti complessivi espressi.

La trama del romanzo vincitore

La narrazione premiata dai giurati si sviluppa attorno a temi cari alla poetica dell’autore, unendo una straordinaria ricercatezza stilistica a una trama dal forte impatto emotivo e psicologico. Con il romanzo I convitati di pietra, Mari mette in scena un vero e proprio racconto corale ambientato nel 1974, subito dopo la conclusione degli esami di maturità. I protagonisti della vicenda sono i giovani studenti del liceo classico Berchet di Milano, legati dall’improvvisa stipula di un patto goliardico estremo. Questo accordo, basato su un vincolo indissolubile di sangue e di denaro, si trasforma nel corso degli anni in una vera e propria lotteria spietata e in una competizione feroce. La struttura del libro esplora le conseguenze a lungo termine di questa promessa giovanile, un legame indissolubile capace di stringere i protagonisti per tutta la vita fino all’inevitabile confronto con la morte. L’opera unisce elementi di memoria generazionale a una riflessione cupa e affascinante sulle derive dell’amicizia e del destino umano.

Il podio e le altre posizioni

La competizione ha mantenuto un livello qualitativo altissimo fino all’ultimo voto, delineando una classifica finale di grande spessore culturale. Al secondo posto si è posizionato Matteo Nucci con l’opera intitolata Platone. Una storia d’amore, edita da Feltrinelli. Lo scrittore romano, che era già entrato nella cinquina finalista nel corso dell’anno 2017, ha ottenuto 152 voti, non riuscendo a completare la rimonta sul vincitore nonostante l’ottimo riscontro iniziale. Il saggio romanzato di Nucci propone un viaggio filosofico incentrato sul concetto di eros come strumento primario di conoscenza, ricostruendo le battaglie politiche del pensatore greco e il legame decisivo con il maestro Socrate. Il terzo gradino del podio è andato alla scrittrice ottantatreenne Bianca Pitzorno, che ha raccolto 84 voti con il romanzo storico La sonnambula, pubblicato da Giunti. La narrazione di Pitzorno, caratterizzata da un grande successo di vendite fin dai primi mesi dell’anno, esplora la Sardegna di fine Ottocento attraverso le vicende sospese tra realtà e finzione della sensitiva Ofelia. Al quarto posto si è piazzato Alcide Pierantozzi con il libro Lo sbilico, edito da Einaudi, che ha totalizzato 78 voti proponendo un coraggioso nucleo tematico a sfondo autobiografico legato all’esperienza della sofferenza psichica. La quinta posizione è stata occupata da Teresa Ciabatti con Donnaregina, edito da Mondadori, che ha registrato 75 voti attraverso un intenso dialogo con il boss Giuseppe Misso. La classifica della sestina finale è stata infine chiusa da Elena Rui, che ha ottenuto 64 voti con il volume intitolato Vedove di Camus, pubblicato dalla casa editrice L’orma.

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Ultimo Aggiornamento: 09/07/2026 07:52

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