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“Superato il limite”. Giorgia Meloni è una furia, la premier mai vista così

Pubblicato: 16/07/2026 07:15

La maggioranza vacilla e la pazienza di Giorgia Meloni sarebbe ormai «al limite». A Palazzo Chigi cresce l’irritazione per le tensioni con gli alleati e, sullo sfondo, prende corpo anche l’ipotesi di elezioni anticipate. La data che circola con maggiore insistenza è quella del 4 aprile, un’eventualità che rappresenterebbe lo sbocco di una crisi politica sempre più evidente. Il messaggio della premier sarebbe rivolto soprattutto ai due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, chiamati a ricompattare una coalizione che appare meno solida rispetto a quella nata nel 2022.

Il caso che ha fatto esplodere lo scontro è quello dell’emendamento sulle preferenze nella nuova legge elettorale, bocciato alla Camera anche a causa del voto segreto. Da Fratelli d’Italia sono arrivate accuse pesantissime. Il responsabile del programma del partito, Francesco Filini, non usa mezzi termini: «Per una persona che si nasconde dietro il voto segreto e non ha il coraggio di dire la sua contrarietà su un provvedimento vagliato dai partiti di maggioranza non trovo altre definizioni se non questa: un vigliacco».

Secondo il retroscena del Corriere della Sera, quella sulle preferenze sarebbe stata anche una prova di forza voluta dalla premier. L’obiettivo era verificare fino a che punto la coalizione fosse ancora compatta. «Giorgia in realtà ha voluto arrivare fino al punto di rottura della maggioranza senza andare oltre», racconta uno dei principali dirigenti di Fratelli d’Italia. Se l’emendamento fosse stato approvato, spiegano dal partito, il testo sarebbe poi potuto naufragare nel voto finale, con conseguenze politiche ancora più pesanti.

Sul piano della comunicazione, però, la strategia avrebbe dato i risultati sperati. Rivendicando il ritorno delle preferenze, Meloni avrebbe ribaltato le accuse delle opposizioni di occuparsi soltanto delle regole del Palazzo. Il messaggio di «restituire ai cittadini il diritto di scegliere il proprio rappresentante» avrebbe trovato consenso anche nei primi sondaggi, che avrebbero premiato la posizione della presidente del Consiglio.

Resta però aperta la partita sulla riforma elettorale. Il cosiddetto Stabilicum, senza il meccanismo delle preferenze, rischierebbe infatti di essere impugnato davanti alla Corte Costituzionale. Nel frattempo, a Palazzo Chigi cresce la diffidenza verso gli alleati: Fratelli d’Italia guarda con sospetto sia alla Lega sia a quella che, con una punta di ironia, viene definita la «Forza Italia tendenza Marina», riferimento alle posizioni attribuite a Marina Berlusconi.

L’ipotesi del voto anticipato dovrà comunque fare i conti con il ruolo del Quirinale. Resta infatti un interrogativo decisivo: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella concederebbe lo scioglimento delle Camere per le Politiche senza accorpare il voto con le elezioni amministrative? Una valutazione che potrebbe incidere in modo determinante sui tempi della crisi.

Le tensioni restano alte anche in Parlamento. Per decisione del presidente della Camera Lorenzo Fontana, alcuni voti continueranno a svolgersi a scrutinio segreto. Intanto, come ricorda Repubblica, il 14 aprile scatterà il requisito pensionistico per molti parlamentari, un elemento che potrebbe influenzare strategie e calendario. Fratelli d’Italia valuta inoltre di ripresentare l’emendamento sulle preferenze accompagnandolo da un voto di fiducia: una bocciatura, in quel caso, provocherebbe automaticamente la caduta del governo.

Filini continua comunque a ribadire che l’obiettivo resta quello di arrivare a fine legislatura. «Abbiamo sempre detto di voler terminare la legislatura perché abbiamo ancora tanti provvedimenti da realizzare», spiega, aggiungendo però che «bisogna essere uniti e compatti fino alla fine». Il dirigente di Fratelli d’Italia torna quindi ad attaccare quei parlamentari che «si sono mossi nell’ombra senza avere il coraggio di dichiarare la propria contrarietà», definendo quello sulle preferenze «l’unico incidente parlamentare in quattro anni di legislatura».

Nel frattempo si alza anche la voce dell’area vicina al generale Roberto Vannacci. Edoardo Ziello, promotore dell’emendamento bocciato, esclude la nascita di una nuova maggioranza a destra ma punta il dito contro la Lega: «Chi ha tradito sono altri partiti. Come la Lega, sovranista solo a parole». Poi rilancia il ruolo del generale: «Se la premier vuole vincere di nuovo le elezioni deve trattare con il generale». Un nuovo fronte di tensione che conferma quanto la legge elettorale sia ormai diventata il terreno decisivo sul quale si misura la tenuta del centrodestra.

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