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Preferenze bocciate, Meloni ha perso ma ha messo a nudo il problema: i “peones” hanno scelto di difendere sé stessi

Pubblicato: 16/07/2026 09:18

La bocciatura dell’emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze non rappresenta soltanto una sconfitta politica per Giorgia Meloni. È soprattutto la vittoria di quella che può essere definita la palude parlamentare, un blocco trasversale di deputati che, al riparo del voto segreto, ha scelto di conservare un sistema che garantisce la propria sopravvivenza politica. A perdere non è solo il governo, ma soprattutto il rapporto tra cittadini e istituzioni, ancora una volta privati della possibilità di scegliere direttamente chi li rappresenta.

La vittoria della palude e della conservazione

Il termine “palude” non nasce oggi. Durante la Rivoluzione francese indicava quei deputati che non appartenevano ai grandi schieramenti ma che, spostando il proprio peso da una parte all’altra, decidevano le sorti della politica. Oggi quella definizione sembra adattarsi a una larga fetta del Parlamento, composta da eletti che devono il proprio seggio più alle segreterie di partito che al consenso raccolto nei territori.

Il voto segreto che ha affossato l’emendamento sulle preferenze racconta proprio questo. Molti parlamentari sanno che un sistema fondato sulle preferenze renderebbe necessario conquistare il consenso degli elettori, mentre le liste bloccate continuano a garantire la rielezione attraverso la scelta dei vertici dei partiti. È comprensibile, quindi, che proprio chi rischierebbe di più abbia scelto di difendere lo status quo.

Ha perso il Parlamento, hanno perso gli elettori

Chi ha esultato pensando di aver inflitto una sconfitta alla presidente del Consiglio probabilmente guarda soltanto al breve periodo. In realtà il risultato del voto indebolisce l’intero Parlamento, che continua ad alimentare la percezione di essere un’istituzione sempre più distante dal Paese reale.

La reintroduzione delle preferenze avrebbe restituito agli elettori una parte del potere di scelta progressivamente sottratto negli ultimi decenni. Non avrebbe risolto tutti i problemi della politica italiana, ma avrebbe rappresentato un passo nella direzione di una maggiore responsabilità degli eletti verso i cittadini. Respingerla significa mantenere un sistema nel quale il destino di molti parlamentari dipende più dai leader che dagli elettori.

Meloni esce sconfitta, ma mette a nudo il problema

Sul piano parlamentare Giorgia Meloni ha perso una battaglia importante. Sul piano politico, però, il voto ha avuto anche un altro effetto: ha mostrato quanto sia forte la resistenza interna a qualsiasi riforma che possa modificare gli equilibri consolidati.

La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze ha fatto emergere un dato evidente: esiste una parte significativa del Parlamento che considera prioritario preservare l’attuale sistema di selezione della classe dirigente. È una scelta legittima, ma che rischia di allargare ulteriormente la distanza tra politica e cittadini.

Se davvero si vuole rafforzare la democrazia rappresentativa, il punto non dovrebbe essere proteggere le rendite di posizione di chi siede in Parlamento, ma restituire agli italiani il diritto di scegliere con il proprio voto non solo il partito, ma anche le persone chiamate a rappresentarli.

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Ultimo Aggiornamento: 16/07/2026 09:20

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